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Checco Zalone: il ritratto della comicità

3 febbraio 2022 – Checco Zalone a Sanremo 2022 porta un’ironia non adatta a tutti, scherzando sui temi più caldi, dall’omofobia al sessismo. Ha strappato risate il racconto calabrese, che a tratti era demenziale ma anche irresistibile. Il comico continua non risparmiando nessuno: tra le note di “almeno tu nell’universo” canta la diversità subito dopo aver “scoperto” tanti stereotipi, tocca anche ai rapper “poco ricchi”, che vengono dissati con ironia. Fa ridere ma soprattutto dimostra di essere tra i pochi in Italia a poter scherzare su tutto e a saperlo fare. Il ritratto della comicità intelligente.  

Tutta via insieme alle risate e all’ironia sono venute fuori anche tante critiche. Luce Visco, presidente Arcigay del Molise, ha detto “Accogliamo con delusione che quello che doveva essere il Festival dell’inclusione diventa luogo di ripercussione di stereotipi macchiettistici ormai superati e facenti parte di una modalità di intrattenimento discriminatoria. Il teatrino andato in scena tra Amadeus e Checco Zalone descrive le persone trans in maniera anacronistica e fuorviante, e per questo è necessario chiedere scusa a tutte quelle persone offese da tale momento con tanto di accostamento alla prostituzione, non meritano di essere ancora etichettate in tal modo”.  
Arriva anche il pensiero di Vladimir Luxuria “Tutto un mix di pomo d’Adamo, numero di scarpe 48, la rima con ‘azzo’, il fatto che un uomo che va con una trans si piega e vuole la banana: tutta una ossessione sul ridicolizzare la femminilità di una trans. Una persona in quanto trans è una potenziale prostituta o una dalla femminilità impossibileè come se Zalone avesse voluto fare lui, stavolta, l’ipocrita: da una parte condannare il falso perbenismo di quelli che ci condannano, dall’altro però far ridere il popolino su tutti quegli stereotipi che ci vogliono ad esempio col 48 di piedi. Vorrei dire a Checco che sono alta 1.78 e porto il 41 di piedi. Non ho neanche il pomo d’Adamo. Non sono per la censura ma rivendico il diritto alla critica di sketch che più che far ridere deridono”. 

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Le persone dotate di senso dell’umorismo e ironia sono considerate più intelligenti delle altre, perché chi ne è dotato sa che per comprendere un numero comico, una battuta sarcastica e l’ironia è necessario andare oltre al significato letterale, che il più delle volte indica l’opposto, ci si sforza per comprenderlo, cogliere quella parte di realtà “mancante”, che alle altre persone sfugge, perciò si indignano e fraintendono. Il punto è che la comicità, quella studiata e ben fatta, è una forma d’arte, e semplificare affinché le persone meno capaci di comprenderla la riescano ad apprezzare significa banalizzarla e renderla mediocre. Non a caso Pirandello diceva “l’umorismo nasce dalla riflessione sul dramma che si nasconde dietro alla risata.” Prima c’è il lato comico, e la gente ride, poi si introduce la riflessione, e non si riesce più a riderne come prima perché la riflessione lavora dentro di noi, mi fa andare oltre a ciò che vedo, la risata diventa un sorriso amaro. Lo sketch di Zalone, quindi, ha avuto come risultato quello dello stereotipo presentato, e ci è riuscito sia con chi si è indignato, e sia da parte di chi, dopo aver riso, ha riflettuto su un secondo aspetto della realtà, e sul senso stesso dello stereotipo. 

Sofia Greco

Marconi-Mangano

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