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Franco Baresi: Una vita in rossonero

Nella giornata di ieri, la leggenda rossonera e della nazionale italiana Franco Baresi ci ha lasciato a 66 anni. Ripercorriamo la carriera di uno dei difensori più forti della storia del calcio.

Appartenenza milanista

Nato l’8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia, entra a far parte del settore giovanile del Milan a 12 anni, dopo esser stato scartato in un provino proprio dalla squadra rivale dei rossoneri, l’Inter. E chissà come sarebbe cambiata la storia se l’Inter avesse preso il giovanissimo Baresi.

A sconvolgere la vita del giovane Franco è la scomparsa di entrambi i genitori. Rimane orfano ad appena 14 anni e viene affidato ad altri parenti che crescono lui e i suoi fratelli. Nonostante le difficoltà a livello familiare, riesce ad emergere nel settore giovanile milanista fino a raggiungere la prima squadra.

Debutta in Serie A il 23 aprile 1978, nel match tra Verona e Milan, terminato sul punteggio di 2-1 per gli ospiti. Questa sarà l’unica presenza di Baresi in quel campionato, prima di divenire, già a partire dalla stagione successiva, un perno della difesa del Diavolo. Proprio nell’annata 1978-1979 vince il campionato, il 10° nella storia del Milan.

Nel 1980, il Milan viene retrocesso d’ufficio in Serie B a causa dello scandalo del calcioscommesse. Nonostante ciò, Baresi decide di rimanere, dimostrando un forte senso di appartenenza che nel calcio odierno è sempre più raro, quasi introvabile. Il 20 agosto di quell’anno, inoltre, segna il suo primo gol con la maglia rossonera, in occasione della partita di Coppa Italia contro l’Avellino.

Il 1982 è un anno fondamentale per Baresi: vince il Mondiale con l’Italia in Spagna, mentre col Milan vince la Coppa Mitropa e a soli 22 anni diventa il nuovo capitano del Milan, fascia che porterà al braccio per 15 stagioni.

Una carriera colma di trofei

Fonte immagine: AC Milan (via Facebook)

La svolta per il Milan, dopo anni difficili, arriva nel 1987 con l’insediamento sulla panchina rossonera di Arrigo Sacchi. Con il nuovo allenatore, il Milan vince immediatamente il campionato a distanza di 9 anni dall’ultima volta.

Sarà solo uno dei primi trofei alzati da Baresi con Sacchi in panchina: con lui arriveranno 1 Supercoppa italiana, 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe UEFA e 2 Coppe Intercontinentali.

Da menzionare anche la medaglia di bronzo ad Italia ’90, la vittoria inconsueta del titolo di capocannoniere della Coppa Italia 1989-1990 con 4 reti e il 2° posto al Pallone d’oro 1989 dietro al compagno di squadra Van Basten.

Finita l’era Sacchi, inizia un’ulteriore epoca di grandi successi, vale a dire quella di Fabio Capello. Con quest’ultimo i rossoneri vinceranno: 4 Scudetti, 3 Supercoppe italiane, 1 Champions League e 1 Supercoppa UEFA.

Nel 1994, Baresi gioca il suo 3° e ultimo Mondiale con tanto di fascia da capitano al braccio. Una competizione che per capitan Baresi sembrava essersi conclusa prima del previsto a causa di un infortunio al menisco rimediato durante la seconda partita dei gironi contro la Norvegia.

Eppure, incredibilmente, Baresi riesce a recuperare e a disputare la finale della Coppa del Mondo contro il Brasile. Il classe ’60 gioca una partita straordinaria, purtroppo macchiata dall’errore dal dischetto durante i tiri di rigore che risulteranno fatali all’Italia.

Baresi gioca la sua ultima partita con il Milan il 1° giugno 1997 a 37 anni e dopo di essa la società milanese decide di ritirare la maglia n.6. Una statistica curiosa riguarda gli autogol: Baresi infatti, insieme a Riccardo Ferri, è il giocatore con più autogol nel campionato di Serie A (8).

Dopo il ritiro, Baresi rimane sempre vicino all’ambiente milanista, fino alla nomina di vicepresidente onorario ottenuta nel 2020. Un incarico che ricoprirà fino alla morte avvenuta nella giornata di ieri.

Baresi non è stato semplicemente una leggenda del calcio italiano, ma un simbolo di lealtà, sacrificio e appartenenza, valori che nel calcio di oggi sembrano purtroppo scomparsi.

Fonte immagine copertina: AC Milan (via Facebook)