Cosa ricorderemo del Mondiale 2026
Mondiale ’26: Capo Verde da sogno, la Spagna sul tetto del Mondo, Messi all’ultima danza: solo alcune delle storie che ci porteremo dietro dalla rassegna👇
#1 – L’INNO AL CALCIO DELLA SPAGNA

Storia. Il Mondiale dopo l’Europeo, come nel 2010. Sedici anni più tardi la Spagna piazza un altro storico double, raggiungendo Uruguay e Francia a quota due affermazioni nella competizione iridata. Il più bel calcio espresso da una Nazionale di vertice nell’ultimo mese è stato indubbiamente quello delle Furie Rosse, sempre dominante, mai speculativo, con un’idea chiara(non negoziabile) improntata al controllo del gioco.
Senza che brillasse la stella più attesa(Yamal), il CT Luis de la Fuente – il più anziano ad aver vinto un Mondiale da commissario tecnico – ha trovato nel collettivo il modo migliore per esaltare le qualità dei singoli, rasentando l’equilibrio perfetto(una sola rete subita in tutto il Mondiale). Emblematico il 2-0 rifilato alla favoritissima Francia in semifinale.
#2 – FRANCIA: LA CADUTA DELLE STELLE

Nomi stellari, la Finale persa in Qatar ed il peso di essere i più forti. Sulle spalle della Francia ha gravato l’aspettativa più alta, quella di chi deve vincere per forza. Un peso che i transalpini hanno provato a portare addossandolo sulle loro migliori individualità , finendo però per venire disinnescati dalla tremenda organizzazione degli spagnoli.
Mbappé recordman, ma ancora una volta a trionfare è qualcun altro. Deschamps chiude con mestizia fuori dal podio e con un solo titolo Mondiale vinto in 14 anni alla guida della Nazionale più forte sulla carta(all’orizzonte si staglia Zidane). Troppo severo parlare di fallimento?
#3 – LEO MESSI SENZA TEMPO

Il talento non invecchia. A 39 anni, dopo aver guidato la propria Nazionale al trionfo qatariota, Lionel Messi si è trovato nuovamente al timone dell’Argentina, con un obiettivo in testa, per quanto difficile: replicare l’impresa del 2022. Un leader riconosciuto, tecnico e non solo, che nei momenti chiave ha tirato fuori dal cilindro le giocate che hanno permesso all’Albiceleste di riguadagnarsi la Finalissima.
L’epilogo è stato amaro, ancor di più pensando che quella di New York potrebbe verosimilmente essere stata la sua ultima apparizione ad un Mondiale. Nel caso fosse così, un ‘grazie’ è d’obbligo.
#4 – L’INCREDIBILE AVVENTURA DI CAPO VERDE

Una delle pagine più belle in assoluto. La Nazionale di uno dei paesi più piccoli ad aver mai preso parte ad un Mondiale di calcio sembrava destinata al ruolo di comparsa, la classica Cenerentola intrufolatasi al grande ballo. Eppure, pronti via e i caraibici fermano sul pari la Spagna Campione d’Europa, con le parate del portiere-eroe Vozinha a fare da copertina.
Non è un lampo isolato: seguono altri due pareggi ed il primo storico pass per la fase ad eliminazione diretta, dove i capoverdiani mettono addirittura alle strette i Campioni del Mondo in carica, venendo sconfitti soltanto ai tempi supplementari. Chapeau Capo Verde.
#5 – IL ‘CASO BALOGUN’, TRUMP E LA FIFA

Una delle pagine in assoluto più brutte del Mondiale ’26 la firmano il Presidente di uno dei tre paesi ospitanti ed il presidente della FIFA, ente organizzatore. Il duo Trump-Infantino si rende artefice in mondovisione di uno smacco ai valori profondi dello sport. Tutto nasce da una telefonata del tycoon all’amico Gianni, con la richiesta di rivedere la squalifica inflitta al calciatore statunitense Balogun(espulso durante la gara dei sedicesimi contro la Bosnia).
Risultato? Calciatore graziato e ‘regolarmente’ arruolabile negli ottavi di Finale, tra lo sconcerto generale. Per fortuna è il campo a rimettere parzialmente le cose a posto: Usa strapazzati 4-1 dal Belgio e fuori dalla competizione. Un giusto contrappasso dopo la scandalosa decisione.
#6 – L’EDIZIONE PIU’ GRANDE DI SEMPRE

Tre paesi, 48 Nazionali partecipanti contro le 32 di quattro anni fa. La Coppa del Mondo si fa davvero in formato ‘Mondiale’ con l’edizione più larga di sempre. E non sembra essere finita qua, Infantino anticipa: “Mondiali 2030 a 64 squadre? Faremo una valutazione. Ogni nazione deve sognare di poter partecipare.”
