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Il sogno di Čajkovskij a Taormina: Genovese e Imperatore protagonisti ne ‘Lo Schiaccianoci’ 

Nel cuore del Teatro Antico di Taormina, tra le vestigia greco-romane e l’orizzonte che unisce mare ed Etna, Lo Schiaccianoci di Čajkovskij ha preso vita in una versione che fonde il fascino millenario della storia con la magia senza tempo della danza classica.  👇

📸 Miriam Genovese e Danilo Imperatore 📸

Ad aver incarnato i ruoli principali di Clara e del Principe Schiaccianoci l’8 e 9 settembre sono stati Miriam Genovese e Danilo Imperatore, due giovani talenti cresciuti all’ombra del Vesuvio e già temprati da esperienze internazionali. I due artisti, alternandosi con Virginia Tomarchio e Amilcar Gonzales, hanno interpretato anche Fata Confetto (Miriam) e Fritz (Danilo)

Un amore precoce, coltivato con rigore e dedizione, fino a trasformarsi in vocazione. Così si potrebbe descrivere il legame tra Miriam e la danza, un legame che non conosce interruzioni e che ha segnato, passo dopo passo, la sua traiettoria artistica. “Ho iniziato a danzare a cinque anni e non mi sono più fermata. La danza è stata da subito la mia compagna di vita, racconta con la naturalezza di chi percepisce il proprio destino come inevitabile. 

La sua formazione ha radici solide a Napoli, dove consegue il diploma in danza classica sotto la guida del Maestro Attilio Ruoppoli. Ma è l’esperienza viennese al Raimund Theatre a imprimere una svolta decisiva: qui, superando gli esami della Paritarische Prüfungskommission, Miriam consolida un profilo tecnico e interpretativo capace di misurarsi con le platee internazionali. A soli diciannove anni firma il suo primo contratto professionale in Austria, inaugurando un percorso che la porterà a calcare palcoscenici di rilievo in Europa e oltre oceano, fino al Canada. 

La sua parabola ascendente trova ulteriore slancio in Spagna, con l’ingresso nel David Campos Ballet. E non mancano i riconoscimenti: dall’interpretazione de La Morte del Cigno nella Camera di Commercio di Barcellona, alla collaborazione come testimonial di Intermezzo Dance Brand e con case di produzione pubblicitaria.  

Oggi, accanto alla carriera artistica, Miriam è anche membro del Consiglio Internazionale della Danza dell’UNESCO di Parigi. Un profilo che dimostra come la danza, per lei, non sia soltanto professione, ma dimensione intellettuale e identitaria. “Dopo quasi dieci anni all’estero ho sentito il bisogno di tornare a Napoli e penso di restare. Ritrovarmi adesso a interpretare Clara e la Fata Confetto nello Schiaccianoci a Taormina è un’emozione immensa, un privilegio che vivo con profonda gratitudine.”

Se Miriam incarna l’immagine della danzatrice che ha attraversato confini e culture, Danilo è l’esempio di un talento giovanissimo che brucia le tappe con naturale determinazione. Diciannove anni appena, ma già una carriera che parla di scelte precoci e coraggiose. “Ho iniziato a tredici anni, mi sono diplomato a sedici e subito sono partito per l’estero. In Portogallo ho perfezionato i miei studi, poi a diciassette anni ho firmato il mio primo contratto in Francia. Ho avuto anche la fortuna di partecipare a una tournée in Cina.” 

Oggi fa parte del corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, istituzione che per lui rappresenta non un punto d’arrivo, ma piuttosto una piattaforma da cui continuare a crescere. “La danza classica è una disciplina universale. Le regole restano le stesse in ogni Paese, cambia l’approccio, cambia il pubblico, ma il linguaggio è unico. In Cina, durante la tournée, tutto era centrato sul risultato, ma ovunque la danza ha la forza di unire.” 

Per entrambi, lo Schiaccianoci non è un semplice titolo di repertorio: è il cuore pulsante del balletto classico, il rito che ogni anno, nel periodo natalizio, richiama spettatori di ogni età. “È una produzione che ha un fascino intramontabile e una forza attrattiva che pochi altri balletti possiedono”, osserva Danilo. Portarlo nel contesto del Teatro Antico di Taormina aggiunge una dimensione ulteriore, quella del dialogo con la storia e con un paesaggio che diventa parte integrante della scena.  

Nelle loro parole si riflette la consapevolezza di vivere non solo un debutto importante, ma un passaggio simbolico: due artisti napoletani, entrambi giovanissimi, chiamati a interpretare una favola che da oltre un secolo accompagna l’immaginario collettivo, in uno dei teatri più suggestivi del mondo.

Il Teatro Antico di Taormina, con il mare e l’Etna a fare da sfondo, non è stato soltanto scenografia: è diventato corpo vivo della rappresentazione, custode di una tradizione che si rinnova. Una favola che continua a trasformarsi, a settembre come a dicembre, con la promessa che la bellezza, quando è autentica, rimane immune allo scorrere del tempo.