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Dopo “Liberi di scegliere” il governo presenta un nuovo e differente ddl in materia di giustizia minorile

“Liberi di scegliere” è ormai legge nazionale, configurando una delle vittorie più importanti per l’ambito della tutela dei minori. Proprio su questa scia, certificando il successo ottenuto dal già citato intervento normativo, il governo ha presentato un nuovo e diverso disegno di legge.

La necessità di operare

Oltre a qualificarsi come una delle leggi più importanti nella lotta alla criminalità, “Liberi di scegliere” ha costituito un elemento centrale nell’operazione di sensibilizzazione della tutela dei minori ed in generale in tutto il panorama della giustizia minorile. Tale realtà sta quindi acquisendo una solida attenzione culturale anche a livello sociale e una maggior rilevanza pure all’interno della cd. “agenda politica”, un passo utile e necessario per rafforzare l’impegno e il lavoro di tutte le istituzioni coinvolte. Qui si inserisce il nuovo disegno di legge approvato alla fine di luglio su proposta di Giorgia Meloni e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Due interventi differenti

I perimetri di intervento sono quelli della giustizia minorile, gli strumenti e contenuti invece differiscono. Se la legge “Liberi di scegliere” vede alla base una proposta bipartisan, compresa e supportata da entrambi i rami del parlamento, il nuovo ddl risulta invece come un tentativo dell’attuale esecutivo di innovare la materia.

La normativa appena introdotta e che entrerà in vigore effettivamente il prossimo 9 agosto, interviene su molteplici aspetti della vita del minore: dalla sua condizione a quella del suo stesso nucleo familiare, dalla propria occupazione agli spazi ricreativi, dalla formazione alla sua crescita. Il tutto per concretizzarsi in una normativa volta alla tutela e al reinserimento sociale dei minori e delle famiglie che fuoriescono così dai contesti di criminalità organizzata e di devianza

La proposta di Nordio riguarda invece una modifica specifica come le norme sull’imputabilità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni. Il provvedimento stabilisce che la capacità di intendere e di volere del minore si presume fino a prova contraria, invertendo così il meccanismo finora previsto dall’art. 98 del codice penale. Il Ministero della Giustizia, attraverso lo stesso Guardasigilli, ha spiegato come non si tratta di una presunzione assoluta, poiché essa può essere smentita da prove contrarie. Il provvedimento, inoltre lascia invariati sia la soglia dell’imputabilità a 14 anni sia il trattamento sanzionatorio, limitandosi a snellire il lavoro degli inquirenti ridefinendo i criteri per accertare la capacità di intendere e di volere.

La posizione di Giorgia Meloni

Il nuovo ddl farà quindi il proprio percorso, vedendone analizzati i profili costituzionali e pratici, mentre la Presidente del Consiglio Meloni ha tenuto a ribadire l’impegno e la volontà di proseguire la strada intrapresa.

“Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà a loro nulla. Il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori. Voglio spiegarvi cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare, sempre. Anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire. Arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. E oggi un passo ulteriore”. 

Nel corso del proprio intervento la Presidente del Consiglio ha poi continuato: “Il nostro ordinamento prevede, attualmente, che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento, quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità. La norma da sola non risolve il problema, né quando si parla dei giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento è un tassello in un percorso molto più difficile, spesso silenzioso, perché un ragazzo di 15 o 16 anni che diventa violento o commette reati, quasi mai ci arriva da solo.

Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili. E noi stiamo lavorando su tutti questi fronti, perché tutto si tiene insieme”.

Il discorso della Premier si è così concluso: ““La fermezza senza alternativa non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema. Alcuni risultati si iniziano a vedere e per questo vogliamo insistere, perché uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia, ma anche presente con chi rischia di perdersi, perché non c’è vera libertà senza responsabilità”.