Oleo Bone
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Chi ha paura dell’invidia?

Hai presente quella sgradevole sensazione che provi quando qualcuno possiede qualcosa che anche tu vorresti? Parlo di uno stato di dispiacere che emerge proprio dal confronto con chi ha (o con chi pensiamo abbia) più di noi. Spesso si accompagna a una forma di astio e risentimento tali da desiderare di danneggiare chi possiede il bene o la qualità che ci manca. 

Questa spiacevole condizione si chiama INVIDIA e tra tutte le emozioni è forse la più disprezzata e incompresa.  

Probabilmente non hai difficoltà ad ammettere di aver provato, in diversi momenti della tua vita, tristezza, paura, rabbia e perfino vergogna ma sono certa che farai più fatica a riconoscere di essere anche un po’ invidioso/a.  

Come ormai avrai capito se hai seguito questa rubrica, tutte le emozioni sono importantissime e ognuna svolge un compito fondamentale per la nostra vita. 

L’invidia è utile al nostro organismo perché ci segnala quello che ci manca, aiutandoci a portare l’attenzione ai nostri bisogni. Quando proviamo invidia sappiamo con chiarezza che non siamo soddisfatti e che forse dovremmo fare qualcosa per noi.  

Esistono varie forme d’invidia: 

  1. L’invidia distruttiva è la più pericolosa perché ha come obiettivo danneggiare chi invidiamo. E’ l’emozione principale della Regina Cattiva che prova ad uccidere Biancaneve perché è più bella di lei! Ovviamente di solito non si arriva ad uccidere chi ha più di noi ma è frequente che si provi a danneggiarlo o anche solo a svalutarlo. Provare a denigrare o danneggiare l’altro può dare un po’ di sollievo ma non risolve il vero problema: il mancato apprezzamento per noi stessi! 
  2. L’invidia passiva è tipica di chi si sente sempre vittima di ingiustizia (“perché lui si e io no? Non è giusto!). In questo caso l’invidia ha una forma meno aggressiva ma comunque disfunzionale: sappiamo cosa desideriamo ma anziché muoverci per ottenerlo ci limitiamo a lamentarci. 
  3. L’invidia ammirativa è la forma più utile di questa emozione: ci segnala ciò che desideriamo e può trasformarsi in una sana competizione (“se lui può allora posso anch’io”). 

In qualsiasi tipo di invidia è presente questo paragonarsi all’altro. La rabbia, spesso parte integrante dell’invidia, deriva dal fatto che vediamo solo quello che ci manca (in termini di averi, intelligenza, bellezza, fortuna, ecc.), dimenticandoci delle nostre risorse o nutrendo l’idea che non avremo mai accesso a ciò che vogliamo. 

Dietro l’invidia si nasconde quindi la pericolosa convinzione che non andiamo bene così’ come siamo, che la persona che invidiamo sia migliore di noi o che il nostro valore sia legato a oggetti o traguardi che cercheremo di raggiungere e senza i quali riteniamo che non saremo davvero apprezzati.  

Cosa possiamo fare per gestire questa emozione così scomoda?  

Come sempre la chiave sta nell’uso della consapevolezza e nella gentilezza verso sé stessi.  

Ecco 4 passaggi che possono aiutarci a trasformare l’invidia in risorsa: 

1.Riconoscere l’invidia. 

Significa imparare ad ascoltare i “sintomi” dell’invidia, i modi in cui si manifesta nel corpo, il tipo di pensieri che sorgono quando siamo preda di questa emozione. Già comprendere e ammettere che quello che stiamo provando è invidia è un passo importantissimo.

2.Mantenere una visione equilibrata.  

L’invidia tende a sbilanciare il nostro sguardo facendoci vedere sempre quello che ci manca. Ogni volta che riconosciamo questa emozione proviamo a “spostare lo sguardo” da quello che ci manca a quello che abbiamo e dalla persona invidiata al nostro bisogno. 

3.Scoprire desideri e bisogni profondi.  

Significa ascoltare il desiderio che ci sta segnalando il nostro organismo e, se riusciamo, provare a scoprire quale bisogno profondo si nasconde dietro quel desiderio. Per esempio, se mi accorgo di invidiare chi ha più soldi e quindi il mio desiderio è di averne altrettanti, posso chiedermi quale bisogno soddisferò attraverso più soldi. 

Probabilmente scopriremo che quello che desideriamo è solo un tramite per ottenere beni molto più preziosi come l’amore, l’attenzione il riconoscimento degli altri… 

4.Agire o accogliere i limiti.  

Una volta compreso il nostro bisogno possiamo chiederci cosa siamo disposti a fare per soddisfarlo e decidere se iniziare a muoverci per ottenere anche noi ciò che desideriamo o se è il caso di riconoscere i nostri limiti con pazienza e benevolenza. Imparare ad osservarci anche nelle nostre mancanze, senza giudicarci o criticarci, permette di iniziare un percorso di pace con sé stessi. 

Quindi non è l’invidia a creare problemi ma i comportamenti aggressivi che decidiamo di mettere in atto quando proviamo questa emozione.   

Fissarci su ciò che l’altro ha ci distoglie dal curare quello che abbiamo. Riprendendo un noto proverbio si potrebbe dire che: “se l’erba del vicino è sempre più verde, forse stai dimenticando di annaffiare la tua!” 

Laura Bongiorno

Psicologa psicoterapeuta - Mindful Sicilia

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