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Bougainville: Un nuovo Stato nel 2030?

Bougainville, una regione autonoma della Papua Nuova Guinea, potrebbe diventare uno Stato indipendente nel 2030.

Una questione d’identità

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La regione autonoma di Bougainville, in Oceania, è un arcipelago composto dalle isole di Bougainville, Buka e altre isole minori. La popolazione della regione conta circa 367.000 abitanti, di cui la maggior parte è di fede cristiana. La lingua più diffusa è il Tok Pisin, una lingua creola basata sull’inglese, ma ci sono anche diverse lingue indigene. Il capoluogo è Buka.

Nonostante faccia parte della Papua Nuova Guinea, gli abitanti dell’arcipelago si distinguono da essa per alcune caratteristiche. Fra queste, vi è un importante aspetto identitario: i bougainvilleani, infatti, hanno una forte identità locale, legata più a quella delle vicine Isole Salomone. Bougainville, non a caso, sebbene sia politicamente parte della Papua Nuova Guinea, geograficamente fa parte dell’arcipelago delle Isole Salomone. Uno status, dunque, assai particolare.

Tali differenze lasciano già intravedere come gli abitanti dell’arcipelago non fossero così soddisfatti del proprio status e la situazione, soprattutto per quanto concerne i rapporti con la Papua Nuova Guinea, iniziò a precipitare a partire dagli anni ’60.

La miniera di Panguna e la guerra civile

Uno dei fattori principali che portò all’aumento della tensione fra le parti fu la miniera di Panguna, una gigantesca miniera di rame e oro, che rappresentava una delle principali fonti di ricchezza della Papua Nuova Guinea ed elemento cruciale per la sua economia. La miniera condusse a Bougainville migliaia di lavoratori papuani.

Gli abitanti locali, però, non vedevano assolutamente ciò di buon occhio. Tanto che iniziarono a chiamare i papuani “redskins” (pelli rosse), a causa della loro colorazione di pelle un po’ più chiara e per sottolineare il loro essere estranei in quella terra.

La tensione arrivò ad un punto di non ritorno nel 1988, anno dell’inizio della guerra civile che vedeva contrapposte le forze papuane ai ribelli separatisti di Bougainville. Ciò causò la chiusura della miniera l’anno successivo.

Il conflitto terminò nel 1998 grazie ad una tregua, con la Papua Nuova Guinea che, dopo la mediazione di altri paesi oceanici, ritirò le truppe. Nel 2001 venne firmato il Bougainville Peace Agreement, un accordo che si sviluppava su tre punti principali: maggiore autonomia per Bougainville, disarmo degli ex combattenti e un referendum sul futuro status politico del territorio.

La guerra venne descritta come il più grande conflitto oceanico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non ci sono numeri ufficiali sulle vittime e sui feriti, ma solo delle stime che, però, non risultano confermate. Alcune di esse indicano tra 15.000-20.000 morti, mentre altre sono inferiori.

Indipendenza in vista?

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Successivamente al conflitto iniziò un periodo di pace duratura che tuttora continua. La questione, però, è tornata in voga nel 2019, quando gli abitanti furono chiamati alle urne per votare un referendum relativo all’indipendenza.

Il risultato fu piuttosto netto: 98% di voti a favore dell’indipendenza contro il 2% per una maggiore autonomia. Nonostante questo risultato schiacciante, Bougainville non può ancora festeggiare l’indipendenza poiché bisogna trovare una quadra definitiva con il governo papuano.

Nonostante non si possa ancora definire ufficiale la futura indipendenza dell’arcipelago, i leader della possibile nuova nazione puntano a raggiungere tale scopo nel 2030.

Il governo della Papua Nuova Guinea, dal canto suo, deve valutare diversi fattori. Concedere l’indipendenza ad un proprio territorio potrebbe spingere altre regioni del paese a chiedere lo stesso. Bougainville, come precedentemente detto, è ricca di risorse fondamentali per l’economia dello Stato. Tra di esse vi è, certamente, la miniera di Panguna che, però, continua a restare chiusa. Solo recentemente si è tornato a parlare di una sua possibile riapertura.

Per Bougainville, dunque, la strada non è ancora segnata. Sarà necessario trovare un’intesa con il governo di Port Moresby (capitale della Papua Nuova Guinea) affinché si possa ufficialmente costituire un nuovo Stato.

Fonte immagine copertina: Wikipedia