Yakuza/Like a Dragon compie 20 anni. Il mito di Kiryu continua
La serie Yakuza/Like a Dragon arriva ai venti anni. Un risultato incredibile per uno studio che negli anni non ha mai fatto mancare quantità e qualità nei suoi prodotti.

Negli ultimi anni la diffusione dei videogiochi della serie Yakuza/Like a Dragon ha avuto in grande incremento. Testimonianza di ciò è stata la sempre più costante apertura del team alle localizzazioni testuali (compreso l’italiano) nei prodotti più recenti.
La storia della serie, conosciuta in Occidente come Yakuza, non è però stata sempre così semplice.
Il primo capitolo è stato pubblicato nei 2005/2006 da Sega sotto lo storico direttore Tashihiro Nagoshi e intendeva raccontare una storia drammatica e profonda che avesse come sfondo la yakuza giapponese. L’ambientazione del gioco era la ormai storica Kamurocho, ispirata al reale quartiere di Tokyo di Kabukicho. Da quel momento in poi, partendo proprio da Tokyo, ogni rappresentazione del Giappone è sempre stata fedelissima.
La narrazione presenta, però, la prolissità tipica delle produzione orientali ricche di dettagli e questo inizialmente allontanò molti fan occidentali da questo genere di avventure.
La storia racconta dello yakuza Kazuma Kiryu, stimato membro del clan Tojo e rinominato Drago di Dojima per il suo vistoso tatuaggio e la famiglia di appartenza.
Quello che nelle primissime battute potrebbe ricordare un normalissimo gioco sulla criminalità, nel giro di pochissimo tempo attraverso un climax di eventi che cambiano la vita del protagonista.
Venuto a sapere di un delitto compiuto dal suo migliore amico, Akira Nishikiyama, davanti alla donna da lui amata, Yumi Sawamura, Kiryu decide di proteggere la sua “famiglia” prendendosene le colpe.
Da qui passano dieci anni in cui Kiryu sconta la pena in carcere, essendo anche espulso dal clan. Tornato in libertà la situazione è però tutt’altro che tranquilla: il suo kyodai (fratello per alleanza) aspira agli alti ranghi della yakuza e lo fa con rabbia, poiché tutti negli anni hanno rimarcato che i suoi successi sono stati possibili solo perché Kiryu non c’era. Dall’altra parte Yumi ha perso la memoria ed è sparita.
Nel frattempo la presunta sorella di Yumi ha abbandonato una bambina di nome Haruka che cerca risposte. Kiryu, anche lui orfano, sente il dovere di aiutare la bambina e da qui le storie dei due protagonisti si intersecano.
Da un lato la yakuza rischia il collasso per le azioni di Nishikiyama, dall’altro tutti cercano inspiegabilmente Yumi e per questo attaccano Haruka.
Il protagonista allora, un personaggio tanto forte fisicamente quanto stoico, combatte per sé e per la bambina.
Superati gli eventi del primo capitolo, la saga di Kiryu continuerà per una intera trilogia, salvo poi svilupparsi in una seconda!
Sei prodotti consecutivi con lo stesso protagonista che lotta per la sua libertà dallo specchio della yakuza e per proteggere le persone che ama.
La spiegazione, sicuramente sintetica, serve comunque ad accennare come negli anni, fino al 2016, Kiryu ne abbia passate di tutti i colori senza mai perdere però lo charme e la forza fisica e d’animo del primo prodotto.
In questi vent’anni, tra titoli principali, spin-off, remastered e remake, la serie conta una ventina di titoli!
Specchio di una produzione molto ricca non solo di qualità ma anche di quantità.

Come visibile nella foto celebrativa dell’anniversario, i primi due capitoli sono stati oggetto di remake ed è stato creato anche un prequel al fine di approfondire il passato leggendario di Kiryu, il suo rapporto con Nishikayama e per dare maggior background al personaggio di Goro Majima.
Si, perché la serie di Yakuza non è solo Kiryu, ma un Giappone ricco di spunti e attività e una associazione criminale piena di personaggi memorabili. Majima è solo uno dei moltissimi fan favorite dei fan, tanto da avere ottenuto recentemente uno spin-off a tema piratesco. Altro personaggio di grande importanza è il protagonista di “Yakuza 7” che, per la prima volta, lascia in disparte Kiryu a favore di Ichiban Kasuga. Un cambio di rotta totale che però ha dimostrato la bravura del team RGG (nato poi nel 2011 sotto Nagoshi che ha da qualche anno lasciato).
Passare da storie drammatiche vissute con un personaggio quasi tragico, nella maniera classica del termine, a un Kasuga molto più “eroe” è stato un rischio.
Si è passati da un sistema brawler molto spettacolare e che metteva in luce le abilità fisiche di Kiryu a un sistema di combattimento a turni dove la fantasia del protagonista ha la meglio. Kasuga è, infatti, molto più vicino al canone di “eroe”, felice, spensierato, sognatore ma anche ingenuo. Il suo combattimento a turni è specchio di questo e mette in luce tutta la sua creatività.
La denominazione Like a Dragon è arrivata proprio con Kasuga e rappresenta in maniera più letterale il nome giapponese originale della serie. Per quanto l’adattamento “occidentale” Yakuza sia stato accattivante, il team ha sempre “combattuto” la criminalità, mai incoraggiandola.
Se ci si fa un giro su Tik Tok o simili sarà capitato spesso di vedere Kiryu in situazioni folli o ridicole. Questa è l’altra faccia di Yakuza. A storie serie e strappalacrime seguono attività collaterali, come secondarie e minigiochi (tra cui il celebre karaoke) che alleggeriscono il tutto.
Serietà e follia è sempre stato il mix perfetto con cui RGG ha diffuso la propria serie.

Come è stato celebrato questo 20esimo anniversario?
Sono arrivate delle riedizioni dei primi due Yakuza remake con localizzazione inglese e cinese nei doppiaggi e di moltissime lingue, tra cui l’italiano, nei testi. Si è optato anche per una riedizione, con aggiunte per adattamento, gameplay e storia, del prequel uscito sotto il nome di Yakuza 0: Director’s Cut.
Il piatto forte è però in arrivo il prossimo 12 febbraio con il remake del terzo capitolo.
Per un maggior approfondimento a riguardo è possibile leggere qui.
