Orale di maturità boicottato: il punto sulle proteste in Veneto e Toscana
Di recente, abbiamo appreso la notizia sulla scelta di diversi studenti circa il rifiuto di sostenere l’esame orale della maturità 2025, un gesto visto come una forma di protesta contro il sistema di valutazione scolastica.
I primi due casi si sono verificati in Veneto: un ragazzo del liceo scientifico “Fermi” di Padova e una studentessa del liceo di Belluno, entrambi di 19 anni, già in possesso dei crediti necessari per superare l’esame.
A questi si sono uniti altri episodi, uno a Treviso (Liceo Classico “Canova”) e un altro a Firenze (Scuole Pie Fiorentine).

Le motivazioni
I ragazzi hanno espresso un profondo malessere. La studentessa di Belluno ha condiviso di aver preparato un discorso in cui critica i meccanismi di valutazione scolastici, l’eccessiva competitività e la mancanza di empatia da parte del corpo docente. Lo psicologo Lavenia ha osservato che questi gesti non rappresentano solo una sfida o un capriccio, ma un rifiuto di un sistema che li ha fatti sentire come semplici numeri.
La linea del ministro Valditara
Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha preso una solida posizione, la quale entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2025-2026.
Ha dichiarato che non tollererà più comportamenti di boicottaggio: chi non si presenterà all’orale o deciderà di non rispondere per protesta dovrà ripetere l’anno. Ha spiegato la sua scelta, sottolineando quanto sia fondamentale il colloquio orale non solo per valutare le conoscenze, ma anche per misurare le capacità comunicative, l’autonomia e la responsabilità personale.
Entrando nei dettagli: In caso di blocco dovuto all’ansia, ci sarà la possibilità di mediazione e supporto per lo studente. Tuttavia, se il rifiuto è una scelta consapevole e ideologica di boicottaggio, scatterà la bocciatura.
Le critiche verso la scelta del ministro
Gli studenti e i sindacati studenteschi hanno criticato aspramente la decisione del Ministro, accusandolo di voler “criminalizzare il dissenso” e di “zittire con la forza” ogni forma di contestazione. Lo psicologo Lavenia mette in guardia sul fatto che questa misura punitiva potrebbe soffocare un segnale di un disagio profondo: «si spegne il sintomo, non si cura la malattia».
Prospettive future
La riforma che sarà introdotta nel 2026 renderà l’esame orale un elemento fondamentale, con un impatto maggiore sul voto finale. Tuttavia, c’è un aspetto cruciale da considerare: come affrontare il senso di alienazione e la pressione emotiva che gli studenti vivono, evitando che le manifestazioni di protesta diventino semplici episodi trascurati o puniti.
La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra un rigoroso sistema di valutazione e l’ascolto delle esperienze giovanili.
