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LA LEGALITÀ BUSSOLA DELLA SOCIETÀ

Nel percorso di formazione di un giovane uno dei punti cardinali della stessa risulta essere l’educazione alla legalità.

Aristotele all’interno della sua “Politica” definisce l’uomo quale “animale sociale capace di aggregarsi ad altri individui e costituire una società”. Lo stesso filosofo greco si interroga perciò circa la socialità stessa quale elemento primario dal quale partire per parlare dell’aggregazione di più individui. In una visione darwiniana si potrebbe interpretare tale evento come necessaria conseguenza rispetto alla consapevolezza di portare avanti una continua lotta per la sopravvivenza. Non a caso, nell’affrontare i suoi studi Darwin parte proprio dall’osservazione del branco di animali, arrivando alla conclusione che nei rapporti tra di essi vige poi la famosa “legge del più forte”. E la socialità allora la si può anche intendere come meccanismo di difesa rispetto ad un singolo individuo che, essendo il più forte, avrebbe il predominio sugli altri, soprattutto se quest’ultimi non si unissero in gruppo.

 E se spesso ciò vale anche per gli uomini non si può non cogliere il collegamento diretto con il pensiero di un altro filosofo, questa volta di origine tedesca e cronologicamente più vicino a noi, quale Thomas Hobbes, il quale sintetizza il proprio parere sull’uomo con la frase “homo homini lupus” (l’uomo è un lupo per l’uomo).  Ripercorrendo la filosofia del tedesco è possibile riscontrare la presenza di un’idea secondo cui l’uomo è più portato a sopraffarsi che ad associarsi secondo anche le peculiarità del cosiddetto “stato di natura”.  Non a caso nel pensiero di Hobbes l’individuo abbandona questo stato solamente per giungere ad una più pacifica convivenza assicurata dal famoso contratto sociale (e unilaterale) con il Leviatano che dà poi origine al famoso stato assoluto. Sigmund Freud infatti afferma che ogni qualvolta un individuo prende coscienza dell’impossibilità di prevalere sugli altri in lui tende a scattare una sorta di “autodifesa”. Il soggetto, alla luce di ciò, si batterà poiché vi sia una sostanziale uguaglianza e nessun altro individuo possa assumere una posizione di dominio alla quale anch’egli sarebbe “sottomesso”. Si arriva quindi alla soluzione dove ognuno preferisce rinunciare a qualcosa rispetto al proprio “potere” per assicurarsi un stato sostanziale di uguaglianza, alla quale poi si collegano la coscienza sociale e il sentimento del dovere.

In una visione più generale possiamo comunque dire che ogni gruppo sociale, perché viva in modo pacifico e meno ostile, ha bisogno di regole, poiché senza esse si finirebbe per ricorrere proprio alla legge del più forte del pensiero darwiniano. Peraltro, un mondo incentrato su questa stessa legge risulta “limitato”, poiché inevitabilmente lo stesso “individuo più forte” resterebbe da solo, arrivando quindi ad ottenere una vita solitaria e certamente vuota. L’insieme delle legge regge allora la comunione in una società, divenendo la strada da seguire per il “corretto vivere”.

Per quanto posso sembrare strano le leggi poi si collegano al concetto di libertà. Ognuno di noi infatti è libero di seguire la quasi totalità delle norme (anche di carattere morale o religioso)  Con la conseguenza eventualmente di far fronte alle eventuali sanzioni qualora non si rispettassero (arrivando quindi a toccare l’argomento della responsabilità, concetto comunque non lontano da quello della libertà). Ma soprattutto le stesse leggi si rivelano poi indispensabili per tutelare quella che è la libertà, sia del singolo che della collettività.

E la libertà, come ricorda Piero Calamandrei, insieme alla convivenza sociale e alle leggi, “è condizione ineliminabile della legalità; infatti dove non vi è libertà non può esservi legalità.” Proprio per tali ragioni l’educazione alla legalità appare come una risorsa indispensabile per la società stessa. Naturalmente essa si collega a molteplici aspetti della nostra quotidianità la quale comunque è inevitabilmente basata sulla reciproca convivenza e sulla società della quale facciamo parte. Ecco perché educare ad essa significa istruire un’intera società, orientare il futuro e trasformarlo nel migliore dei modi . L’eduzione alla legalità è allora il bastone al quale far aggrappare le prossime generazioni per permettergli di “germogliare” nel modo migliore.

Autore: Andrea Salvatore Leone

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