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Cristina Cascio, la Preside che ha lottato contro un grande male: il pregiudizio.

Cristina Cascio- Fu Preside dell’IOS Angelo Musco di Catania

Si dice che la prima impressione è quella che conta. È proprio così.

Una donna forte e gentile, lungimirante ma con i piedi per terra. È quello che ho percepito quando ho incontrato per la prima volta Cristina Cascio, Preside dell’IOS A. Musco di Catania.

Non mi ero sbagliata. Non ricordo esattamente per quale delle tante occasioni mi ritrovai nella sua accogliente sala di presidenza. Però ricordo la sua gentilezza, nell’offrirmi il caffè preparato con le sue mani e servito con i cioccolatini. Da questi piccoli dettagli ho potuto intuire parte della sua personalità.

Notai come, pur ricevendo continue telefonate e visite dei professori nella stanza per risolvere i mille problemi del momento, non demordeva dal prestarmi attenzione e ascolto. A fine colloquio, da buona padrona di casa, mi accompagnò per tutta la scuola, facendomi visitare le aule. Le brillavano gli occhi. Ogni porta che apriva c’era un progetto realizzato con fatica o un suo successo personale o dei suoi studenti. È stato impressionante ritrovarsi come in un’oasi nel deserto.

Una scuola bellissima, vivace nei colori e ben organizzata. Lei lo sapeva. Sapeva di aver costruito nei suoi oltre vent’anni di dirigenza lì, una scuola accogliente e gioiosa, per attirare i ragazzi da tutte le parti a studiare. Uno dei suoi ultimi successi è stato nel 2019, quando il liceo musicale e artistico è diventato anche coreutico. La sua determinazione, la sua indole da guerriera, non l’ha mai fermata davanti a nulla, neppure dinanzi alla sua malattia che ha cercato di dominare fino alla fine.

Purtuttavia, sapeva anche che la sua scuola sarebbe sempre stata etichettata come una scuola di Librino, il quartiere di periferia.

Questa cosa la faceva innervosire. “È una scuola di Catania, non di periferia”, sosteneva sempre. Ed aveva ragione. Per sdoganare questo concetto portava i suoi alunni ad esibirsi nei teatri più importanti della città situati nel centro cittadino.

Ricordo ancora la telefonata in cui le parlai di progetti di legalità per contrastare la criminalità minorile. Inizialmente non accolse di buon grado la mia proposta, non tanto per i progetti di per sé, quanto piuttosto perché temeva che i suoi studenti si sarebbero potuti sentire i destinatari prescelti dell’argomento. Non permetteva a nessuno di assimilare la periferia al concetto stereotipato di delinquenza. Almeno non nella sua scuola. Ad onor del vero aveva fatto piantare nel giardino esterno i girasoli, simbolo della legalità.

Da fuori tutti vedono la periferia, ma dentro ci sono solo ragazzi con i loro sogni e le loro ambizioni, che vogliono imparare .

La sua lotta era proprio questa , contro i pregiudizi, gli stereotipi, le etichette.

Tutti gli alunni la ricordano come una mamma, e con molto affetto anche le le famiglie , i professori e coloro che a vario titolo hanno ruotato attorno alla sua vita pubblica e privata.

Che la terra le sia lieve.

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