Cultura

Cosa nascondono le opere di Leonardo da Vinci?

Artista, scienziato, ingegnere, architetto, scenografo, scrittore. Leonardo Da Vinci fu questo e tanto altro.                                                            

  La sua vita è avvolta nel mistero, poche cose sono certe, molti sono i sospetti.                          

   Abbiamo la certezza del luogo e della sua data di nascita, informazione diffusa da suo nonno, sappiamo che fu un figlio illegittimo di un notaio fiorentino, di nome Pietro, e di una donna di cui si conosce solo il nome, Caterina.                                                                                    

 Il piccolo Leonardo crebbe col padre che presto intuì le sue grandi doti artistiche e lo fece entrare nella bottega di Andrea del Verrocchio, di cui divenne presto il prediletto.                     

Fino a questa fase della sua vita si hanno notizie abbastanza certe.                                              

    Leonardo cominciò a farsi conoscere per la sua bravura e il suo genio, ma cominciarono anche a girare delle voci sulla sua omosessualità, mai accertata veramente, ma è certo che fu accusato di sodomia nel 1476.                                                                                                                 

Come abbiamo anticipato non fu solo un grande artista, Leonardo era soprattutto uno scienziato. Quando si trasferì a Milano, negli anni Ottanta del XV secolo, comincia ad interessarsi all’anatomia con l’intento di pubblicare un trattato illustrato. A causa dell’arretratezza di pensiero non poté portare a termine il suo lavoro, ma in futuro i suoi scritti e disegni verranno resi pubblici.                            

 Fu lui il primo a scoprire la vera funzione del cuore. Ai suoi tempi si credeva che il cuore servisse solo a scaldare il sangue circolante, egli invece ne capì la vera funzione, ovvero quella di pompare il sangue in tutto il corpo.                                                                                             

  Verso il 1490 Leonardo realizza uno studio dettagliato sulle proporzioni del corpo umano, alla ricerca della forma ideale del copro dove ogni parte è una frazione del tutto, da qui nasce il famoso disegno dell’ “Uomo Vitruviano”.                                                                                      

Un’altra pratica dell’artista-scienziato era quella di effettuare autopsie per studiare il corpo e la sua evoluzione, ma era una procedura utile anche per la raffigurazione dell’uomo nelle sue opere. Alla fine della sua vita sosterrà di aver eseguito più di trenta autopsie.                                                                                                                                               

Questa è solo una piccola parte degli studi scientifici di Leonardo, ma già da qui è possibile comprendere il suo grande genio.

Come ben sappiamo, un importante aspetto della vita di Leonardo è la sua carriera artistica. Ancora oggi molte delle sue opere vengono studiate per svelarne il mistero.                   

Leonardo da vinci, durante la sua vita, ha realizzato innumerevoli opere d’arte, e in ognuna di esse potrebbe nascondersi un segreto, ma vorrei parlare del mistero che avvolge le due opere, dell’artista, più famose e conosciute al mondo, ma anche le più misteriose.

Andando in ordine cronologico parleremo prima “dell’Ultima Cena”, chiamata anche “il Cenacolo”, si trova a Milano, all’interno dell’ex refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie.         

                            

                                                                  

  Descrivendo l’opera possiamo dire che rappresenta un momento importante dell’ultima cena di Cristo, per la precisione, il momento in cui Gesù annuncia che quella notte uno dei suoi dodici apostoli lo avrebbe tradito, generando sgomento da parte dei suoi compagni, che increduli cominciano ad interrogarsi su chi sarebbe stato.                                                             

L’opera è artisticamente realizzata con abile maestria e vari accorgimenti tecnici e stilistici, ma quello che mi preme raccontare sono i significati nascosti attribuiti a quest’opera.                    

Ci vollero vari restauri negli anni per poter comprendere l’opera al meglio.                                      

  Il mistero più grande dell’opera si trova davanti ai nostri occhi, osservando la tavola notiamo la totale assenza di calici, eppure durante questo biblico evento Gesù celebra quella che oggi definiamo l’eucarestia, la condivisione del corpo di cristo, rappresentata dal pane, e la condivisione del sangue di cristo, rappresentata dal vino, ma su questa tavola non c’è ne calice ne vino.                                                                                                                                Molte ipotesi giustificano questa assenza dicendo che nell’opera Leonardo abbia voluto celebrare la Donna, come sacro calice vivente, nello specifico l’utero della Maddalena che porta dentro di sé una nuova vita, forse dello stesso Gesù.                                                                    

 Questo ci porta ad un’altra domanda: Giovanni o Maddalena, chi si trova alla destra di Gesù?          

       

                                                                                                                                                 

   Anche in questo caso le ipotesi sono molte, quelle più comuni sono due.                                    

    La prima è che Giovanni sia stato rappresentato con tratti femminili come se Leonardo volesse evidenziare il presunto rapporto tra i due.                                                                                      

La seconda, quella più condivisa, è che in realtà quella sia effettivamente Maria Maddalena, lo si deduce dal volto aggraziato, dai lunghi capelli e dall’accenno di seno sul suo petto. Questa ipotesi è sostenuta anche da ciò che sta avvenendo nell’opera, infatti, l’apostolo Pietro sembrerebbe sussurrare qualcosa all’orecchio della Maddalena, ma in realtà il gesto della mano di Pietro e il coltello che tiene nell’altra fanno pensare alla volontà dell’apostolo di tagliarle la gola.

Questa ipotesi viene sostenuta da alcuni studiosi che citano i vangeli apocrifi (quei vangeli che parlano della vita di Gesù ma sono stati esclusi dalla Bibbia), in particolare al vangelo di Maria Maddalena, dove lei stessa dichiara dell’antipatia che Pietro prova nei suoi confronti a causa dell’affetto che Gesù prova verso di lei, che supera quello per gli apostoli.   

 Sempre a sostegno della tesi che attesta la presenza della Maddalena nell’opera, per puro caso, è stato fatto nel 2007 un esperimento che ha portato alla luce nuove ipotesi. A Milano un informatico ha individuato una serie di coincidenze, sovrapponendo all’affresco la sua immagine riflessa, e sosteneva che alcuni particolari non potevano essere una casualità.        

Colui che ha fatto questa scoperta si chiama Slavisa Pesce, è lui stesso che spiega ciò che si vede nella sovrapposizione: “Dopo la sovrapposizione la figura del Cristo resta quasi immutata nelle sue forme ma il suo abito diventa rosso e davanti gli compare un calice, mentre le figure al suo lato appaiono coronate e le montagne in lontananza vanno ad appoggiarsi sulle teste di queste due figure, esaltando il ruolo rispettivamente di San Giovanni e San Giacomo. Inoltre, nella sovrapposizione la figura di Giuda scompare per apparire all’opposto in uno spazio, non certo casualmente, vuoto.

La sovrapposizione, inoltre, compone sulla sinistra un personaggio strano, una figura seduta dai capelli rasati e dalla lunga barba, che sembra indossare un abito da templare, mentre uno dei commensali sembra stringere in petto un bimbo”. Pesce non azzarda ipotesi interpretative ma sottolinea come le due versioni dell’affresco sembrano alla fine affrontare due momenti diversi: l’affresco del Cenacolo coglie il momento della rivelazione del tradimento di Giuda, la versione sovrapposta sembra rappresentare invece la benedizione del pane e del vino, l’istituzione dell’Eucarestia.       

                   

                                                                                                   

Tutte le ipotesi qui affrontate sono servite come spunto al celebre scrittore Dan Brown per realizzare il famosissimo “Codice da Vinci”.

L’opera più famosa di Leonardo da Vinci è senz’altro “la Gioconda”, di quest’opera la datazione è incerta, sappiamo che è stata cominciata nel corso del 1500, o prima, e presumibilmente terminata nel 1506.                                                                                                       

Ciò che attira tanta curiosità sull’opera è sicuramente lo sguardo enigmatico di questa figura, si dice che anche se si osserva l’opera per lungo tempo quando si chiudono gli occhi non si riesce a ricordare il suo sguardo.                                                                                                     

   Molti studiosi sono stati incuriositi dal “sorriso” della gioconda, considerato equivoco ed enigmatico, esso ha stimolato storie e teorie diverse. Di seguito citerò le più curiose.          

La prima, avanzata dal dentista ed esperto d’arte Joseph Bartoski sostiene che il segreto dello strano sorriso della Gioconda, afferma che la sua espressione facciale è tipica di chi ha perso i denti anteriori.                                                                                                                      

   La seconda ipotesi parte da uno studio condotto da tre studiosi italiani che hanno applicato i principi della neuroscienza partendo dalla “scomposizione” della bocca, sono state poi realizzate due foto: nella prima la parte sinistra della bocca con il corrispettivo emivolto, nella seconda lo stesso procedimento è stato seguito per il lato destro. Queste foto sono state messe di fronte a 42 persone, tutte hanno concordato che la parte sinistra fosse più espressiva e felice, mentre la destra è stata descritta come “seria”, “disgustata” e “triste”.         

  Da questo esperimento e da altri studi si deduce che il sorriso della Monnalisa sia asimmetrico.                                                                    

Un’altra teoria esprime la volontà di Leonardo da Vinci di creare questo sorriso enigmatico utilizzando la tecnica dello sfumato sulla parte sinistra, alzando leggermente il labbro della donna, quasi a voler dipingere un ghigno.           

               

                                                                     

     Il volto della Gioconda potrebbe anche non essere il volto di una donna, ma la fusione di un volto maschile e uno femminile, alcuni studiosi sostengono che sia il volto dello stesso Leonardo.                                                                                                                                         

 Sappiamo tutti che Leonardo da Vinci non era solo un’artista ma anche un genio in matematica, al punto che avrebbe utilizzato i numeri persino nella sua opera più famosa, infatti, un ricercatore italiano ha dichiarato di aver trovato il numero 72 sotto un arco del ponte, ciò grazie ad una tecnica di scansione in alta definizione delle immagini.       

            

Ce ne sono molti di numeri nella Gioconda, chi si è occupato dello studio del famoso dipinto ha scoperto che anche i numeri 5 e 6 vi compaiono, c’è chi sostiene che questi numeri avessero un certo significato per Leonardo da Vinci perché corrispondevano alla posizione delle dita delle mani di Monnalisa. Scritti a specchio 5 e 6 risaltano facilmente sul dipinto.      

                                   

                                                                               

   Altri studi sul dipinto hanno dimostrato che, oltre a questi numeri, Leonardo ha inciso le lettere LV e CE negli occhi. Le lettere LV potrebbero essere la firma dell’artista, ma ancora non si sa nulla riguardo agli altri simboli.

Parlando, invece, di misteri svelati, uno degli ultimi riguarda il paesaggio sullo sfondo. Lo storico Silvano Vincenti ha identificato il paesaggio sullo sfondo come la campagna di Laterina, in provincia di Arezzo, e il ponte sulla destra sarebbe il pone etrusco-romano chiamato Romito.

Questa è solo una piccola parte dei misteri che avvolgono Leonardo da Vinci e le sue opere, ad oggi l’unica certezza che abbiamo è che fosse un genio, e la sua genialità lo ha reso immortale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *