Oleo Bone
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La coppia è un sistema vivo in continuo mutamento

Se c’è una cosa nella vita tutt’altro che semplice, è l’amore.  

Spesso si idealizza la relazione di coppia concependola come una forma statica, che deve rimanere identica nel corso degli anni, in verità è un sistema vivo in continuo mutamento. La vita delle relazioni di coppia, proprio come la vita del singolo individuo, si sviluppa e progredisce attraverso precise fasi evolutive influenzate tanto dallo sviluppo psicologico dei due partner, quanto dal loro stile di attaccamento. 

Considerando la coppia come una realtà vivente è facile intuire come essa abbia bisogno di cura per svilupparsi, crescere ed esprimersi fino ad essere “come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica” (K. Gibran, Il Profeta).

Fase 1: L’euforia dell’innamoramento  

La comunicazione tra due persone legate dall’amore ha le sue radici nella follia.  

Secondo Freud “l’innamoramento è una malattia grave, per fortuna breve” e chi ha ascoltato i discorsi degli innamorati sa che si tratta di deliri, deliri di onnipotenza.  

In questa fase di “incanto” c’è una fortissima idealizzazione dell’altro di cui si percepiscono solo le somiglianze, si annullano le differenze, si prova la sensazione che la volontà dell’altro sia la propria e che i progetti di vita siano identici. 

Secondo alcuni studi, l’innamoramento dura da 12 a 18 mesi, per altri arriva fino a 3 anni durante i quali avviene una fusione totale, una pulsione che genera un forte coinvolgimento emotivo ed un’intensa attrazione sessuale nei confronti di un’altra persona.  

All’innamoramento concorrono diversi fattori: c’è una componente sociale e una inconscia, una fisiologica e una primordiale e ce n’è anche una chimica che produce tutta una serie di reazioni psicofisiologiche. 

Quando ci innamoriamo le emozioni che proviamo generano un’energia inesauribile che ci toglie il sonno, l’appetito e la stanchezza, in altre parole, viviamo in uno stato alterato di coscienza, di obnubilamento, di eccitazione costante del corteggiamento, del reciproco conoscersi ed esplorarsi, del desiderio folle, dettati dall’incremento di neurotrasmettitori, come la dopamina, la sostanza responsabile delle sensazioni di piacere, euforia, eccitazione e alla base dei meccanismi della dipendenza,  e altri due neurotrasmettitori, la noradrenalina e la feniletilamina, che contribuiscono a creare gli stati di desiderio, eccitamento e bisogno tipici dell’innamoramento e che rendono il partner ai nostri occhi “perfetto, ideale”. 

Ma attrazione e passione non sono amore, almeno, non da soli, e se la fase dell’innamoramento coincide con l’idealizzazione dell’altro la realtà diventa un banco di prova. 

Fase 2: La differenziazione  

Il tempo, l’ambiente, la conoscenza reciproca, la crescita personale e una serie di altre variabili portano a vedere il rapporto e l’altra persona in una dimensione reale e non più ideale. L’eccitazione lascia il passo a una nuova consuetudine, la passione diventa meno totalizzante. 
Questa fase di «risveglio» suscita sentimenti contraddittori: se da una parte provoca una forte delusione, dall’altra può diventare gratificante e stimolante scoprire l’altra persona nella sua unicità. 

Anche in questa fase di “disincanto” la chimica gioca il suo ruolo aumentando il livello dell’ossitocina e vasopressina, che agiscono sui sentimenti di tenerezza e sul desiderio di stabilità e monogamia.  

Gradualmente il desiderio sessuale diminuisce così come la passione lasciando il posto al calore, l’affetto e la fiducia. Una coppia evolve dallo stato simbiotico a quello della differenziazione quando ognuno ricomincia a pensare in maniera indipendente e vi è uno spostamento verso l’introspezione. Impossibile arrivare alla fase di differenziazione senza una piccola o grande crisi perché è molto difficile che i due partner sentano la stessa esigenza contemporaneamente, uno vorrà differenziarsi, ritornare autonomo, mentre per l’altro, nella paura costante dell’abbandono, il cambiamento viene visto come un segnale di deterioramento patologico del rapporto, anziché come un naturale processo evolutivo. 

Se siamo capaci di accrescere la fiducia in noi e nell’altro, il passaggio dalla differenziazione alle fasi successive ha il vantaggio di sperimentare la cosiddetta “costanza dell’oggetto amato”, la capacità di credere che una relazione sia stabile e intatta, nonostante la presenza di battute d’arresto, conflitti o disaccordi.

Fase 3 La sperimentazione: l’esplorazione 

La fase di sperimentazione  (“voglio essere me stesso/a”) è un periodo nel quale ognuno cerca un’identità all’esterno della relazione. 

Scopo di questa fase è la capacità di esprimere e accettare le singole individualità e le reciproche differenze gestendole in modo costruttivo e soddisfacente per entrambi. La ridefinizione dei propri confini viene espressa attraverso attività e spazi separati, i partner sentono di avere bisogno di più tempo per sé stessi, i propri interessi e le proprie attività diventano il primo obiettivo. 

Fase 4 L’accettazione: il riavvicinamento 

Quando l’identità personale è sufficientemente definita, se la coppia è riuscita a rimanere ufficialmente e intimamente legata, arriva la fase di riavvicinamento (Ritorno a casa), un ritrovato bisogno di recuperare il supporto emozionale nella coppia.  

Ognuno ha potuto sviluppare un forte senso di sé e ritorna alla relazione senza paura della vulnerabilità e della non accettazione da parte dell’altro. Vicinanza e allontanamento si alternano e vengono gestiti con meno ansia e conflitto perché 
l’intimità che si raggiunge in questo momento è molto profonda, ci si stabilizza, si trova un equilibrio tra l’Io e il Noi.  

Fase 5 l’Interdipendenza 

La fase dell’interdipendenza, l’ultima, viene raggiunta quando la coppia riesce a coniugare la sicurezza della costanza della relazione con l’incoraggiamento reciproco ad affacciarsi nel mondo. 

Nel passaggio evolutivo di coppia, i partner hanno integrato le diverse individualità e sviluppato strategie per con-vivere insieme. La gelosia è contenuta: ci si fida dell’altro e la sua presenza dentro sé stessi è salda.  

In questa fase ciascun partner funziona da base sicura consolidata per l’altro, anche se in alcuni momenti se ne fa a meno, e si crea un legame di interdipendenza (la dipendenza reciproca nel rispetto delle sfere di autonomia), che consente di conciliare i bisogni di sostegno e condivisione con quelli di autonomia ed esplorazione e in cui si costruisce un’accettazione dell’altro per quello che realmente è, nella sua amabile imperfezione.  

Questa è la fase dell’amore maturo in cui il perfetto/ideale è riconciliato con il reale, è la piena intesa in cui il coinvolgimento è profondo e la sessualità acquisisce una nuova dimensione emotiva. 

L’amore inizia dove l’innamoramento finisce o per meglio dire, quando si trasforma da un insieme di emozioni e bisogni egoistici in un sentimento maturo, consapevole e accogliente in cui il perfetto/ideale è riconciliato con il reale, prende forma un desiderio di condivisione e stabilità nella volontà di costruire un progetto di vita insieme all’altra persona, è il momento della piena intesa in cui il coinvolgimento è talmente profondo che la sessualità acquisisce una nuova dimensione emotiva. 

Ricordando il pensiero di Carl Gustav Jung

L’incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: se c’è una qualche reazione, entrambe si trasformano.

Cristiana Bonaffini

Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia

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