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Oltre i cliché: colesterolo tra falsi miti e realtà scientifica

Da decenni ormai miti e dicerie hanno come oggetto di discussione una delle molecole più importanti per la sopravvivenza della nostra specie: il colesterolo. Molecola tanto demonizzata quanto fondamentale, rappresenta una delle maggiori rappresentazioni di come l’evoluzione abbia creato una macchina perfetta in grado di rispondere a stimoli esogeni e stress biochimici di ogni genere. Ma cos’è effettivamente il colesterolo e cosa comporta la sua presenza o eccesso nel nostro organismo?

Colesterolo, partiamo dalle basi

Il colesterolo rappresenta lo steroide maggiormente presente negli organismi animali. Pur non essendo una molecola essenziale, viene sintetizzato endogenamente a partire dall’acetil-CoA. Costituisce un elemento strutturale imprescindibile delle membrane cellulari in tutti i tessuti. Le concentrazioni più elevate si riscontrano nel sistema nervoso centrale, nel tessuto connettivo, nel muscolo e nella cute; in particolare, nel sistema nervoso svolge un ruolo chiave come isolante elettrico, soprattutto all’interno delle guaine mieliniche. Oltre alla funzione strutturale, il colesterolo funge da precursore per la biosintesi degli ormoni steroidei, degli acidi biliari e degli ossisteroli. Contribuisce, insieme agli sfingolipidi, alla formazione dei microdomini di membrana noti come lipid rafts, fondamentali per l’ottimizzazione dei processi di trasduzione del segnale. Le concentrazioni plasmatiche di colesterolo sono state ampiamente correlate allo sviluppo dell’aterosclerosi, motivo per cui questa molecola riveste oggi un ruolo centrale nell’ambito della medicina preventiva (1).


Il metabolismo e l’omeostasi del colesterolo proviene da un accurato e meticoloso controllo della molecola mediante quattro meccanismi che cercano di mantenere i livelli di questa molecola ottimali nel circolo sanguigno, quando gli stimoli esogeni lo permettono:

  • Sintesi;
  • Assorbimento;
  • Conversione;
  • Eliminazione;

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Il ruolo delle lipoproteine plasmatiche

I lipidi possiedono la comune caratteristica di essere poco solubili in acqua e pongono il problema di trattare molecole idrofobiche in ambiente acquoso. Il trasporto di lipidi nel liquido interstiziale e nel sangue è particolarmente impegnativo sotto questo aspetto. Per trasportare trigliceridi ed altre molecole liposolubili senza formare emboli adiposi è necessario ricorrere a particolari strutture molecolari che permettano di disperdere i lipidi molto finemente e non permettano invece, la coalescenza di più goccioline lipidiche in grosse gocce che ostruirebbero i vasi sanguigni. Questo compito è assolto dalle lipoproteine che permettono il trasporto di molecole che non sarebbero solubili in acqua come i grassi, ma possono circolare in ambiente acquoso grazie alla loro superficie esterna che risulta essere idrofila.

Tra queste troviamo:

  • Chilomicroni;
  • VLDL;
  • LDL;
  • HDL;
  • IDL;

Il colesterolo LDL

L’interesse scientifico nei confronti del colesterolo LDL è strettamente legato alla sua associazione con i processi aterosclerotici; livelli plasmatici elevati di questa lipoproteina, in concomitanza con altri fattori di rischio, rappresentano infatti uno dei principali determinanti dell’aterosclerosi, patologia che costituisce una delle cause più diffuse di mortalità nei Paesi occidentali.
È opportuno evidenziare che il colesterolo corporeo totale non deriva esclusivamente dall’introito alimentare. Si stima che un individuo maschio adulto di circa 70 kg produca quotidianamente tra 9 e 12 mg di colesterolo per kg di peso corporeo.


Un ruolo cruciale nella regolazione della biosintesi del colesterolo è svolto dall’enzima HMG-CoA reduttasi, la cui attività può modulare la velocità di sintesi lipidica in funzione di determinanti genetici.
La concentrazione plasmatica di colesterolo LDL risulta influenzata da quattro principali variabili:

  • Velocità con cui il colesterolo entra nel plasma;
  • La velocità massima del trasporto dipendente dal recettore;
  • Affinità della particella per il recettore;
  • Il trasporto recettore-indipendente;

Ruolo dell’alimentazione

I fattori alimentari principali capaci di alterare le concentrazioni di lipoproteine sono:

  • colesterolo alimentare;
  • la composizione dei macronutrienti nella dieta con particolare riguardo per gli acidi grassi saturi;
  • il bilancio energetico;


A seguito dell’assunzione alimentare, il colesterolo viene trasferito al fegato, determinando un incremento del suo contenuto epatico e, conseguentemente, un aumento delle concentrazioni plasmatiche di LDL. È presente, tuttavia, una marcata eterogeneità interindividuale nelle diverse fasi di questo processo; di conseguenza, l’impatto del colesterolo alimentare sui livelli di LDL risulta altamente variabile da un soggetto all’altro.


Un’ulteriore relazione di rilievo è quella che collega obesità, insulino-resistenza e aumento della produzione di LDL. Nel fegato, infatti, l’eccessivo apporto di acidi grassi favorisce un incremento della sintesi e della secrezione di LDL. Analogamente, un surplus di carboidrati determina un accumulo epatico di trigliceridi, facilitando la formazione delle sdLDL, ovvero lipoproteine di dimensioni ridotte e maggiore densità, caratterizzate da un potenziale aterogeno significativamente superiore.

Conclusioni

In conclusione, possiamo sicuramente affermare che il colesterolo non deve essere demonizzato, allontanato o evitato. Il ruolo che gioca nel nostro corpo è fondamentale; tuttavia, la consapevolezza che una corretta alimentazione nel corso della vita può diminuire la probabilità di insorgenza di patologie dal cui evento acuto potrebbero verificarsi esiti fatali, deve essere ben assodata nelle nostre menti. Anche in questo caso, dunque, è la quantità a determinare la tossicità.

Bibliografia

  1. Arienti G. Variazioni degli indici antropometrici. In: Piccin, editor. Le basi molecolari della nutrizione. Quinta. Trento; 2021.
  2. Cui D, Yu X, Guan Q, Shen Y, Liao J, Liu Y, et al. Cholesterol metabolism: molecular mechanisms, biological functions, diseases, and therapeutic targets. Mol Biomed. 2025 Oct 9;6(1):72.