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Guerra in Ucraina, dagli Usa: “lavoriamo ad un accordo”

Fonti interne alla Casa Bianca fanno trapelare ottimismo circa il piano di una pace tra Kiev e Mosca, ma la questione rimane complessa👇

📸bbci – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nell’incontro con Donald Trump del 17/10/25 – voceliberaweb

Ottimisti, ma fino a un certo punto. Al netto delle dichiarazioni distensive rese dalle due parti negli ultimi giorni, la strada verso un accordo che possa finalmente garantire la pace in Ucraina appare ancora irta di ostacoli. Tuttavia, a distanza di quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, adesso sul tavolo vi è qualcosa di concreto su cui impostare un dialogo negoziale.

Dopo Gaza, a vestire i panni del ‘deus ex machina’ delle controversie internazionali ci sta pensando ancora una volta il presidente americano Donald Trump. Suo il piano, articolato in 28 punti fondamentali, da sottoporre a Putin in vista di una composizione del conflitto che fino a pochi mesi fa sembrava in altissimo mare.

Una priorità su tutte: assicurare l’integrità politico-territoriale dell’Ucraina, pur facendo ampie concessioni alla Russia(che otterrebbe così il pieno controllo delle regioni di Luhansk e Donetsk). Dal canto loro, gli ucraini dovrebbero accettare una riduzione del loro esercito a non più di 600.000 unità e – altro nodo cruciale – promettere ufficialmente di impegnarsi a non entrare mai a far parte della NATO.

Da qui – almeno in linea teorica – scaturirà un patto di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa.

Una base comincia a delinearsi. Qualche piccolo progresso invero si registra, ma ancora nessun accordo. Verosimile che Putin faccia porre l’attenzione sull’aspetto legato alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina stessa. L’ipotesi – già ventilata in passato – di prevedere una forza multinazionale operante sul terreno non trova largo consenso né tra le parti in causa né sul fronte(solitamente compatto) dei Volenterosi. Motivo per ritenere che dalla proposta iniziale di Trump si possa arrivare nel prossimo futuro ad una ‘stretta’ sui punti da discutere.

Sul fronte comunicativo, gli ultimi segnali sono di una distensione che si sta alacremente cercando di mantenere affinché sia funzionale alle trattative. Dal Cremlino un’apertura al dialogo la si ricava dalle parole dello stesso Vladimir Putin sulla disponibilità da parte russa ad avviare colloqui con gli Usa e le altre forze occidentali. A fargli eco è Trump, sottolineando la necessità impellente di “trovare subito la pace per scongiurare un allargamento del conflitto”.

Dei buoni propositi, su una base negoziale che – come detto sopra – si starebbe formando con la fattiva collaborazione dei due schieramenti. Che il 2026 possa essere l’anno che vedrà la definitiva deposizione delle armi è ancora prematuro dirlo, ma anche solo immaginarlo. La questione, infatti, rimane oltremodo complicata, pur facendo registrare dei positivi avvicinamenti.