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Le dimissioni di Mario Draghi

Mario Draghi ha presentato, giovedì 21 luglio, le sue dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione di Draghi è arrivata dopo avere chiesto al Senato la fiducia per proseguire nella sua esperienza a Palazzo Chigi. Mercoledì 20 luglio, Lega, Forza Italia e M5s non hanno votato per l’ex presidente della Bce. Il governo ha raccolto solo 95 sì e 38 no. La fiducia c’era, ma non la maggioranza. Draghi a inizio giornata era stato chiaro: si va avanti verso “un nuovo patto di fiducia” soltanto tutti uniti.

La chiusura delle camere

Nel pomeriggio di giovedì 21 luglio, Mattarella ha ricevuto i Presidenti delle Camere, Casellati e Fico. Ultimo atto formale prima di sciogliere le assemblee parlamentari.
Il Presidente della Repubblica, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, affinché vengano “indette nuove elezioni entro il termine di settanta giorni indicato dalla Costituzione”.

Le nuove elezioni

Le elezioni anticipate si terranno il 25 settembre, secondo quanto emerso nel corso del Consiglio dei ministri di oggi. L’autunno è un periodo caldo per l’agenda politica perché è quello della sessione di bilancio.

Bisogna infatti far riferimento all’art.61 della Carta Costituzionale. Il testo prevede che “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti”. In passato, tra il decreto di scioglimento delle Camere da parte del Quirinale e le successive urne, sono sempre trascorsi tra i 60 e i 70 giorni.

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