It Ends – Il debutto di Ullom è una piccola perla
Arrivata nelle sale italiane il 28 ottobre, l’opera prima dello statunitense Alexander Ullom risulta solida e convincente. (Recensione, no spoiler)👇

Rischiava di rimanere nell’ombra, intrappolato anch’esso in una strada senza fine. Un esordio positivo al festival SXSW di Austin lo scorso anno, poi sembrava che ‘It Ends’ dovesse tenere fede al suo titolo, finendo per venire inghiottito nel vuoto del mercato cinematografico mondiale.
Questo sembrava essere il destino.
Rischiava di rimanere nell’ombra, non l’avrebbe meritato.
Ed è grazie a Letterboxd – piattaforma social nota per la condivisione di opinioni sui film – e alla casa di produzione Neon(che ne ha acquisito i diritti a dicembre ’25) se il lavoro di Alexander Ullom, al debutto come regista, non soltanto ha visto la luce ma ha ricevuto una giusta distribuzione.
Ed ecco che il 28 ottobre 2026, a quasi un anno dalla sua prima apparizione in un festival, It Ends è arrivato anche nelle sale italiane dopo aver debuttato(con ottimi numeri) in quelle statunitensi nell’agosto scorso.
Un arrivo più che convincente, che conferma quante belle promesse abbia in serbo il giovane cineasta americano(sua la firma su regia, scrittura e montaggio). Perché ‘It Ends’ è un horror solido, che intriga e si colloca abilmente sulla scia del fenomeno Backrooms (cui lo stesso Ullom ha detto di essersi ispirato).
Ispirazione forte. Ai più infatti non sarà sfuggito il richiamo al concetto di spazio liminale, a quel senso di sospensione e stordimento tipico dei luoghi svuotati di un’identità che aveva fatto irruzione nell’opera di Parsons e che torna, prepotente, in questo ‘It Ends’ ma viene inserito dentro una più ampia cornice di significato.
La trama – molto semplice nella sua essenza – vede protagonista un gruppo formato da quattro amici(James, Day, Fisher, Tyler) che partono per un normale viaggio in auto e finiscono dentro un luogo privo di senso, angoscioso, dove spazio e tempo si dilatano indefinitamente, proprio come in una delle ‘stanze sul retro’.
Senza capire come e perché ci sono arrivati, i quattro lo attraversano in lungo(ma non in largo) ed il loro viaggio diventa ben presto un’assurda spirale introspettiva prima di giungere, in tempi e modi diversi per ciascuno, ad un finale assolutamente beffardo.
Il film mescola con giudizio gli elementi tipici dell’horror(mai debordanti) con la capacità di costruire e mantenere alta la tensione, senza che lo schema del loop risulti troppo penalizzante, sebbene la quasi totalità delle scene si svolga entro uno spazio ristretto(l’abitacolo di un’auto).
Il messaggio che emerge già dalle prime battute è una riflessione di stampo esistenziale, che restituisce nello spettatore quel sottile senso di inquietudine che ogni horror che si rispetti deve saper restituire. In definitiva, It Ends non è un capolavoro, ma senz’altro un’opera prima ben riuscita, meritevole di visione.
E menomale che non è rimasto nell’ombra.

