Società

Overtourism: il lato nascosto del turismo globale

Fare parte della lista UNESCO è sicuramente un privilegio che comporta visibilità a livello internazionale, investimenti ma anche aumento del livello di turismo. Ed è proprio per via di questo riconoscimento che l’overtourism può trasformarsi in un rischio.

Immagine generata da IA

Overtourism, cioè la mole turistica così elevata da compromettere la preservazione dei luoghi e la qualità della vita dei residenti. Negli ultimi anni stiamo assistendo a questo fenomeno, sempre più in crescita, dove molte città storiche e siti archeologici registrano numeri superiori alla loro capacità di accoglienza.

Il problema non è il turismo in sé. Esso rappresenta una risorsa economica e culturale inestimabile e fondamentale. La criticità risiede nella gestione del fenomeno. Flussi incontrollati di visitatori possono non soltanto deteriorare monumenti e siti storici, ma compromettono pure l’equilibrio della vita quotidiana delle comunità locali.

Ragion per cui, sempre più istituzioni territoriali stanno introducendo misure cautelative come ingressi contingentati, ticket di accesso e sistemi di prenotazioni. L’obiettivo principale è quello di rendere il turismo più sostenibile.

Luoghi simbolo di questo fenomeno sempre più dilagante sono Venezia, Barcellona (pur non essendo città UNESCO) , Dubrovnik e le Cinque Terre. Da una parte rappresentano un patrimonio universale di innegabile bellezza; prove irripetibili di un passato fatto di storia, arte ed ingegno umano che l’UNESCO riconosce come appartenente a tutta l’umanità.

Dall’altra parte, tuttavia, è proprio la fama che espone questi patrimoni inestimabili ad una crescente pressione fatta di milioni di visitatori l’anno, infrastrutture sempre più sollecitate e precari equilibri ambientali.

A Venezia, per esempio, l’overtourism ha contribuito allo spopolamento del centro storico e alla trasformazione di abitazioni, botteghe e servizi destinati ai residenti in strutture ricettive per attività mirate ai visitatori. E questo è il destino che sta accomunando molte altre città d’arte europee.

Il principale malcontento deriva proprio dai residenti. L’aumento degli alloggi turistici ha causato una lievitazione dei prezzi degli immobili, oltre che la trasformazione degli spazi urbani. Gli abitanti di queste comunità percepiscono il turismo come problema che sta modificando profondamente l’identità dei quartieri delle loro città.

Un altro aspetto che sta influendo sempre più, in modo irreversibile, è la cultura del viaggio “instagrammabile”. I social, infatti, negli ultimi anni tengono le redini del turismo globale. Instagram, TikTok e YouTube, hanno cambiato il modo in cui scegliamo le nostre destinazioni di viaggio.

Ad oggi, un luogo conquista l’attenzione globale perché diventa virale sui social. Ma c’è da dire che, la popolarità mediatica, può trasformare un angolo di pianeta nascosto in una destinazione internazionale nel giro di pochissimo tempo. E questo può essere al contempo positivo e negativo.

Il fenomeno nasce dalla necessità dell’immagine nell’esperienza contemporanea del viaggio. Non si viaggia più soltanto per conoscere un luogo, per comprenderne la storia o entrare in contatto con un determinato tipo di cultura. Si viaggia soprattutto per affermare e documentare la propria presenza in quel determinato posto.

Questo perché, la fotografia davanti ad un monumento, il video di un panorama mozzafiato o il contenuto pubblicato sui social, diventa quasi parte integrante dell’esperienza stessa. Il viaggio non è più solo un momento vissuto, ma diventa una narrazione da condividere.

Ultimamente sentiamo sempre più spesso il termine “instagrammabile”, ovvero un qualcosa caratterizzato da un forte impatto visivo. Capace di attirare l’attenzione (“views”) degli altri utenti, così da generare rapidamente sempre più consenso online.

Questa logica, però, rischia di privilegiare soltanto l’aspetto estetico a discapito del reale valore storico e culturale di un luogo. Un sito può diventare famoso non necessariamente perché è la testimonianza di un passato importante, ma perché, piuttosto, risponde ai criteri algoritmici.

Questa dinamica solleva, inesorabilmente, dei quesiti: il valore di un luogo dipenderà dalla sua popolarità digitale oppure dalla capacità di raccontare la sua storia? O forse l’overtourism è il riflesso di una società che non riesce più a staccarsi dalla dimensione digitale?

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