Sinner sulle orme di Nole, ma quanto manca Alcaraz…
Il dato dopo Wimbledon: Jannik viaggia allo stesso ritmo del Djokovic 25enne, in proiezione potrebbe pure raggiungerlo👇

Il Re dell’erba, di nuovo. Alla fine Wimbledon non ha riservato sorprese, consegnandoci in due istantanee lo stesso epilogo di un anno fa: match-point a segno, Sinner disteso sul prato del centrale, e poi in posa sorridente, stretto tra le sue mani il trofeo dello Slam londinese, da mettere di fianco a quello conquistato per la prima volta nel 2025. Lo scettro è ben saldo, comanda ancora lui.
E se le statistiche personali aggiornate al 12 luglio raccontano di un Sinner dominante(quinto titolo slam, trentesimo totale, primo posto praticamente blindato fino al termine dell’anno), a colpire tutti c’è un dato in particolare che si ricava dal confronto con Novak Djokovic(il cui cammino a Wimbledon si è interrotto in semifinale, proprio per mano di Jannik).
Impressionante. A 25 anni ancora da compiere, l’attuale numero uno del mondo può infatti vantare lo stesso numero di titoli di Nole alla stessa etĂ . Ad impressionare è anche la pressochĂ© medesima distribuzione: stesso numero di Slam, atp 250 e 500, con Sinner che è addirittura avanti nel computo delle Atp finals vinte(2) rispetto al Djokovic dell’epoca, che però in bacheca aveva un Masters 1000 in piĂą.
Solo numeri, certo, utili però a tracciare il quadro di un Sinner che, pur trovandosi ancora nella prima parte della sua carriera, può giĂ sedersi al tavolo dei grandi, ed in proiezione, continuando di questo passo, non è da escludere possa mettere nel mirino i leggendari record dei ‘big three’(con Novak in testa).
Scenario che fino all’inizio del 2024(anno delle due prime affermazioni sinneriane negli Slam) non in tantissimi avrebbero delineato per il giovane Jannik.

Eppure, in una stagione così ricca di soddisfazioni per il tennista azzurro, capace fin qui di mettere a referto sei tornei vinti, un gran numero di vittorie e pochissime sconfitte(appena tre), non si può non provare un minimo retrogusto amaro pensando a quanto manchi il contrappeso competitivo di Carlitos Alcaraz.
Quello che ad oggi è l’unico vero rivale di Sinner(non ce ne vogliano gli altri) è assente nel circuito da tre mesi, alle prese con un delicato infortunio al polso da cui(pare) sia prossimo al recupero in vista del cemento americano(dove lo scorso anno, tra Cincinnati e US Open, fu assoluto protagonista).
Nello stesso periodo, al netto del black-out parigino, Jannik ha fatto incetta di trofei, confermando il proprio strapotere sulla concorrenza e finendo per trionfare nuovamente a Wimbledon, pur senza offrire la propria miglior versione tennistica(non è stato necessario).
La finale con Zverev(battuto per la decima volta consecutiva) è stata sì divertente(nulla a che vedere con la ‘devastazione’ di Madrid), ma in conclusione non ha fatto che ribadire i motivi per cui c’è una distanza siderale tra l’italiano e chiunque altro sulla scena mondiale, eccetto appunto il grande assente Carlos, con cui non a caso si è spartito 10 degli ultimi 11 titoli del Grande Slam.
