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Corea del Sud, gli insegnanti influencer e il diritto all’immagine degli alunni

Dalla condivisione di idee didattiche alla costruzione di un marchio personale, il Ssaemstagram trasforma la scuola in uno spazio di esposizione pubblica. Al centro della controversia ci sono gli studenti minorenni, ripresi per contenuti che alimentano la visibilità dei docenti senza lasciare loro un controllo equivalente sulla propria immagine. 👇

Un corridoio scolastico, una canzone K-pop, alcuni insegnanti che ballano davanti a una telecamera. Il reel pubblicato su Instagram supera i 9 milioni di visualizzazioni. La scena appartiene alla vita della scuola, ma la sua destinazione è altrove: uno schermo, un pubblico che non ha mai messo piede nell’edificio, un numero di visualizzazioni che continua a crescere.

L’insegnante al centro del video ha quasi 100.000 iscritti su YouTube e una nicchia riconoscibile, quella dell’insegnante che balla in classe, con una popolaritĂ  paragonabile a quella di alcuni idol K-pop. La notorietĂ  nasce da un gesto semplice, reso eccezionale dal luogo in cui viene compiuto. La scuola offre la scena; i social, il pubblico.

Ssaemstagram, parola ottenuta unendo ssaem (쌤), abbreviazione colloquiale di seonsaengnim, «insegnante», e Instagram, era nato per condividere idee didattiche. Oggi comprende anche contenuti sulla vita quotidiana dei docenti, dai menu della mensa alle fotografie degli outfit, dai video sul trucco agli allenamenti dopo il lavoro. Secondo i critici citati dalla stampa coreana, il baricentro si sta spostando dalla competenza professionale al marchio personale. L’aula e gli spazi scolastici diventano ambienti di ripresa per canali privati, mentre l’autoritĂ  dell’insegnante si converte in una forma di pubblico.

La trasformazione si misura nella funzione assegnata agli oggetti e ai luoghi. La lavagna può diventare uno sfondo, la lezione un’occasione per registrare un contenuto destinato a essere montato e pubblicato. Il lavoro rimane riconoscibile nell’immagine, ma viene riorganizzato secondo le esigenze della piattaforma. L’insegnante è insieme professionista e personaggio pubblico; la scuola, ambiente di lavoro regolato, entra nella costruzione di un’identitĂ  privata.

La crescita e i limiti dei numeri

I dati del ministero dell’Istruzione forniti alla deputata Kang Kyung-sook, del Rebuilding Korea Party e membro della Commissione Istruzione dell’Assemblea nazionale, registrano un aumento delle autorizzazioni per attivitĂ  esterne legate ai media personali. Erano 891 nel 2021, sono diventate 1.007 nel 2022 e 1.114 nel 2023, fino a raggiungere 1.523 nel 2024. Nel 2025 sono scese a 1.374. L’incremento tra il 2021 e il 2025 è del 54,2 per cento.

La curva ha il suo picco nel 2024 e arretra nell’anno successivo. Le autorizzazioni descrivono le attivitĂ  per cui è stata presentata una richiesta, lasciando fuori dal conteggio chi opera senza aver ottenuto il permesso. La serie documenta quindi una parte del fenomeno, senza misurarne l’intera estensione.

Dal 2022 al 2025 il ministero ha ricevuto 22 reclami, esclusi quelli trasferiti agli uffici scolastici locali. Otto insegnanti sono stati sanzionati per attivitĂ  improprie; sei per violazioni dei limiti relativi alle attivitĂ  a scopo di lucro e agli impieghi esterni. Le sanzioni hanno compreso misure come richiami formali o decurtazioni dello stipendio.

I casi segnalati comprendono cosmetici sponsorizzati e recensiti e compensi per promuovere ristoranti nei reel. Le cifre sono ridotte e non consentono di stabilire quanto siano diffuse le condotte contestate. La visibilitĂ  dei profili, d’altra parte, non coincide con la loro tracciabilitĂ  amministrativa. Un account può raggiungere milioni di persone senza produrre una segnalazione, mentre un’attivitĂ  svolta senza autorizzazione può restare fuori dai dati raccolti.

Gli studenti dentro l’inquadratura

La questione piĂą grave riguarda gli alunni che compaiono nei contenuti pubblicati dagli insegnanti. Alcuni docenti hanno ricevuto avvertimenti per aver mostrato volti o dati personali degli studenti senza consenso. La fonte non indica il numero di questi casi.

La relazione tra chi riprende e chi viene ripreso è segnata dall’autoritĂ  scolastica. L’insegnante decide come condurre la lezione e controlla la telecamera; gli studenti sono minorenni, presenti per seguire le attivitĂ  didattiche. La loro permanenza in aula non può essere assunta come adesione alla produzione di un video destinato ai social. La possibilitĂ  di sottrarsi alla ripresa è condizionata dal rapporto con l’adulto e dal contesto in cui la scena viene registrata.

Il volto di un alunno può comparire sullo sfondo, mentre dati personali possono entrare nell’inquadratura o nel montaggio. Il contenuto, una volta pubblicato, circola oltre il contesto scolastico e raggiunge un pubblico estraneo alla vita della classe. L’esposizione può avvenire anche quando lo studente non è il soggetto principale del video: la sua immagine contribuisce alla scena senza che gli venga riconosciuto un controllo equivalente su come sarĂ  utilizzata.

La disparitĂ  riguarda anche il valore prodotto dalla ripresa. L’insegnante può ricavare visibilitĂ  e opportunitĂ  commerciali; lo studente resta una presenza inserita in una rappresentazione decisa da altri. In questo senso la classe rischia di diventare un gruppo di comparse non pagate, chiamate a rendere autentico un contenuto che appartiene al canale privato del docente. La familiaritĂ  quotidiana con l’insegnante non cancella la differenza tra partecipare alla vita scolastica e diventare parte di un prodotto destinato alla circolazione pubblica.

Orario di lavoro e attivitĂ  lucrative

Alcuni video vengono girati durante la lezione, con la telecamera puntata sull’insegnante davanti alla lavagna, e montati e caricati in un secondo momento. In linea di principio, la ripresa durante l’orario di lavoro costituisce una violazione anche quando la pubblicazione avviene dopo la fine delle lezioni.

Lo State Public Officials Act richiede un’autorizzazione per il cumulo di impieghi legati ad attivitĂ  esterne, sia lucrative sia non lucrative. Le attivitĂ  sui social rientrano nella disciplina quando generano ricavi o sono svolte a scopo di lucro. Le sponsorizzazioni e le promozioni a pagamento possono quindi trasformare la visibilitĂ  personale in un’attivitĂ  commerciale soggetta a regole specifiche.

Il confine difficile da controllare

Le autoritĂ  incontrano difficoltĂ  nell’applicare le disposizioni perchĂ© gli account social appartengono alla sfera privata e l’individuazione di chi opera senza autorizzazione risulta complessa. La separazione tra profilo personale e attivitĂ  professionale rende difficile accertare le condizioni in cui un contenuto viene prodotto, soprattutto quando la scuola compare nell’immagine ma il canale appartiene al singolo docente.

Kang Kyung-sook ha sostenuto che la comunicazione con studenti e genitori e la condivisione di informazioni educative sui social siano attivitĂ  positive. Ha chiesto al ministero di verificare l’applicazione delle linee guida e di rafforzare la vigilanza sulle riprese durante l’orario di lavoro e sulle violazioni del diritto all’immagine degli studenti. La sua posizione esprime un orientamento politico favorevole alla comunicazione digitale, accompagnato dalla richiesta di controlli piĂą incisivi.

La ribalta entra in aula

Nella distinzione di Erving Goffman tra ribalta e retroscena, la rappresentazione pubblica prende forma attraverso un rapporto con chi guarda. Nell’aula ripresa per i social, la scena professionale viene riorganizzata per un pubblico esterno. Il docente occupa il centro dell’immagine, mentre l’ambiente scolastico fornisce la cornice che rende riconoscibile la sua identitĂ .

La micro-celebritĂ  nasce da una presenza continuativa sui social, costruita attraverso contenuti personali e un pubblico che segue l’individuo. In Ssaemstagram, il ruolo professionale può diventare parte del marchio: l’insegnante è riconoscibile proprio perchĂ© insegna, mentre la scuola fornisce lo spazio in cui la sua immagine pubblica prende forma.

La specificitĂ  coreana del fenomeno si lega allo status sociale degli insegnanti, alle aspettative associate alla professione e ai cambiamenti nella loro rappresentazione pubblica.

Il confronto con l’Italia riguarda le regole sulla pubblicazione di fotografie e video degli alunni e le condizioni del consenso delle famiglie.

La questione si concentra nel gesto della ripresa. La telecamera è puntata sull’insegnante davanti alla lavagna, mentre la lezione prosegue. L’immagine viene registrata per essere montata e pubblicata; la classe resta fuori campo.