Dal libro alla serie: la Dott.ssa Malpasso racconta pro e contro
La dott.ssa Malpasso, specializzata in serialità televisiva, racconta il fenomeno degli adattamenti dal libro alla serie tv attraverso due diverse produzioni.

Chi è la Dott.ssa Malpasso?
Per raccontare chi è la Dott.ssa Malpasso, ecco di seguito il suo curriculum sul sito del DISUM dell’Università degli Studi di Catania.
Federica Malpasso è dottoranda di ricerca in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale (XL Ciclo) presso l’Università degli Studi di Catania con un progetto finanziato nell’ambito del PNRR – Changes: Spoke 2. La sua ricerca si incentra su Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone e alla valorizzazione dei materiali d’archivio cinematografici attraverso l’impiego delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale.
Nel quadro di questo progetto ha svolto due periodi di ricerca all’estero presso il LARSH – Laboratoire de Recherche Sociétés et Humanités dell’Université Polytechnique Hauts-de-France (Valenciennes, Francia), tra settembre e novembre 2025 e febbraio e aprile 2026.
È attualmente redattrice della sezione Cinema di UniCTMagazine, componente del comitato di redazione di «Arabeschi. Rivista internazionale di studi su letteratura e visualità» e membro della Consulta Universitaria del Cinema (CUC). Ha precedentemente conseguito presso l’Università di Catania la Laurea Magistrale, cum laude, in Comunicazione della Cultura e dello Spettacolo con una tesi dal titolo Dei e semidei nella transmedialità: Analisi sul fandom di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo e la Laurea Triennale in Scienze e lingue per la comunicazione con una tesi dal titolo L’etica del cinema attraverso i suoi eroi: Tony Stark e Anakin Skywalker.
Parallelamente al percorso accademico, ha preso parte al CineCampus Terre di Cinema (TdC2024), svoltosi nell’isola di Ortigia (SR), dove ha studiato con esperti del settore cinematografico, tra cui il direttore della fotografia Luciano Tovoli, e ha ricoperto il ruolo Segretaria di produzione per tre registe internazionali. Ha inoltre partecipato a un workshop di recitazione cinematografica presso la New York Film Academy (2021) e ha collaborato all’organizzazione della X edizione del Catania Film Festival (2021). I suoi interessi di ricerca si concentrano sul cinema, la sociologia e i fandom studies, con particolare attenzione all’applicazione delle tecnologie digitali nell’ambito della ricerca, della valorizzazione del patrimonio audiovisivo e della comunicazione culturale.
Le serie scelte per raccontare il passaggio libro-serie tv
L’adattamento di libri in serie tv è un fenomeno che negli ultimi anni ha avuto un grande sviluppo.
Per raccontare pregi e difetti di questo fenomeno si è scelto di confrontare la serie Netflix A Good Girl’s Guide to Murder (Come uccidono le brave ragazze) e quella Amazon Prime Video Off Campus.
Partiamo da una piccola disamina su libri e autrici
A Good Girl’s Guide to Murder è una serie di romanzi della brillante scrittrice britannica classe ’92 Holly Jackson. L’autrice rappresenta uno di uno dei fiori all’occhiello della realtà britannica. Dopo aver studiato linguistica letteraria e scrittura creativa all’Università di Nottingham, ha lavorato come docente divenendo autrice della trilogia (+ prequel) che Netflix ha deciso di trasporre sullo schermo. La storia dei suoi romanzi gira attorno alla cittadina di Little Kilton e alla protagonista Pip Fitz-Amobi, una adolescente che cerca di portare luce sui misteri del luogo.
Il tema centrale è infatti, quella verità che Pip vuole svelare a ogni costo, pur subendo inevitabili conseguenze psicologiche.
Amazon, invece, ha deciso di riprendere la Campus Series di Elle Kennedy, autrice canadese di oltre 50 romanzi contemporanei e rosa. Si tratta, come visibile nel suo stesso sito, di una autrice bestseller di New York Time, USA Today, e Wall Street Journal. Amazon ha scelto di partire dalle vicende con protagonista la giovane e brillante studentessa Hannah Wells e il capitano della squadra di hockey Garret Graham. I due iniziano a frequentarsi con un accordo: la loro relazione servirà a permettere al celebre figlio d’arte un miglioramento scolastico e alla ragazza di esser messa al centro dell’attenzione verso un ragazzo per cui ha una cotta.
Il loro rapporto è destinato a svilupparsi, però, in modo diverso dal previsto, rivelando anche fragilità e pregressi dei due ragazzi.
Come si adatta un libro?

In entrambi i casi, il materiale a disposizione era ampio e la missione non semplice…
Lo sceneggiatore deve operare inevitabili tagli ma mantenere la storia lineare. Il libro lascia infiniti dettagli, la serie non può. Il pubblico a cui ci si rivolge prevede sia neofiti, per cui il cambiamento sarà impercettibile, sia assidui lettori che potrebbero sentirsi traditi.
È proprio la struttura di una serie tv moderna a spingere inevitabili cambiamenti
Se prima si optava per una ventina di puntate da 20-25 minuti, oramai le serie hanno molti meno episodi da massimo un’ora. Il ritmo deve essere calzante e intrigante, si deve mostrare bene la storia ma anche renderla propria.
Netflix e Prime Video operano allo stesso modo?
No. A Good Girl’s Guide to Murder è una serie britannica con ritmo lento, cadenza di parole lenta, sembra quasi teatrale. Amazon ha scelto, invece, di raccontare Off Campus legandosi molto al fandom, riprendendo frasi, contenuti, tutto al fine di una maggior affezione verso i personaggi.
Proprio l’approccio ai personaggi secondari è un punto che differenzia le due serie
La serie britannica ha avuto uno sviluppo particolare della trama. L’autrice è entrata in gioco in maniera più forte nella seconda stagione e ha cercato di dare maggior importanza anche a personaggi secondari. Nei libri lo sviluppo era stato differente. Un caso emblematico è la figura di Stanley, centrale nella seconda stagione. Il ragazzo, legato alla storia di un serial killer, nei libri era già presente fin dall’inizio come detective, interagiva con Pip. Qui viene introdotto a forza nella seconda stagione provocando una spaccatura nei fan. Anche per questo, non mancano dubbi sul proseguo della serie.
La prima stagione di Off Campus si è dimostrata più lineare sotto questo punto di vista.
Come accennato, si è lavorato tanto per far affezionare il pubblico a tutto il campus, non solo ad Hannah e Garret. Ci sono puntate dedicate ad altri personaggi che anticipano tematiche future.
Entrambe le serie hanno un elemento traumatico alla base
Il pubblico entra a contatto empatico con ciò che vede: se c’è una narrazione lieto fine allora avrà una risposta positiva, se l’evento è traumatico a interessarsene saranno persone che hanno vissuto esperienze simili. Esemplificare il dolore non è facile, è semplice creare solo climax, la difficoltà sta nel creare una storia in cui ci sia crescita e decrescita emotiva. Nel televisivo si può passare dalla luce all’ombra o viceversa.
Pip: dalla luce all’ombra
Pip parte come un personaggio “bianco”, vuole risolvere un caso errato con vittimizzazione di uno dei due assassinati. Vuole sollevare tappeto per mandare via la polvere. Quando ci si intromette si possono trovare persone buone o cattive che ti fanno cadere nel vortice. Nella prima stagione i personaggi più vicini fanno male. La seconda stagione presenta un nuovo caso di scomparsa e rievoca i fantasmi della protagonista: crisi, poca fiducia, problemi familiari. La ragazza si lega così tanto al caso del serial killer da rischiare di divenire vittima delle vicende. La sua caduta si mostra con molti dettagli che ricordano i suoi traumi.

Hannan e Garret: uscire dall’oscurità
Il passato dei due ragazzi è il vero motore della narrazione, molto più della storia d’amore
La protagonista aveva bevuto al liceo una bibita drogata ed era stata abusata. Anche qui il tema è quello dello stress post traumatico ma si cerca di mostrare il presente e non la vittima. Quella cosa è successa ma non definisce quella persona. Hannah si risolleva con personaggi positivi, non parla direttamente del passato. Il personaggio passa dal baratro alla luce e trasmette, soprattutto ai piccolini, messaggi importanti: la vittima non si sente in torto, la madre non vittimizza la figlia e la famiglia è presente per lei. La rinascita è graduale e anche i titoli di coda lasciano messaggi importanti.
Garret vive, invece, nell’ombra del padre. Grande giocatore di hockey del passato ma anche fonte di grandi traumi per il ragazzo a causa di abusi domestici ai suoi danni e ai danni della defunta madre.
Il suo personaggio è più psicologico dei romanzi, è costruito in modo più delicato. Nei libri ha modo di fare diverso, qui cresce, non è del tutto vittima del padre. Nel suo caso i cambiamenti rispetto al romanzo sono stati inevitabili. Il libro raccontava un mondo di ormai 10 anni fa, oggi sarebbe impossibile, ad esempio, pensare a un ragazzo bloccato finanziariamente dal padre fino alla maggiore età. La denuncia resta ma la dipendenza totale dal padre no. Questo elemento è stato apprezzato sia dai fan che dall’autrice.

Le scelte registiche
Uno degli elementi più importanti nelle ripresa è la scelta delle inquadrature, oggettiva o soggettiva.
Quando si è all’inizio e si deve entrare in connessione con i personaggi si usa l’oggettiva e si mostra tutto ciò che accade. Più la serie va avanti, maggiore è l’uso della soggettiva, si diventa gli occhi del personaggio e di chi gli sta accanto. Una storia con troppe inquadrature soggettive può creare confusione, spesso si usano luce o movimenti di camera. Prendiamo Pip, il finale della seconda stagione la vede come una vittima, l’inquadratura dal basso all’alto sembra volerla reggere. L’uso delle luci è specchio di ciò, si passa all’ombra come simbolo del baratro in cui è caduta. In Off Campus l’estremo bene e l’estremo male non implicano cambiamenti. Si utilizza la telecamera ferma con dettagli specifici, magari su un oggetto di conforto. I momenti negativi sono segnati dall’uso della soggettiva con in mano questo oggetto.
Piccole anticipazioni sulla seconda stagione di Off Campus

La nuova stagione della serie Prime Video prenderà spunto nuovamente dai romanzi della Kennedy ma mescolando maggiormente le carte.
La prima stagione ha già introdotto la “relazione” tra Allie Hayes e Dean Di Laurentis. Saranno proprio loro i protagonisti del proseguo della storia.
La ragazza affronta il tema dell’identità e delle difficoltà nel seguire la propria strada quando si hanno accanto persone che non ci sostengono. Questo la porta a rompere con il suo ragazzo e alla scelta di dedicare la vita alla sua unica certezza: il teatro. Il suo è un salto nel vuoto dalla quotidianità verso un futuro incerto ma più libero e ambizioso.
Dean è un personaggio a primo impatto superficiale, ha tutto ma preferisce “giocare” con il proprio denaro, il proprio status e la propria libertà, specialmente sessuale. Nei libri questo ultimo aspetto dipende da una relazione che ha avuto un finale disastroso ma la serie omette, almeno per ora, questo elemento. Avvicinarsi ad Allie permette lui di capire che “privilegio” non equivale a “felicità”.
