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Mattarella: “La strage di Marzabotto pietra angolare della Costituzione”.

Tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 i territori dei comuni di Marzabotto e quelli situati alle pendici di Monte Sole, nella provincia di Bologna, furono il teatro delle molteplici stragi che le truppe neofasciste realizzarono durante la seconda guerra mondiale. Le vittime accertate furono 1676, molti di più i feriti. Le azioni repressive videro coinvolti la “Wehrmacht”, ossia la Forza Armata Tedesca, le SS e diversi militari fascisti che si infiltrano tra le fila degli uomini del generale Albert Kesselring.

“Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana”. Così recita la poesia che Salvatore Quasimodo scrisse in memoria di una tragedia che resterà per sempre una delle pagine più tristi della storia italiana, una vicenda che si è impressa nella mente e nel cuore di questo paese. Le parole del poeta siciliano divennero anche un’epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, proprio sopra Marzabotto. L’opera fu inaugurata nel 1954 e fu il primo segno memoriale.

Nel 79esimo anniversario il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato l’abisso di barbaria e di disumanità che si toccò allora, ricordando le numerose vittime di quello spargimento di sangue: “Centinaia e centinaia di persone inermi furono braccate per giorni e uccise dalle truppe naziste, con la complicità di fascisti locali. Non ci fu alcuna pietà per bambini, donne, anziani, disabili, religiosi. Le vicende della Guerra stavano costringendo gli occupanti ad arretrare e fu allora, in quei terribili mesi, che la vile ideologia dell’annientamento dispiegò tutti i suoi orrori”.

“La memoria di questo eccidio, tra i più sanguinosi del Secondo Conflitto mondiale, costituisce una delle pietre angolari della nostra Costituzione e dell’anima dell’Europa, basata sulla promessa di pace che i popoli e gli Stati del Continente si sono scambiati dopo aver riconquistato la libertà”. Non mancano poi i richiami da parte del Capo dello Stato ai valori che l’Europa ha da sempre cercato di incarnare: libertà e democrazia. “Questi due principi hanno ricevuto forza qui, da così tanto dolore, e trovano alimento soltanto in una civiltà che sappia rispettare la vita, la persona, il diritto, capace di promuovere uguaglianza e giustizia. Su questo tessuto sono state edificate nuove Istituzioni e si è avviato il processo di integrazione europea: un patrimonio comune da preservare, potenziare e perpetuare, con tanta più determinazione, proprio adesso che la guerra è tornata drammaticamente a insanguinare il Continente”.

E nel richiamare il conflitto russo-ucraino Mattarella lancia un monito – “Le nostre comunità e le nostre terre hanno conosciuto fin dove possano spingersi l’atrocità del male e la negazione della dignità umana” – invitando al tempo stesso a coltivare un impegno collettivo capace di costruire un domani migliore, un domani in cui certe atrocità non possano mai più realizzarsi.

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