Speciale Corea del Sud

Jeju, dietro la cartolina: quattro morti in tre giorni

Nel giro di appena tre giorni, tra il 22 e il 24 agosto 2026, quattro persone precedentemente segnalate come scomparse sono state trovate morte. Che cosa sta veramente succedendo nell’isola di Jeju?

Immagine generata con IA

Esiste un immaginario collettivo di Jeju che appartiene quasi alla fantasia. Un’isola vulcanica affacciata sul Mar Cinese Orientale, fatta di scogliere nere, acque limpide e distese di palme che attraversano paesaggi fino alle pendici del monte Hallasan.

Per milioni di visitatori l’isola rappresenta quasi una parentesi dal rumore delle grandi metropoli sudcoreane; una delle destinazioni più amate del paese che accoglie oltre i 13 milioni di visitatori, si stranieri che sudcoreani.

E’ proprio quest’immagine idilliaca e rassicurante a rendere il quadro che ci si presenta davanti ancora più agghiacciante ed inquietante: quattro persone ritrovate morte nel giro di soli tre giorni. Tuttavia, queste tragiche vicende non sembrerebbero essere legate da un’unica matrice criminale.

Emerge però un dettaglio particolare: dietro almeno due di questi casi si nasconde una storia che ha trasformato un caso di cronaca nera in un vero e proprio scandalo nazionale. A quanto parte, un agente di polizia avrebbe falsificato le verifiche su alcune persone scomparse, dichiarando di averle contattate quando in realtà non lo aveva fatto.

Dalle indagini sarebbe emerso soltanto il nome dell’agente, un certo “Bu”. La sua attività presso la stazione di polizia di Jeju era legata proprio ai casi di denunce di persone scomparse e, nel giro di circa un anno e mezzo, avrebbe gestito complessivamente 298 casi. Ad oggi, questi fascicoli sono tutti sotto esame.

Sebbene l’attenzione sia rivolta a queste ultime vicende, la storia sembra essere iniziata molto prima. Il 15 maggio scorso viene denunciata la scomparsa di Jang Mi-ran. La donna non era più rintracciabile e la famiglia si rivolge alla polizia.

Ed è qui che entra in scena l’agente Bu. Secondo quanto emerso, avrebbe comunicato al compagno della donna di essere riuscito a mettersi in contatto telefonicamente. Jang avrebbe scelto volontariamente di non rendere nota la propria posizione e avrebbe chiesto di non essere cercata.

Sebbene inizialmente questa ricostruzione potesse sembrare plausibile e rassicurante, alcune incongruenze emerse nel corso delle indagini hanno spinto gli investigatori a effettuare ulteriori verifiche. Il risultato, in realtà, è che non sarebbe mai avvenuta alcuna telefonata.

Infatti, non esiste traccia di questa fantomatica telefonata, né sul telefono dell’agente né su quello della vittima. Le ricerche non proseguono come di consueto e la famiglia aspetta invano il ritorno della donna. Ma arriviamo al 24 agosto 2026.

Centoquattro giorni dopo, gli investigatori ritrovano il corpo di Jang in una piantagione di palme, a circa 400 metri dal luogo in cui la donna soggiornava: una distanza irrisoria, considerando che per mesi le ricerche non avevano dato alcun risultato.

E lo stesso giorno, viene fuori il corpo di un’altra persona. Ma questi casi non sono isolati: un altro uomo sulla sessantina segnalato come scomparso e ritrovato il 22 agosto. Anche qui, il fascicolo era affidato all’agente Bu e archiviato con la medesima spiegazione e modalità.

E il giorno successivo, il 23 agosto, un altro corpo in mare. Nei pressi di Sinheung-gi. E’ bene precisare e ribadire che le quattro morti non risultano collegate tra loro da un unico disegno criminale. Almeno per ora, l’unico filo conduttore sarebbe quello delle denunce e della gestione dei casi da parte delle autorità.

La vicenda diventa talmente tanto problematica da superare i confini: il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha sollecitato la polizia ad assumersi maggiori responsabilità, chiedendo pure una revisione delle procedure dei casi di persone scomparse. Inoltre, quattro funzionari della polizia di Jeju sono adesso temporaneamente sollevati dai loro incarichi a seguito delle indagini.

Recentemente la Corea del Sud ha annunciato un riesame di circa 310.000 casi di persone scomparse negli ultimi 3 anni, col tentativo di individuare eventuali anomalie e discrepanze nei fascicoli. Una cifra spaventosa che lascia l’amaro in bocca e moltissimi dubbi ancora da dissipare.