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Microbiota intestinale e salute: un excursus evidence-based

Il microbiota umano comprende l’insieme dei microrganismi simbionti che colonizzano il canale alimentare dell’uomo. L’espressione comunemente utilizzata di flora intestinale risulta oggi parzialmente impropria, poiché la componente microbica è costituita prevalentemente da batteri, non più classificati nel regno vegetale, e non è confinata esclusivamente all’intestino, ma distribuita lungo l’intero tratto gastrointestinale. Il microbiota rappresenta un chiaro esempio di mutualismo, ovvero una relazione di cooperazione tra organismi differenti che comporta benefici reciproci.

Introduzione e variabilità

Nel canale alimentare umano sono presenti tra le 500 e le 1000 specie microbiche differenti, costituite in larga parte da batteri, ma comprendenti anche funghi e virus. La maggioranza dei batteri intestinali è rappresentata da specie anaerobie strette o facoltative. Sebbene ogni individuo possieda un microbiota unico, è stato dimostrato che esiste un numero limitato di specie comuni a tutti gli esseri umani, costituenti il cosiddetto nucleo filogenetico del microbiota umano. Tra i microrganismi intestinali più diffusi e ubiquitari figura Escherichia coli.

Importanza dei batteri alla nascita

Lo sviluppo del microbiota umano inizia nei primissimi giorni di vita e, in assenza di condizioni patologiche, tende a mantenersi relativamente stabile nel tempo. Alla nascita il tratto gastrointestinale del neonato è sterile, ma viene rapidamente colonizzato dai microrganismi con cui entra in contatto durante il parto. Successivamente, l’allattamento contribuisce all’apporto di batteri di origine materna, mentre l’ambiente e l’introduzione progressiva degli alimenti completano il processo di colonizzazione. Nei neonati nati da parto cesareo, la colonizzazione iniziale avviene prevalentemente attraverso microrganismi ambientali, poiché manca il contatto diretto con la microbiota materna. Analogamente, i bambini non allattati al seno tendono a sviluppare una composizione microbica maggiormente influenzata dall’ambiente esterno.

La composizione del microbiota varia ampiamente tra popolazioni diverse e anche tra individui appartenenti alla stessa area geografica o gruppo etnico, in relazione alle abitudini alimentari e al patrimonio genetico. Nonostante tale variabilità, alcuni ceppi batterici risultano ampiamente condivisi. Circa l’80% dei batteri intestinali svolge attività fermentativa, come nel caso dei generi Lactobacillus e Bifidobacterium, mentre il restante 20% è coinvolto nei processi di putrefazione dei residui alimentari, come Escherichia coli e Clostridium. Molti di questi microrganismi risultano innocui e funzionali quando inseriti in un ecosistema microbico equilibrato, ma possono divenire potenzialmente patogeni se isolati o in condizioni di squilibrio.

I probiotici e l’equilibrio

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, vengono classificati come probiotici quei microrganismi che, se assunti in quantità adeguate, conferiscono benefici alla salute dell’ospite. Tali microrganismi, generalmente batteri o funghi non patogeni e non tossici, contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio del microbiota. Diversamente, vengono definiti commensali quei microrganismi che svolgono prevalentemente una funzione di controllo della proliferazione di altre popolazioni microbiche, beneficiando delle risorse disponibili senza arrecare danni all’organismo ospite.

Il microbiota svolge funzioni essenziali per l’organismo umano, tra cui la digestione di sostanze che l’apparato digerente non è in grado di metabolizzare autonomamente, come la cellulosa, nonché la sintesi di composti indispensabili, quali la vitamina K, fondamentale per i processi di coagulazione del sangue. Per tali ragioni, alcuni studiosi propongono di considerare il microbiota come un vero e proprio organo funzionale. Le feci umane sono costituite in larga parte da batteri intestinali e, in presenza di disbiosi, come può avvenire in seguito a terapie antibiotiche, risulta fondamentale ristabilire rapidamente l’equilibrio microbico, ad esempio mediante l’assunzione di probiotici o attraverso il trapianto di microbiota fecale.

A garantire il mantenimento dell’equilibrio tra le diverse popolazioni microbiche contribuisce anche il sistema immunitario. Gli anticorpi presenti nella saliva e nelle mucose, insieme all’attività delle tonsille, dei noduli linfoidi dell’intestino tenue e, più in generale, del sistema immunitario associato alle mucose (MALT), assicurano un controllo efficace sulla proliferazione eccessiva dei microrganismi e sull’introduzione di nuove specie, favorendone l’eliminazione in condizioni fisiologiche. (1)

Bibliografia

Author U. Anatomia umana. Fondamenti. Con istituzioni di istologia.