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ESCLUSIVA – Nam Hyeon-woo, dalla disciplina del K-pop alla libertà della danza 

Dal rigore dei training coreani ai workshop italiani all’accademia Balletto di Sicilia, Nam Hyeon-woo racconta ai nostri microfoni la sua scelta di trasformare la disciplina in libertà e la passione in piacere condiviso. 👇

Nam Hyeon-woo

Dodici ore al giorno di allenamento, per un anno e mezzo consecutivo. È questa la routine che ha scandito la vita di Nam Hyeon-woo quando, poco più che adolescente, ha iniziato il suo percorso da trainee nell’industria del K-pop.  

Una disciplina ferrea, in cui il tempo non appartiene più a sé stessi, ma viene divorato da esercizi, coreografie da imparare a memoria, prove da ripetere fino allo sfinimento. “All’inizio pensavo fosse l’unico modo per diventare bravo,” racconta, “Poi ho capito che se metto troppo sforzo nella mia passione, distruggo solo il mio corpo e anche la mia salute mentale ne risente.” 

Per molti giovani coreani, la vita da trainee rappresenta il sogno assoluto: un biglietto verso il palcoscenico, la fama, la possibilità di diventare idol. Ma Hyeon-woo ha avuto il coraggio di guardare oltre quell’immagine patinata, scegliendo una strada diversa. “Sono cambiato tantissimo. Ho cambiato mentalità, probabilmente anche per questo ho deciso di allontanarmi dall’idea di diventare un idol K-pop. Ho capito che lo sforzo non è commisurato al divertimento: la vita del trainee è troppo pesante.” 

Oggi, a diciannove anni, porta con sé la consapevolezza di un artista che ha deciso di restare fedele al piacere del movimento. “Ballare per divertimento mi fa stare molto più tranquillo. Riesco a godere maggiormente della mia passione per la danza.” Una frase che sembra semplice, ma che in realtà racchiude un percorso di trasformazione: imparare a ballare non per la perfezione, ma per la gioia. 

Lo si percepisce anche nel modo in cui affronta le coreografie. Il K-pop è fatto di dettagli millimetrici, di sincronizzazioni impeccabili, ma Hyeon-woo cerca sempre di lasciare la propria impronta. Dopo aver guardato una coreografia, la riadatto al mio stile e la cambio. Così diventa più facile per me eseguirla, ma anche più naturale.” Non è un rifiuto della disciplina, quanto piuttosto una forma di appropriazione: il desiderio di rendere la danza qualcosa di personale, vivo, irripetibile. 

Voluto fortemente dai NoName e arrivato in Italia per una serie di workshop nel sud Italia, Hyeon-woo ha trovato un pubblico diverso, che lo ha colpito fin dal primo momento. “La prima differenza che ho notato, anche rispetto alla Corea del Sud, è che le persone qui si divertono quando ballano. In Corea, invece, sono concentrati sul migliorarsi, sul fare sempre bene, perché non sono ammessi errori.

E proprio ai giovani italiani, e non solo, rivolge un messaggio che sa di consiglio e di monito insieme: “Se veramente vi piace ballare, sia a livello professionale che per hobby, dovete prima divertirvi. Il vostro obiettivo principale deve essere quello di divertirvi. Se vi sforzaste troppo, potreste andare incontro a problemi sia nella danza che per la salute mentale.” 

Le sue parole scardinano, quindi, uno dei miti più resistenti del K-pop: quello della perfezione a tutti i costi. Ed è forse questo il dono che sta lasciando ai ragazzi italiani che hanno scelto di seguirlo nei suoi workshop: la libertà di ballare senza paura di sbagliare, ricordandosi che la danza è, prima di tutto, un atto d’amore verso sé stessi.