Iodio, nutrizione e salute: un’interrelazione imprescindibile
Lo iodio rappresenta un microelemento indispensabile per l’intero regno animale, incluso l’essere umano. Esso è ampiamente distribuito nell’ambiente, essendo rinvenibile nel suolo, nelle acque e negli alimenti, in particolare quelli di origine marina; la sua identificazione risale al XIX secolo. Indagini analitiche approfondite hanno dimostrato che, nonostante la sua apparente ubiquitarietà, la disponibilità dello iodio risulta significativamente ridotta in specifiche aree geografiche. Tale minerale esplica funzioni biologiche di primaria rilevanza e la sua carenza, così come il suo eccesso, può determinare conseguenze cliniche di notevole entità sull’omeostasi dell’organismo.
Lo iodio quale microelemento essenziale
Con il termine microelementi si designa una categoria di minerali essenziali, pertanto non sintetizzabili endogenamente, il cui fabbisogno giornaliero è estremamente contenuto, generalmente inferiore ai 100 mg/die. Sebbene tali quantità possano apparire trascurabili, le funzioni biologiche svolte da questi elementi risultano cruciali per il mantenimento dell’equilibrio fisiologico. In particolare, essi:
●operano quali cofattori enzimatici;
●partecipano ai meccanismi di regolazione ormonale;
●intervengono nei sistemi di difesa antiossidante;
●contribuiscono ai processi di crescita, sviluppo e funzionalità del sistema immunitario.
Metabolismo dello iodio e funzione tiroidea
Lo iodio viene assorbito prevalentemente sotto forma di ioduro; tale processo risulta generalmente completo, soprattutto in condizioni di ridotta disponibilità corporea dell’elemento. Lo iodio inorganico viene successivamente captato dalla ghiandola tiroidea ed eliminato per via urinaria; per tale motivo, la valutazione della ioduria rappresenta un valido indicatore dello stato iodico dell’organismo.
Il contenuto corporeo totale di iodio nell’uomo ammonta a circa 15–20 mg, dei quali la quota maggiore è immagazzinata nella tiroide, che funge da deposito a lungo termine. Conseguentemente, una carenza alimentare di iodio conduce solo tardivamente a una riduzione della secrezione ormonale.

A livello tiroideo, lo iodio si lega ai residui tirosinici della tireoglobulina, dando origine alla monoiodotirosina (MIT); la successiva unione di più MIT determina la sintesi degli ormoni tiroidei T3 e T4, rispettivamente l’ormone metabolicamente attivo e la sua principale forma di riserva. La sintesi e la secrezione degli ormoni tiroidei sono regolate attraverso due meccanismi principali:
1.dall’ormone tireostimolante (TSH), proveniente dall’ipotalamo, e dalla disponibilità di iodio, che modulano la produzione ormonale in funzione delle quantità presenti;
2.dal rilascio degli ormoni nel circolo ematico mediante specifici sistemi di trasporto.
Deficienza iodica e manifestazioni cliniche
La carenza di iodio è responsabile di quadri clinici di estrema gravità, soprattutto qualora insorga durante la gravidanza, il periodo perinatale o neonatale; tali condizioni possono determinare natimortalità, aborti spontanei e malformazioni congenite. Il cretinismo endemico, ad esempio, è una patologia attribuibile alla carenza iodica ed è caratterizzato da deficit cognitivo associato a bassa statura.
Ulteriori condizioni riconducibili alla carenza di iodio sono incluse nei cosiddetti disordini da deficienza iodica (IDD), i quali comprendono l’incapacità di sintetizzare adeguatamente gli ormoni tiroidei e alterazioni funzionali quali ipo- o ipertiroidismo, conseguenti rispettivamente a carenza o eccesso ormonale.
Nel feto, la carenza di iodio è diretta conseguenza dello stato iodico materno; è stato inoltre osservato che un apporto ottimale di iodio durante la gravidanza può risultare insufficiente qualora la deficienza sia già presente prima del concepimento. Pertanto, in specifiche circostanze, risulta indicata una supplementazione iodica in fase preconcezionale.
Fabbisogno giornaliero
Il fabbisogno minimo di iodio corrisponde almeno alla quantità liberata dagli ormoni tiroidei nei tessuti periferici e non ricaptata dalla tiroide. Tale valore è stimato tra 40 e 100 μg/die, ma dovrebbe essere incrementato al fine di garantire un adeguato margine di sicurezza e di compensare la possibile presenza di sostanze gozzigene negli alimenti.
La WHO raccomanda un apporto di 150 μg/die, che può aumentare fino a 200 μg/die durante gravidanza e allattamento, in accordo con i valori di “Adequate Intake” indicati dall’EFSA. L’Institute of Medicine suggerisce apporti pari a 220 e 290 μg/die (1) rispettivamente per gravidanza e allattamento.
Per quanto concerne l’upper level intake, l’Institute of Medicine propone un limite di 1,1 mg/die, mentre la SINU indica un valore di 600 μg/die (2,3) , sebbene i livelli di tossicità iodica non siano chiaramente definiti. In ogni caso, per indurre una tireotossicosi da iodio sarebbero necessari apporti superiori di oltre 100 volte rispetto a quelli raccomandati, rendendo tale evenienza estremamente improbabile.
Valutazione dello stato nutrizionale
Lo stato nutrizionale iodico viene determinato mediante metodiche cliniche e laboratoristiche. Poiché circa il 90% dello iodio ingerito viene eliminato con le urine, la WHO raccomanda il dosaggio dello iodio urinario quale parametro di riferimento per la valutazione dello stato di nutrizione; ad esempio, secondo un documento UNICEF-WHO (4) , una concentrazione media di iodio urinario compresa tra 100 e 199 mcg/die indica uno stato nutrizionale ottimale, mentre valori inferiori a 20 mcg/die sono indicativi di una carenza grave. Il dosaggio del TSH rimane tuttavia il metodo clinico più indicato (5).

Conclusioni
Lo iodio è un elemento essenziale non sintetizzabile dall’organismo umano e deve pertanto essere introdotto esclusivamente attraverso l’alimentazione. Il suo unico ruolo biologico attualmente riconosciuto consiste nella sintesi degli ormoni tiroidei. La deficienza iodica assume particolare rilevanza clinica quando insorge durante la vita fetale e nella prima infanzia. Alla luce di tali evidenze, la supplementazione e il monitoraggio dello stato iodico dovrebbero essere raccomandati già diversi mesi prima del concepimento nella popolazione femminile.
Bibliography
- Trumbo P, Yates AA, Schlicker S, Poos M. Dietary reference intakes: vitamin A, vitamin K, arsenic, boron, chromium, copper, iodine, iron, manganese, molybdenum, nickel, silicon, vanadium, and zinc. J Am Diet Assoc. 2001 Mar;101(3):294–301.
- Institue of Medicine oh the National Academies – Food and Nutrition Board. Dietary Reference intakes for Vitamine A, vitamine K, arsenic, boron, chromium, copper, iodine, iron, manganese, molybdenum, nickel, silicon, vanadium and zinc. Washington: National Academy Press; 2001.
- SINU- Società della Nutrizione Umana. Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana- IV Revisione. 2014
- UNICEF-WHO – United Nations Childern’s Emergency Found – World Health Organization, Council of the Control of Iodine Deficency Disorders. Assessment of the Iodine Deficiency Disorders And Monitoring Their Elimination. Geneva: WHO 2001
- Wassie MM, Middleton P, Zhou SJ. Agreement between markers of population iodine status in classifying iodine status of populations: a systematic review. Am J Clin Nutr. 2019 Oct 1;110(4):949–58.
