Mirinae Lee e la leggendaria ‘donna dalle otto identità’
Nel 2024 la scrittrice coreana Mirinae Lee pubblica il suo primo romanzo dal nome “Le otto vite di una centerania senza nome”, opera attraverso cui racconta una storia tragica, misteriosa ma al contempo affascinante e terribilmente realista della situazione del suo paese e di molte donne che lo abitano…

Mirinae Lee è una scrittrice sudcoreana nata e Seul e laureatesi in Letteratura inglese alla Columbia University e in Letterature comparate alla University of Hong Kong, dove attualmente vive.
Le otto vite di una centenaria senza nome non è nato come un romanzo ma come un insieme di storie pubblicate su delle riviste e ispirate a racconti di una sua prozia della Corea del Nord. Il tutto è stato arricchito dai suoi personali studi riguardo i conflitti bellici del secolo scorso e la condizione delle donne dell’epoca.
Inizialmente, si trattava di tanti pezzi di un grande puzzle con cui la scrittrice è riuscita a far breccia del pubblico, tanto da poter finalmente realizzare il proprio sogno: pubblicare un romanzo.

Basta sfogliare poche pagine per rimanere subito immersi nella narrazione dell’autrice che, capitolo dopo capitolo, aumenta al contempo curiosità e stupore.
Tutto parte da una premessa chiara:
una giovane donna in Corea del Sud si occupa di scrivere neocrologi agli anziani di una casa di riposo locale e chiede loro tre parole che possano rappresentare la propria vita.
La parte iniziale del libro racconta di come tanti anziani sfruttino quei momenti per creare delle storie fantastiche sulla propria vita, scegliendo subito le proprie tre parole. Tutti, tranne una…
Da questa premessa così chiara inizia il mistero, una donna diversa dalle altre che vive nel reparto dei pazienti con Alzehimer pur non avendone alcun sintomo. Un primo piccolo mistero che non colpisce solo il lettore ma anche la scrittrice di necrologi che nel chiedere le sue tanto amate tre parole sente la paziente volenterosa di usarne otto.
Alla domanda “come desciverebbe la sua vita” lei risponde di essere stata schiava, artista della fuga, assassina, ribelle, spia, amante, madre…
Tante, troppe parole… chi mai potrebbe descrivere così la propria vita…chi mai potrebbe vivere quella vita…
Da qui inizia la storia narrata tramite un sapiente sistema a incastro. Il lettore non ha dinnanzi il piatto pronto, una storia ordinata da leggere e analizzare ma, proprio come i racconti pubblicati in rivista, vede un susseguirsi delle diverse fasi della vita della donna in ordine sparso.
Ed ecco quindi partire dalla quinta vita che ha come protagonista…un ragazzo!
Confusione, curiosità, stupore. Così ha inizio una lettura dove si deve tenere a mente ogni dettaglio. Man mano che la storia procede, il lettore sembra finalmente capire ciò che ha letto prima, altre volte crede qualcosa, per poi scoprire che la realtà è tutt’altro.
Sfondo delle vicende di cui la donna è protagonista sono i conflitti bellici dell’epoca che, come proprio della cultura orientale, non vengono taciuti o solo accennati ma raccontanti nei minimi dettagli, anche quelli più crudi.
Quante donne vivevano al Nord sognando di scappare dal regime per recarsi nel più libero Sud? Quante di loro finivano per essere vittima del nemico di turno, che si trattasse di Giappone o Stati Uniti, per poi vedere i loro sogni crollare sotto i colpi delle violenze dell’oppressore?
La protagonista non racconta solo la propria di storia, ma testimonia un periodo terribile della storia coreana. Perché non è stato dato, fino a questo momento, un nome a questa donna? Perché il nome Mook Miran è solo uno la punta dell’iceberg del racconto che la giovane scrittrice sta per ascoltare.
Andare avanti con la descrizione rischierebbe solo di aumentare gli spoiler di una storia che va scoperta passo per passo, una leggenda di cui fino alla fine si avrà il dubbio sull’effettiva veridicità, ma che non per questo diminuisce il senso di stupore e scoperta che ogni capitolo trasmette.
Magari leggendo attentamente ci si potrà rendere conto di come le parole dette dalla donna siano sette e non otto e solo leggendo si potrà capire il perché...
