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Perché esistono due Congo?

Questo Mondiale ha visto il ritorno nella competizione della Repubblica Democratica del Congo. Specificare “Democratica” risulta fondamentale per distinguere il suddetto Stato dalla Repubblica del Congo. Ma perché, dunque, esistono due Congo?

Colonialismo protagonista

Innanzitutto, bisogna capire perché entrambi gli stati si chiamano Congo. I due paesi, infatti, prendono il nome dal fiume Congo, ossia il secondo corso d’acqua più lungo del continente dopo il Nilo, che funge da confine naturale tra le due repubbliche. Il fiume, inoltre, separa proprio le capitali, Brazzaville (Congo) e Kinshasa (RD Congo), le quali, dopo Roma e Città del Vaticano, risultano essere le due capitali più vicine al mondo.

La storia dei due paesi, divisi a seguito della Conferenza di Berlino, è stata, purtroppo, profondamente segnata dal colonialismo. Per quel che concerne la Repubblica del Congo, essa divenne una colonia francese nel 1891, mentre la Repubblica Democratica del Congo divenne nel 1885 un possedimento personale del re dei Belgi Leopoldo II, per poi trasformarsi in una vera e propria colonia belga nel 1908.

In entrambi i casi il colonialismo, così come accaduto in altri stati africani, ha lasciato un’impronta indelebile sulle due odierne repubbliche. Una situazione in ambo le parti che portò, anche dopo le rispettive indipendenze, a crisi economiche, instabilità politica e violente guerre civili.

La Repubblica del Congo

Fonte immagine: Wikipedia

Analizziamo la situazione delle due repubbliche, partendo dall’ex colonia francese. Dopo esser diventata una colonia transalpina nel 1891 sotto il nome di Congo francese, la sua condizione mutò nuovamente nel 1910, quando essa divenne una delle quattro colonie francesi, insieme a Ciad, Gabon e Ubangi-Sciari (l’attuale Repubblica Centrafricana), che diedero vita all’Africa Equatoriale Francese, vale a dire una federazione che univa i possedimenti francesi della regione.

Tra l’altro, la capitale della federazione fu proprio Brazzaville, già capitale del Congo dal 1903, città chiamata così in onore del suo fondatore, ossia l’esploratore italiano Pietro Savorgnan di Brazzà.

Per quel che concerne l’operato francese sul territorio, la Francia, inizialmente, decise di optare per una politica di assimilazione, la quale aveva l’obiettivo di diffondere la lingua e la cultura gallica nella colonia, con l’idea che anche i congolesi potessero divenire dei cittadini francesi a tutti gli effetti.

Gli auspici dei francesi, però, dovettero fare i conti con la realtà, tanto da costringere lo Stato europeo a cambiare strategia, spostandosi verso una politica di associazione. In pratica, i congolesi vedevano riconosciute le proprie tradizioni e la propria identità, ma il potere restava, comunque, nelle mani dei francesi.

Capitolo importante riguarda lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse naturali, come legname e caucciù. Per fare ciò, gran parte del territorio venne assegnato a diverse compagnie private, con l’obiettivo di ottenere un bel profitto, il quale doveva essere parzialmente versato nelle casse dello Stato francese. Per aumentare il profitto, però, gli abitanti locali erano costretti, sostanzialmente, ai lavori forzati, con anche delle severissime punizioni, come mutilazioni, nel caso in cui non si fosse raggiunto l’obiettivo.

Culmine dello sfruttamento della popolazione locale è rappresentato dalla costruzione, tra il 1921 e il 1934, della ferrovia Congo-Oceano, al fine di collegare Brazzaville al porto di Pointe-Noire, che affaccia sull’Oceano Atlantico. Durante la costruzione di tale opera, persero la vita circa 20mila persone, a causa di malattie, fame e condizioni di lavoro disumane.

La Repubblica Democratica del Congo

Fonte immagine: Wikipedia

Se la situazione è apparsa già abbastanza spietata nel Congo-Brazzaville, essa risulta ancor peggiore dall’altra parte del fiume. La Repubblica Democratica del Congo, come già accennato, è divenuta un possedimento personale del re belga Leopoldo II nel 1885, il quale decise di chiamarlo Stato Libero del Congo.

Nonostante un nome decisamente colmo di speranza, la realtà fu ben diversa. Il sovrano belga adoperò la popolazione nella raccolta del caucciù imponendo, però, delle quote di raccolta surreali. Ma per giungere a tali obiettivi, Leopoldo applicò una politica di terrore e violenza, punendo in maniera disumana i congolesi. Una delle pratiche più comuni all’epoca era, per l’appunto, quella della mutilazione delle mani.

Il regime di Leopoldo portò a un vasto calo demografico della popolazione locale, causando la morte di circa 10 milioni di persone. Un numero davvero enorme che neppure all’epoca poteva continuare ad essere ignorato. In questo ebbe un ruolo cruciale il giornalista britannico Edmund Dene Morel, il quale, supportato anche da altre personalità di spicco, denunciò le atrocità di Leopoldo, costringendo quest’ultimo a cedere lo Stato al Belgio.

Nel 1908 lo Stato Libero del Congo divenne una colonia belga e il suo nome mutò in Congo belga. La situazione migliorò: molte delle pratiche brutali adoperate nel periodo di Leopoldo furono eliminate, aumentarono gli investimenti in infrastrutture come ospedali per combattere le epidemie. Tuttavia non tutto fu rose e fiori.

In questo contesto, infatti, il Belgio decise di adottare una politica paternalista: secondo i belgi, i congolesi non erano in grado di governarsi autonomamente, dunque i colonizzatori fungevano da “padre”. In altre parole, le decisione venivano prese dalle autorità belghe, mentre ai congolesi venivano concessi pochissimi diritti e nessun potere decisionale.

Inoltre, continuò anche lo sfruttamento dei lavoratori: il Congo belga, in effetti, era molto ricco di risorse, come oro e diamanti, e la popolazione era costretta ai lavori forzati in condizioni inumane nelle miniere, oltre che nella costruzione di strade, ferrovie e nelle piantagioni. Sostanzialmente, non vi fu più la brutalità emersa con Leopoldo, ma le forme di sfruttamento continuarono.

L’indipendenza

I due stati divennero indipendenti nel 1960. Tuttavia, negli anni successivi, in entrambi i casi vi furono conflitti interni, periodi di grave instabilità e di crisi. Si potrebbe parlare del colpo di stato di stampo socialista nell’ex Congo francese nel 1968, che cambiò anche temporaneamente nome in Repubblica Popolare del Congo, divenendo così il primo Stato marxista-leninista dell’Africa.

Oppure del regime del generale Mobutu Sese Seko nella Repubblica Democratica del Congo, il quale cambiò il nome del paese in Zaire, oltre a quello della capitale da Léopoldville a Kinshasa. La dittatura del generale durò diversi anni, dal 1965 al 1997, durante i quali il paese fu caratterizzato da una grave crisi economica, crollo delle infrastrutture e ancora violenza verso il popolo.

La situazione, ancora oggi, continua ad esser delicata in ambo i paesi e la speranza è che i congolesi riescano un giorno a trovare un po’ di stabilità e a sognare un futuro migliore.

Immagine copertina generata con IA