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Il dissenso espressione di democrazia

Le immagini degli scontri di Firenze e Pisa di venerdì ci offrono purtroppo la più diretta rappresentazione di un Paese che ha un evidente problema col dissenso. A farne le spese sono stati in primis quei manifestanti, molti dei quali studenti neanche maggiorenni, che hanno visto la propria protesta repressa con un uso della forza che certamente non si qualifica quale espressione della miglior gestione che lo Stato può fare del malcontento.

I fatti di Firenze

Nella giornata di venerdì nelle città di Pisa e Firenze diversi manifestanti sono scesi in strada per protestare in favore della Palestina, condannando convintamente gli attacchi del governo israeliano in un conflitto che ogni giorno consegna alle bombe le vite di migliaia di civili e sottrae ad altrettanti bambini la possibilità di un futuro. Nel capoluogo toscano il corteo, che oltre ai già citati studenti raggruppava sindacati e rappresentanti della comunità palestinese, era stato organizzato in occasione dello sciopero generale proclamato dai Cobas (Confederazione dei Comitati di Base). Secondo la ricostruzione fornita dalla questura di Firenze gli scontri si sarebbero verificati nel momento in cui i manifestanti avrebbero tentato di dirigersi verso il consolato Usa, cercando di superare il cordone delle forze dell’ordine.

La polizia ha alzato i manganelli, c’è stata una carica per impedire, come annunciato, di manifestare pacificamente sotto il consolato Usa. Per la terza volta gli Stati Uniti si sono opposti, mettendo il veto, al cessate il fuoco per fermare il genocidio che sta accadendo dall’altra parte del Mediterraneo. Per questo abbiamo proclamato questo sciopero generale, e l’adesione è stata alta, soprattutto nel tessile, nella logistica ma qui in piazza c’erano anche docenti, lavoratori della sanità, insieme agli studenti”. A dirlo è Luca Toscana di Si Cobas che poi aggiunge: “Una studentessa è in ospedale per una manganellata che l’ha colpita sotto gli occhi, ricevuta mentre era ferma. Probabilmente dovrà ricevere dei punti sutura. C’è un clima inquietante e inaccettabile di censura. Mentre davanti a quello che sta accadendo dobbiamo sempre di più alzare la voce e chiedere il cessate il fuoco e il ripristino del diritto internazionale”.

Gli scontri di Pisa

Nella stessa giornata a Pisa un corteo studentesco è stato caricato dalla polizia mentre cercava di raggiungere la sede centrale dell’Ateneo. Alla manifestazione, secondo i dati comunicati dalla questura, sarebbero state presenti all’incirca un centinaio di persone, tra i quali si sarebbero aggiunti poi esponenti di centri sociali e collettivi universitari. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine l’intervento realizzato rispondeva alla necessità di evitare “azioni dimostrative in concomitanza di obiettivi sensibili quali la sinagoga, il cimitero ebraico e la torre pendente”.

Il messaggio di Mattarella

All’indomani del verificarsi dei fatti, il Presidente della Repubblica ha sottolineato al Ministro dell’Interno Piantedosi, trovandone la piena condivisone, come: “L’autorevolezza delle Forze dell’ordine non si misuri sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni”. Nella conclusione della nota diffusa dal Quirinale Mattarella aggiunge: “Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”.

“Le azioni dimostrative” che sono state la giustificazione delle cariche della polizia verso quei cortei ci pongono allora innanzi ad una seria riflessione circa le manifestazione del dissenso, inequivocabile termometro della democrazia di uno stato. Palesare il proprio dissenso attraverso forme pacifiche di protesta, quale anche una semplice sfilata, non può essere considerato un pericolo capace di giustificare un intervento sproporzionato dalle figure o dagli apparati che devono tutelare invece la pubblica sicurezza. Dopo gli avvenimenti di venerdì le stesse forze dell’ordine hanno parlato di “difficoltà operative nella gestione delle proteste”, annunciando al tempo stesso un momento di riflessione e di verifica dei fatti che sono avvenuti, con contestuali approfondimenti da effettuare in accordo con la procura.

L’utilità del dissenso

Se come afferma il Presidente della Repubblica le manganellate rappresentano un fallimento con i ragazzi, esse testimoniano lo stesso anche nei confronti di una democrazia che vede nella libertà di manifestazione uno dei pilastri più importanti. I fatti di Pisa e Firenze dimostrano carenze nella gestione di un dissenso che un governo, uno Stato o un apparato dello stesso non dovrebbe mai mettere a tacere ma piuttosto dialogarci e con esso confrontarsi. Il disappunto all’interno di una democrazia funzionante non è un limite all’operato della macchina statale quanto piuttosto un mezzo per il suo accrescimento. E questo dovrebbe comprenderlo anche e soprattutto quella fetta di politica che vede nell’operato dei partiti degli schieramenti contrapposti “un aizzare le folle” che invece risulta essere il punto di partenza per coltivare lo stimolo della riflessione nei cittadini.

Esistono circostanze in cui bisogna tutelare la sicurezza ma quando la stessa non è in pericolo non si può non proteggere la libertà. E se il primo compito spetta soprattutto alle forze dell’ordine il secondo tocca direttamente a noi. Se nei prossimi giorni verranno verificate le responsabilità di quanto avvenuto, oggi c’è la necessità di palesare la propria divergenza verso una cultura della violenza che rischia di trovare una giustificazione che non esiste. Al di là di tutto serve difendere la possibilità di rappresentare un proprio ideale, un proprio sentimento. Lo si deve fare certamente nelle modalità più corrette e adeguate ma lo stesso si deve pretendere da un Stato che non può a priori condannare la protesta o da una politica che accusa gli altri partiti di coltivare un pluralismo di pensiero, uno dei caratteri più belli della nostra Costituzione e della nostra democrazia.

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