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“II ponte sullo stretto non può rientrare tra le spese militari”. Gli Usa bloccano l’idea del governo

Il Ponte sullo stretto non può rientrare tra le spesi militari. Arriva la bocciatura da parte degli Stati Uniti sul progetto che il governo italiano aveva in mente di realizzare nell’ottica dei patti recentemente stretti per l’innalzamento al 5% del Pil per le spese militari. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fa sapere però che il progetto farà quindi esclusivo affidamento sui fondi nazionali.

L’innalzamento fissato dalla Nato

Il tema dell’innalzamento delle risorse militari della Nato è stato uno dei più discussi degli ultimi mesi. Non senza qualche contrasto, come comprato dalla posizione di aperta protesta del Premier spagnolo Sanchez, si è arrivati a stabilire un aumento che arriverà fino al 5% del Pil entro il 2035. Fino a qualche tempo fa la percentuale era fissata invece ad un più modesto 2%.

Nello specifico si parlerebbe del 3,5% da investire nella difesa “core” e il restante 1,5% per la resilienza e infrastrutture di sicurezza.

  • Difesa Core: anche denominata “core defence” fa riferimento alla spesa militare essenziale, ovvero tutte quelle attività, risorse e capacità direttamente legate alla funzione primaria di difesa armata di uno Stato o, come in questo caso, di un’organizzazione. In quest’ambito rientrano quindi le risorse per l’equipaggiamento e l’addestramento militare, l’intelligence militare, la ricerca e lo sviluppo (R&D).
  • Altri fondi indirettamente legati alla sicurezza: tra queste abbiamo cyberdifesa civile, infrastrutture critiche (ponti, ferrovie, porti ecc), resilienza energetica, logistica dual-use (uso civile/militare), comunicazione e disinformazione, difesa civile (protezione civile, risposta a disastri).

La strategia per far rientrare il ponte

La strategia dell’esecutivo era quella di far rientrare il progetto della costruzione del ponte sullo stretto nelle spese relative agli “altri fondi direttamente legati alla sicurezza”. Proprio in questa voce rientra la categoria delle “infrastrutture critiche” le stesse che possono avere un ruolo strategico da un punto di vista anche militare. Su questi presupposti si fondava l’idea della costruzione dell’infrastruttura ricorrendo a questi fondi legati alla Nato.

Il no degli Stati Uniti e la risposta del MIT

A stoppare il tutto però è stato l’ambasciatore americano alla Nato Matthew Whitaker, il quale in occasione del Bled Strategic Forum in Slovenia ha detto: Ho avuto conversazioni anche oggi con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa ed è molto importante che l’obiettivo del 5% si riferisca specificamente alla difesa e alle spese correlate e che l’impegno sia assunto con fermezza. Ho osservato la situazione con molta attenzione. La cosa positiva di questo momento alla Nato rispetto al vertice del Galles del 2014 è che abbiamo dei meccanismi di monitoraggio”.

L’ambasciatore Matthew Whitaker

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha quindi replicato alle parole del diplomatico statunitense pubblicando la seguente nota: “Il Ponte sullo Stretto è già interamente finanziato con risorse statali e non sono previsti fondi destinati alla Difesa. Al momento, l’eventuale utilizzo di risorse Nato non è all’ordine del giorno e, soprattutto, non è una necessità irrinunciabile. L’opera non è in discussione“.