Primo e secondo premio al Convitto Cutelli nella VI edizione del Premio Manuela Corrao

“La poesia è il salvagente cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria riesce a passare.”
Sono versi di Khalil Gibran in cui il poeta esprime quanto l’arte poetica abbia costituito la sua ancora di salvezza nei momenti oscuri, quando le ombre ci avvolgono e sembra impossibile trovare una via d’uscita. E proprio la poesia, fra le varie tipologie di testo previste, hanno scelto, come Gibran, i due alunni del Liceo Classico Europeo del Convitto Nazionale Mario Cutelli, vincitori dei premi della VI edizione del concorso “Manuela Corrao”, organizzato dal Liceo Classico Cutelli – Salanitro per interpretare e descrivere il tema della competizione ovvero “Guardare oltre il buio”,
La cerimonia di premiazione si è tenuta nella mattinata di giovedì 7 maggio presso l’Aula Magna dell’istituto: sono stati ricordati dalla famiglia il coraggio e la spontaneità dell’alunna Manuela Corrao, a cui è dedicato il concorso, ed é stato presentato un interessante intervento sul ruolo terapeutico della musicoterapia in ospedale.
I nostri studenti hanno ottenuto eccellenti risultati: Federico Motta di IVE si è aggiudicato il primo premio (500 in ex aequo) e Tiziano Di Marco di VD il secondo premio (300 in ex aequo), entrambi nella sezione Testo narrativo e poetico. I ragazzi hanno preso parte all’iniziativa nell’ambito del progetto “La scuola come volano artistico – letterario”, ideato e curato dalla prof.ssa Giusy Gattuso che ha inviato cinque lavori di cui due poesie e tre racconti. Il gruppo costituisce un cenacolo di studenti brillanti e volenterosi che desiderano esprimersi attraverso i testi letterari e artistici, motivati e stimolati a far sbocciare il proprio talento facendosi accompagnare e guidare nella produzione dell’opera d’arte.
Il testo di Federico, dal titolo Margherita, racconta di una “guerra senza nome” nel corpo del protagonista, una lotta contro un falso amore che lascia segni e lividi, proferisce bugie e marchia la sua anima. Perché non si tratta affatto di amore ma di “controllo” e possesso. In questo conflitto, però, chi scrive riprende e ricuce “le ossa”, le “fa sillabe” e, anche grazie al dolore, definito “setaccio crudele”, ricostruisce e supera quella che non può né deve essere una sua “vergogna”: va avanti con le sue “cicatrici che pensano, non più prigioni ma finestre aperte”.
La poesia di Tiziano, dal titolo Oltre descrive la condizione dell’anima avvolta e lacerata dal dolore, “stanca”, nel nulla, nel “grembo” dell’ombra. Ma un barlume di Luce che “rifrange il pensiero” si impone e, nonostante la spinta verso la negazione, la resa, il “fascino muto del nulla”, quella scheggia luminosa grida e trasforma la notte in giorno, lasciando l’abisso della disperazione e il dissolversi dell’oscurità e proferendo con decisione e con “fiera Volontà” il proprio “Sì” alla vita e al suo chiarore.
Due scritti, quelli di Federico e Tiziano, che lasciano il segno e mostrano quanto la profonda sensibilità dei nostri giovani studenti possa essere fonte di empatia e di delicatezza d’animo, avvicina all’arte e permette di connettersi e comprendere sia la realtà esterna sia la nostra interiorità.




