AttualitàGenerale

Il 2025 della politica – “Best of” in cinque fatti

Gli eventi e le vicende che hanno caratterizzato la politica italiana e mondiale del 2025. Ripercorriamo insieme i cinque principali avvenimenti politici che in questi 12 mesi hanno inciso anche in ambito economico, sociale e culturale. 👇

#Il secondo insediamento di Trump e la politica dei dazi – (20/01/2025)

Uno degli avvenimenti che più ha inciso sulla politica mondiale e non solo passa dal ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Il suo secondo mandato è iniziato proprio lo scorso 20 gennaio, quando il 47° Presidente degli Stati Uniti d’America ha prestato giuramento. Al centro delle sue politiche ci sono stati ancora una volta e in misura ancora maggiore, i famosi dazi commerciali. I mercati e le economie di tutto il mondo si sono scontrati con “l’amministrazione Trump”. Dalle guerre commerciali con alcuni Paesi (su tutti la Cina) ai tentativi di accordi con altri, il rieletto presidente degli USA ha fortemente inciso, condizionato e orientato il palcoscenico politico del 2025.

Trump si è anche reso protagonista sul campo degli scontri sia in Ucraina che in Medio Oriente, vestendo i panni della figura terza, centrale nella risoluzione delle controversie. Storica la foto scattata nella Basilica di San Pietro in occasione dei funerali di Papa Francesco, durante i quali avviene il faccia a faccia con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. In Medio Oriente, l’azione decisa degli USA contro alcuni siti nucleari iraniani ha portato ad un’evoluzione sul fronte delle controversie.

#La situazione in Medio Oriente

Il 2025 ha visto ancora una volta scorrere il sangue di civili, bambini e innocenti nel territorio di Gaza. L’anno si chiude con una fragile tregua che proprio in questi giorni rischia di saltare. Il “Piano Trump”, proclamato dal Presidente degli USA lo scorso 29 settembre e siglato formalmente tra il 9 e 10 ottobre inizia a scricchiolare. Le nuove esplosioni verificatesi a Rafah hanno portato a nuove promesse di scontri. L’incidente riaccende il dibattito sulla tenuta del già citato “accordo in 20 punti”, con Israele che invoca il rispetto dei patti e Hamas che rigetta le accuse parlando di un incidente fortuito dovuto a residui bellici sul terreno, mentre per altri sarebbe un falso pretesto di Netanyahu per riaccendere il conflitto.

Non termina comunque l’emergenza umanitaria a Gaza. Per l’ONU circa 1,5 milioni di persone affrontano un’emergenza alimentare che rischia di far crescere le vittime di questa guerra, permangono poi denunce di nuovi morti anche dopo il cessate il fuoco (si parla almeno di altre 400 vite spezzate).

#La scomparsa di Papa Francesco (21/04/2025) e l’elezione di Papa Leone XIV (08/05/2025)

Lo scorso 21 aprile è scomparso Papa Francesco, Pontefice che per moltissimi aspetti ha rivoluzionato la Chiesa. A succedergli è stato il Card. Robert Francis Prevost, salito alla soglia Pontificia con il nome di Leone XIV. Il Conclave che ha portato alla sua elezione è avvenuto lo scorso 8 maggio. Il 2025 ha visto quindi il cambio della guida spirituale e politica della Chiesa, una delle figure certamente più influenti nel panorama internazionale, come la storia ci ha sempre dimostrato. Il passaggio tra i due pontificati avviene durante l’anno del Giubileo, aperto da Papa Francesco il 24 dicembre del 2024 e concluso da Papa Leone proprio in questi giorni.

#Le vicende della politica italiana. Il referendum sul lavoro, l’approvazione della riforma sulla giustizia (30/09/2025) e quella della riforma della Corte dei Conti (27/12/2025)

Durante l’anno la politica italiana ha affrontato, oltre alle diverse elezioni regionali, due tematiche centrali: la giustizia e il lavoro. Su quest’ultimo punto si è concentrato il referendum che l’8 e il 9 giugno ha chiamato gli italiani ad esprimersi su 5 quesiti. Tra questi molti intendevano colpire gli interventi realizzati attraverso l’attuazione del Jobs Act e nello specifico si soffermavano su: reintegro del posto di lavoro, indennizzo per il licenziamento, responsabilità negli appalti, contratti a termine. L’esito però ha visto la netta prevalenza del “no” su tutti e 5 i quesiti.

Lo scorso 30 settembre invece il Senato ha approvato la riforma della giustizia, in essa presente la tanto discussa separazione delle carriere. Tuttavia non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, che avrebbe permesso di far entrare la “Riforma Nordio” subito in vigore, il prossimo anno sarà indetto un nuovo referendum che vedrà gli italiani decidere a riguardo.

Nella giornata di oggi poi Palazzo Madama ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla riforma della Corte dei Conti, confermando quindi il testo già passato in precedenza dalla Camera dei Deputati. Il provvedimento, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sarà quindi legge. Il punto focale e parimenti dibattuto risulta essere quello della trasformazione del ruolo della magistratura contabile. Alcuni degli altri punti della riforma risultano essere le novità inerenti al danno erariale, il silenzio assenso e le competenze consultive.

(IMAGO / ABACAPRESS / IMAGO / Liewig Christian / Pool / ABACA)

#La fragilità dei governi in Francia e Germania

Se un tempo Francia e Germania trainavano l’Europa oggi non è più così, in particolar modo nel 2025. Entrambe si sono ritrovate in un periodo di forte instabilità che ha portato a molteplici cambi di governi e di politiche. In Germania, finita l’era Scholz, le elezioni anticipate del 23 febbraio si sono inserite in un periodo di forte crisi politica e paralisi legislativa. Lo spoglio ha visto trionfare l’unione di CDU/CSU e ha consegnato la guida del paese al suo leader Friedrich Merz, dato del tutto inaspettato è stato il 20% circa di AfD (Alternative für Deutschland). Dopo lunghe trattative con l’SPD, Merz ha trovato la quadra per governare una nazione che nella storia non molto lontana aveva fatto della stabilità la sua forza.

In Francia il quadro è stato ancor più critico. Gli interventi del Presidente Macron sono stati molteplici, dall’altra parte un parlamento frammentato non facilita la guida del Paese. A cadere tra la fine del 2024 e l’inizio di quest’anno era stato il governo di Michel Barnie, scivolato sulla legge di bilancio e destituito da una storica mozione di sfiducia.

Già in un forte clima di paralisi il governo era rimasto in carica per diverse settimane per gestire l’ordinaria amministrazione e gli affari correnti, con l’obiettivo intanto di trovare una quadra fra le diverse forze politiche. Successivamente era stato chiamato a guidare un nuovo governo Bernard Cazeneuve, figura scelta da Macron per il suo alto profilo istituzionale, aspetto che però non ha contribuito a rafforzare il suo esecutivo considerate le sue stesse dimissioni nel mese di maggio. La scelta di Cazeneuve rispondeva anche a logiche di transizione, le stesse che hanno portato Macron a scegliere come suo successore Jean Castex, in carica proprio dalla scorsa primavera e attuale guida del governo francese.