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Europee. Eleonora Evi (PD): “Se eletta porterò avanti la battaglia per porre fine allo sfruttamento di essere senzienti”

Attualmente Deputata della Camera, Eleonora Evi, già europarlamentare per due mandati consecutivi, dopo aver lasciato Europa Verde, di cui era anche Co-portavoce, si candida oggi alle europee dell’8 e del 9 giugno col Partito Democratico nella circoscrizione nord-occidentale. Il suo percorso politico la vede iniziare tra le fila del M5S che lascerà poi nel dicembre del 2020.

  • Durante la sua carriera politica ha già ricoperto il ruolo di europarlamentare dal 2014 al 2022. Quali sono le battaglie che ha portato avanti e quali sono quelle che oggi l’hanno spinta a ricandidarsi con il Partito Democratico?

Ho sempre combattuto battaglie per difendere l’ambiente, il clima, la natura e gli animali ma anche i diritti e la partecipazione, ad esempio difendendo gli strumenti europei come le petizioni e le ICE (Iniziative dei Cittadini europei). Tra le tante ne cito una: la battaglia per eliminare le gabbie nell’ allevamento in Europa. Una richiesta di oltre 1,4 milioni di cittadini europei, nonché la ICE di maggiore successo di sempre, che ho promosso lanciando la raccolta firme con un evento al Parlamento europeo e ho sostenuto attivamente costituendo un gruppo di lavoro tra eurodeputati che ho presieduto arrivando a votare una risoluzione a sostegno della richiesta dei cittadini. La Commissione europea si impegnò a fare una proposta legislativa in questo senso entro la fine del mandato ma purtroppo non ha mantenuto la promessa.

Uno degli impegni, se verrò eletta, è senza dubbio continuare questa battaglia in nome di una conversione ecologica del settore dell’agricoltura che ponga fine allo sfruttamento di esseri senzienti, abolendo una pratica barbara, anacronistica e ormai obsoleta dal punto di vista scientifico considerati i pareri dell’EFSA (autorità per la sicurezza alimentare) sul tema, e oggi più che mai fattibile anche dal punto di vista socio-economico.

Per farlo è necessario ripensare profondamente la PAC (Politica Agricola Comune) e i tanti sussidi pubblici che eroga e che oggi vengono intercettati per l’80% dal 20% delle aziende agricole, le più grandi, alimentando un modello intensivo ed industriale in cui a perdere sono ambiente, clima, animali, la qualità del cibo, la salute pubblica e i piccoli agricoltori. Il Partito Democratico, come indicato nel suo programma per l’Europa, intende affrontare questo squilibrio pericoloso, e io mi batterò affinché difenda le posizioni più ambiziose per un modello agricolo davvero sostenibile anche a beneficio degli stessi agricoltori.

  • Nel corso della sua permanenza a Bruxelles ha avuto modo di seguire i lavori intrapresi da quest’ultima Commissione, qual è il suo giudizio rispetto alla stessa?

Nonostante nutrissi un forte scetticismo iniziale, la proposta del Green Deal europeo è stata coraggiosa e lungimirante. Va dato atto di questo alla Presidente Von dear Leyen, che fa parte della famiglia dei popolari europei, di aver colto la necessità di un piano europeo per affrontare da un lato la crisi climatica, ecologica e di inquinamento e dall’altro recuperare terreno sul fronte della competitività da parte dell’industria europea su scala globale.

Purtroppo questo lavoro è oggi in bilico, considerate anche alcune retromarce già adottate in questa ultima fase del mandato e soprattutto in vista delle elezioni europee, dove le destre puntano a fermare tutto al grido: “sono follie verdi”. Una narrazione piena di bugie e falsità, come quella che vedrebbe l’Europa imporre patrimoniali sulla casa o che dal 2035 vieterebbe di circolare con auto a combustione, rischiano di fare presa sulle persone, sempre più preoccupate e impaurite per il futuro. La realtà è ben diversa. La patrimoniale occulta è quella che già oggi cade su cittadini e imprese costretti a pagare bollette salatissime a causa della speculazione sul gas che fa fare enormi profitti ad alcuni, o i costi sanitari causati dallo smog e dall’inquinamento, per non parlare delle morti premature collegate, per le quali abbiamo un triste record europeo.

E i danni degli eventi meteorologici sempre più forti che si abbattono nel nostro paese li stiamo già pagando. Ecco perché è necessario proseguire con coraggio sulla strada segnata e, aggiungo, rivedere certi obiettivi al rialzo per allinearci con quanto raccomandato dalla scienza e sottoscritto a livello internazionale negli accordi climatici. Ma la Presidente uscente ha purtroppo mostrato di avere tutta l’intenzione di cedere alle destre estreme e ai conservatori.

  • Una delle questioni su cui Lei ha richiamato una certa attenzione è quella ecologica. Qual è la strada da seguire nell’ambito della legislazione italiana ed europea?

Il Green Deal è ad un bivio, le destre intendono affossarlo. Invece io lo ritengo la nostra assicurazione per un futuro sul un pianeta vivibile e l’unica strada per garantire occupazione, lavoro, sviluppo grazie ad uno scatto competitivo della nostra industria. Ecco perché è così importante proseguire il lavoro iniziato senza alcun tentennamento e, al contrario, cercare di aumentarne l’ambizione a partire dall’impegno a ridurre in modo più deciso e coraggioso le emissioni del blocco entro la tappa fondamentale del 2030, così come peraltro raccomanda il mondo scientifico.

La conversione ecologica della nostra economia, a partire dalla transizione energetica, deve proseguire su alcuni assi prioritari, dalla riduzione dei consumi energetici e l’efficienza energetica, la riorganizzazione dei consumi, l’ elettrificazione spinta di tutti i settori la dove oggi si utilizza combustione, una spinta forte sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e contestualmente promuovere un cambiamento profondo del modello energetico, oggi incentrato su pochi grandi attori che producono energia e la distribuiscono a tanti, per abbracciare un modello distribuito e resiliente dove autoproduzione e comunità energetiche rinnovabili sono il nuovo paradigma.

Il nostro paese purtroppo, invece, rimane ancorato ad un sistema fossile, investe ancora in infrastrutture che presto saranno “stranded asset”, rilancia le trivellazioni in mare per estrarre quel poco di gas presente, che se pure fosse estratto tutto non servirebbe a soddisfare la domanda del paese per più di pochi mesi, a fronte di gravi danni ambientali. L’autonomia energetica si costruisce con efficienza energetica e rinnovabili, ogni altra strada mantiene in piedi forme di dipendenza di combustibili dall’estero che si legano a doppio filo alle tensioni geopolitiche e, in definitiva, alimentano i conflitti e le guerre. Le energie rinnovabili sono energie di pace. E mai come oggi ne abbiamo estremamente bisogno.

  • Le elezioni europee vengono spesso disertate da una parte dell’elettorato, ciò a suo parere deriva da una mancanza di cultura politica europea o rintraccia invece una certa responsabilità dei nostri partiti?

Ritengo ci sia una responsabilità diffusa che ricade senza dubbio sui partiti politici italiani, troppo spesso abituati a fare delle elezioni europee una sorta di referendum sul governo in carica e dunque mantenendo il dibattito sulle problematiche nazionali, quando invece i programmi europei dovrebbero essere evidentemente al centro della discussione. Ma questo atteggiamento non ha luogo solo durante il periodo elettorale, è purtroppo una costante. Di fatti generalmente si parla di Europa e dei provvedimenti votati a livello europeo solo quando questi giungono alla fase finale, quando la decisione delle istituzioni europee è imminente o addirittura già avvenuta. E in questo anche i media hanno una grande responsabilità. Ma, di nuovo anche la politica.

Si discutono infatti ad esempio quasi solamente le risoluzioni relative alle riunione del consiglio europeo, quando il/la presidente del Consiglio si reca a Bruxelles .Ma di tutti gli altri momenti in cui i Ministri vanno al Consiglio dell’UE confrontarsi con gli altri ministri della materia? Non avviene alcun dibattito per discutere delle posizioni del nostro paese e questo mortifica la democrazia e allontana la dimensione europea dai cittadini. Cambiare queste prassi probabilmente avrebbe come conseguenza che la stampa italiana si dedicasse maggiormente ai temi europei, stimolando cosi un dibattito pubblico e l’interesse da parte delle persone, che a loro volta, sarebbero anche più attive e partecipi delle scelte da prendere per continuare a costruire la nostra casa comune europea per renderla capace di affrontare le sfide del nostro tempo.

  • Nel 2014 è stata eletta tra le file del M5S. Quando ha lasciato questo partito ha ribadito la discordanza con lo stesso rispetto ad alcuni punti, tra i quali per esempio il MES. Oggi il M5S e il PD costituiscono il cd. “campo largo”. Quali sono allora i punti di contatto e di conflitto tra due partiti che hanno anche una storia e un posizione in Europa differente tra loro?

A mio modo di vedere i punti di contatto sono molti, a partire dalla battaglia fatta insieme ad esempio per il salario minimo legale, una proposta affossata da questo governo che prima ha temporeggiato e poi accampato scuse a addotto motivazioni inconsistenti per fermarlo. Il salario minimo esiste in molti paesi d’Europa e la dove è stato introdotto ha portato a risultati positivi. Eppure l’Italia è il paese europeo in cui i lavoratori sono sempre più poveri, come conferma un recente rapporto dell’ISTAT che dimostra come il potere d’acquisto della popolazione italiana sia calato negli ultimi dieci anni. Le opposizioni, insieme, hanno lanciato la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare, che spero potrà portare un segnale forte a questo governo.

Permangono differenze, anche profonde, su posizionamenti politici, su una certa ambiguità a prendere posizione (ricordo il presidente Conte non prendere posizione tra Macron e Le Pen, gli ammiccamenti a Trump e Bolsonaro, la firma dei Decreti Salvini, l’invio di armi prima voluto e votato e oggi invece dimenticato nel riscoprirsi pacifista) ma soprattutto sulla democrazia interna del partito.

Preciso però un elemento importante che è strettamente legato alla dimensione europea. Non fare parte di alcun gruppo politico europeo è un impedimento significativo alla azione legislativa e parlamentare. Significa rimanere fuori dai processi legislativi, non poter orientare in alcun modo i negoziati, significa di fatto stare a guardare e poter esprimere solo un voto a cose fatte. Qualunque posizione dunque verrà tenuta dal M5S a livello europeo, è bene che le persone sappiano che non potrà essere difesa attivamente ma solo votata passivamente, eppure sarà, aggiungo con un pizzico di sarcasmo e assoluta certezza, sbandierata come “grande vittoria”.

  • Prima di entrare nel PD Lei è stata deputata e co-portavoce di Europa Verde. Le sue dimissioni hanno fatto rumore soprattutto per la sua dichiarazione: “Non sono una marionetta”. Attualmente, anche alla luce delle ultime candidature, lei crede che nel suo ex partito si portino avanti delle “figurine” o proposte e profili realmente corrispondenti ad un preciso ideale politico?

Io non mi permetto di giudicare le candidature di Europa Verde e non posso avere pregiudizi. Ho denunciato quanto ho vissuto in prima persona. Ciò che mi auguro è che dopo la mia denuncia, e forse grazie a quella, le cosa possano cambiare.

Qui il programma integrale del Partito Democratico

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