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Quando il sangue parla: la correlazione tra esami ematochimici e profilo nutrizionale, un’arma diagnostica sottovalutata

L’interpretazione clinica degli esami di laboratorio associati al profilo ed alla valutazione nutrizionale sono spesso sottovalutati dalla comunità e da chi si sottopone a controlli dietetico nutrizionali. Ma che dati possono fornire al professionista a fini diagnostici ed interpretativi?

L’importanza della contestualizzazione clinica degli esami

L’analisi dei parametri di laboratorio non è fondamentale solo nella fase di individuazione della causa di una malattia, ma svolge anche un ruolo importante nel formulare una prognosi, nel distinguere i diversi livelli di gravità, nel monitorare l’evoluzione clinica e nella sorveglianza epidemiologica. L’ultima grande pandemia, quella da SARS-CoV-2, ha messo in evidenza alcune criticità poco discusse, anche tra i professionisti sanitari, in particolare nella medicina generale.


La prima riguarda la corretta interpretazione dei test di laboratorio: è essenziale considerare non solo sensibilità e specificità, ma anche la prevalenza della malattia, per comprendere ciò che realmente orienta la diagnosi, ossia il valore predittivo positivo e negativo dei risultati. Il clinico che richiede un test deve capire in che misura un risultato positivo o negativo modifica la probabilità che l’ipotesi diagnostica formulata tramite anamnesi, esame obiettivo e altre indagini sia corretta. È questa conferma o esclusione dell’ipotesi a dare valore reale al test.


La seconda evidenza emersa è l’inevitabile imperfezione degli esami di laboratorio, in particolare la limitata utilità dell’intervallo di riferimento che risulta spesso poco chiaro nel porre una diagnosi. La terza considerazione sottolineata dalla pandemia è la necessità di valutare non solo il singolo test, ma l’intera strategia diagnostica nel suo complesso (1).

Principali esami di laboratorio per valutare lo stato nutrizionale

Sicuramente il profilo glucidico (glicemia, emoglobina glicata, indice HOMA-IR ed insulinemia) e lipidico (trigliceridi, LDL, HDL) forniscono indicazioni precise riguardo lo stato di nutrizione e le possibili alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico, indicando in maniera chiara e veloce una possibile alterazione dello stato nutrizionale che può virare verso la sindrome metabolica, diabete o MAFLD. Tuttavia, in questo articolo approfondiremo esami di laboratorio meno riconosciuti come analisi utili per predire lo stato nutrizionale da parte della popolazione generale.


Secondo Linee guida SINPE per la Nutrizione Artificiale Ospedaliera 2002 ‘’ La valutazione nutrizionale ha lo scopo di identificare le conseguenze metaboliche di uno stato non fisiologico come il digiuno o l’insufficiente apporto di nutrienti, cui si associa lo sviluppo della malnutrizione, che a sua volta può associarsi ad una patologia di base. Per la valutazione nutrizionale e l’identificazione delle conseguenze metaboliche della malnutrizione si utilizzano dati anamnestici, valutazioni cliniche, misure antropometriche, e parametri biochimici”.

Tra questi parametri viene consigliato il dosaggio di:


● Indice creatinina/altezza
● <Albumina (g/dL)
● Transferrina (mg/dL)
● Prealbumina (mg/dL)
● Retinol-binding protein (mg/dL)
● Linfociti/mm3

La presenza di malnutrizione proteico-calorica (MPC) determina modifiche in numerosi parametri clinici che possono essere impiegati per diagnosticarla e valutarne la gravità. Tra questi, l’indice creatinina/altezza rappresenta un buon indicatore della massa magra, poiché la creatinina urinaria deriva dal metabolismo della creatina, concentrata soprattutto nel tessuto muscolare. Anche alcune proteine plasmatiche risultano utili perché correlate allo stato nutrizionale e alla severità della patologia: l’albumina, che, quando ridotta si associa a prognosi peggiori; la transferrina, la cui breve emivita (circa 8 giorni) e il piccolo pool corporeo la rendono sensibile alle variazioni del patrimonio proteico; e la prealbumina, con un’emivita ancora più breve (2–3 giorni), utile a monitorare rapidamente la risposta al trattamento nutrizionale.

Limitazioni e approfondimenti tematici

È importante però ricordare che questi parametri sierici non sono specifici dello stato nutrizionale: l’ipoalbuminemia, ad esempio, può derivare da semplice emodiluizione, da una ridotta sintesi epatica o da una diversa distribuzione dei fluidi corporei, mentre la linfopenia può essere causata da effetti tossici sul midollo osseo. Pertanto, pur essendo spesso marcatori di gravità di malattia, non indicano necessariamente il bisogno di un supporto nutrizionale né le loro variazioni riflettono sempre l’efficacia della terapia.

È raccomandato effettuare uno screening nutrizionale entro le prime 48 ore dal ricovero per individuare tempestivamente i pazienti malnutriti o a rischio, e per stabilire la necessità di una valutazione nutrizionale più approfondita. (2)

Esistono infine appositi questionari validati a livello internazionale ed estremamente utili per la valutazione dello stato nutrizionale:
● MNA (Mini Nutritional Assessment);
● MUST (Malnutrition Universal Sreening Tool;
● NRS (Nutritional Risk Screening);
● SGA (Subject Global Assessment);
Non rientrando all’interno degli esami di laboratorio non verranno approfonditi in tale articolo

Considerazioni finali

Dunque, l’interpretazione clinica degli esami di laboratorio non si sofferma semplicemente all’assegnazione di un punteggio capace di predire una determinata condizione fisiologica, parafisiologica o patologica. Essi sono fondamentali da inserire in un contesto ben più ampio, utile per una valutazione a 360 gradi del paziente; la finalità di questo approfondimento è stata quella di illustrare l’utilità della correlazione tra esami ematochimici e stato nutrizionale, ponendo l’accento su come quest’ultimo possa influenzare la qualità della vita a breve, medio ma soprattutto a lungo termine.

Bibliografia

Wichtig Editore S. Linee guida SINPE per la Nutrizione Artificiale Ospedaliera 2002.
Rivista Italiana di Nutrizione Parenterale ed Enterale. 2002;S9–10.

Rossi RL. Interpretazione clinica degli esami di laboratorio. Una guida pratica. Il
Pensiero Scientifico; 2022.