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Dalla chat all’incubo: Nth Room e la guerra della Corea del Sud ai crimini sessuali online 

Era il 2020 quando la Corea del Sud, nazione orgogliosa di essere al centro dell’avanguardia tecnologica, si trova a dover fare i conti con uno dei peggiori digital sex crimes. Eppure, tutto ha realmente avuto inizio nell’ormai lontano 2019…👇 

📸netflix.com Il documentario “CyberHell” su Netflix che racconta la vicenda delle Nth Room voceliberaweb.it 📸

Novembre 2019. E’ una domenica mattina qualunque quando il giornalista Kim Wan riceve una chiamata: una soffiata lo avverte di un adolescente che distribuisce materiale pedopornografico su Telegram. In Corea, la pornografia minorile online non era una novità, o almeno così sembrava. Kim, con un misto di scetticismo e routine, decide sì di verificare ma senza dare troppo peso alla questione. Pubblica, dunque, un breve articolo. Crede di aver chiuso la storia, inconsapevole di aver appena aperto una ferita nel cuore della nazione.

L’indagine e la scoperta delle stanze 

Pochi giorni dopo, Kim scopre che il suo stesso nome, il suo volto e persino le foto della sua famiglia stanno circolando in una chat segreta di Telegram. È un avvertimento. “Ti abbiamo visto, ti possiamo trovare.”  

L’intimidazione segna l’inizio di un’indagine che lo porterà, insieme a colleghi e un gruppo di due studentesse di giornalismo, a svelare le due reti criminali digitali conosciute come Nth Room e Doctor’s Room.  

Nth Room comprendeva otto stanze virtuali, numerate da uno a otto con i numeri ordinali. E non si trattava in alcun modo di un singolo criminale, ma un ecosistema digitale in cui si mescolavano sadismo, voyeurismo e un patriarcato in versione iperconnessa.

Nth Room: il volto di GodGod 

A capo di questa fitta organizzazione c’era GodGod (Moon Hyun-wook, 24 anni all’epoca dei fatti), il quale adescava su Twitter donne che gestivano profili devianti, pubblicando materiale pornografico. Moon si muoveva sulla piattaforma come un predatore in mezzo a un branco distratto. Poi, il messaggio con un link allegato: “Sei stata segnalata alla Cyber Investigation Unit. Accedi qui per fare una dichiarazione formale.” 

Quel link era ovviamente la trappola. In pochi secondi, Moon otteneva nomi, indirizzi, contatti. Con quelle informazioni, stringeva la catena: richieste sempre più degradanti, video, immagini intime. Chi si rifiutava, sapeva cosa lo aspettava: la diffusione immediata di tutto, foto, indirizzo di casa, persino nomi di familiari.

📸 thekoreatimes.com Moon Hyung-wook, alias GodGod, creatore delle Nth Room voceliberaweb.it 📸

Doctor’s Room: il “professionista” del ricatto

Cho Joo-bin, 25 anni, alias Baksa, era diverso. Più metodico, più organizzato. L’accesso alle sue chat segrete era possibile solo tramite la sottoscrizione di un abbonamento in criptovalute. Una nicchia, però, non tanto esclusiva, considerando che molti erano disposti a pagare fior di quattrini per assistere ai suoi spettacoli raccapriccianti.

Baksa non adescava donne qualsiasi, al contrario di GodGod: puntava donne in cerca di lavoro o disperate per soldi, o minorenni facilmente manipolabili. Si presentava come intermediario di un’agenzia di moda. Bastava qualche foto “di valutazione” per entrare nel suo gioco.

Da lì, il meccanismo era lo stesso di Moon, seppur più atroce: atti sessuali, autolesionismo, umiliazioni estreme. L’egemonia di Baksa, però, era difficile da scardinare, considerando che le foto delle sue prede venivano marchiate con il suo logo. Nessuno poteva scavalcarlo.

Dal punto di vista legale, Cho è stato colui che ha ricevuto la pena più pesante: 42 anni di carcere, più una multa di milioni di won. Per Moon, invece, 34 anni di carcere e 30 di cavigliera elettronica.

📸 bbc.com Cho Joo-bin, alias Baksa, creatore della Doctor’s Room voceliberaweb.it 📸

La scelta della piattaforma: Telegram come terreno fertile 

La struttura tecnica di Telegram, unita alle criptovalute, ha reso la tracciabilità estremamente difficile, ma il problema più profondo è culturale. Molti partecipanti non si percepivano come criminali. Al contrario, erano spettatori, consumatori, forse addirittura entusiasti del contenuto; un vero e proprio cinema perverso dove l’umanità delle vittime veniva annientata. Questo rappresenta una delle forme più inquietanti di alienazione: non solo l’oggettificazione delle donne, ma la deresponsabilizzazione dell’utente che fruisce passivamente. 

Le donne dal punto di vista sociologico: la cultura coreana e i valori “persi” nel caso Nth Room 

Ma la tecnologia è solo un lato del quadro. Le modalità con cui le vittime venivano adescate mostrano un meccanismo di manipolazione psicologica radicato nelle disuguaglianze di potere e nelle aspettative economiche

Un elemento sociologico spesso sottovalutato è la valorizzazione simbolica del corpo femminile in contesti dove la reputazione è capitale sociale. In Corea, come in altre società, perdere il controllo sulla propria immagine pubblica significa perdere capitale simbolico, e questo spiega in buona parte la riluttanza a denunciare.  

Il ricatto qui funziona perché la società contribuisce, con codici e sanzioni informali, a mantenere alto il prezzo della vergogna: la minaccia non è solo la pubblicazione dell’immagine, ma l’esclusione che ne potrebbe seguire. Questo rende la tecnologia una leva potente per il controllo sociale e la violenza digitale un’estensione del patriarcato. 

La reazione del popolo e le azioni del governo sudcoreano

La pressione pubblica ha messo in crisi il governo e le forze dell’ordine, che nel frattempo sono state accusate di lentezza e inefficienza. In un paese dove il volto e il nome degli imputati sono raramente resi pubblici, oltre 2,6 milioni di cittadini hanno firmato una petizione per chiedere che l’identità di Cho Joo-bin fosse resa nota. 

Alla fine, ad avere la meglio, sono stati i cittadini: una conferenza stampa ufficiale ha mostrato il volto del colpevole, segnando un momento storico di rottura con la prassi tradizionale. 

L’impatto politico è stato immediato. Nel giro di pochi mesi, sono state introdotte leggi più severe contro i crimini sessuali digitali: pene più alte per chi produce e distribuisce materiale pedopornografico, responsabilità dirette per le piattaforme, e unità specializzate per rimuovere contenuti e assistere legalmente le vittime.

Tuttavia, le stesse statistiche hanno presto mostrato che, nonostante il rafforzamento normativo, il fenomeno non si è fermato: casi simili, come il New Nth Room creato da due laureati della Seoul National University con deepfake sessuali nel 2024, continuano a emergere. 

Conclusione

In ultima analisi, la lezione sociologica che emerge è duplice e dolorosa: da un lato, l’innovazione tecnologica crea opportunità ma anche nuove forme di dominio; dall’altro, senza una trasformazione culturale nell’ educazione rispetto al consenso, nel rispetto della dignità e nella responsabilità collettiva, le leggi e le misure tecnologiche rischiano di curare il sintomo senza toccare la malattia. 

Il caso Nth Room è stato dunque uno specchio: abbiamo visto riflesso non solo il volto di chi commette atrocità, ma anche le crepe di una società che deve decidere se proteggere la connessione o la persona che sta dietro a ogni schermo.