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Astronomia – Captati otto nuovi segnali dallo spazio

Scoperta: lo scorso febbraio un team di ricercatori dell’Università di Toronto ha individuato otto segnali provenienti dallo spazio profondo. L’origine è incerta⬇️

Scoperta
📷uniladvoceliberaweb

Segnali dallo spazio. La notizia era stata diffusa in rete a inizio anno, trovando particolare risalto presso i siti che sono soliti trattare tutto ciò che concerne il mondo della ricerca astronomica. In Italia era stata specialmente la rivista scientifica Focus ad occuparsi dell’argomento nella sua edizione online del mese di febbraio. La scoperta è da attribuire al gruppo di ricerca dell’Università di Toronto (U of T) facente capo al giovane dott.Peter Ma, da un paio d’anni attivo nell’osservazione spaziale. I ricercatori canadesi hanno infatti intercettato otto misteriosi nuovi segnali radio provenienti da una porzione di spazio tra i 30 e i 90 anni luce di distanza. Oltre ai tentativi di determinarne le origini, un altro aspetto di grande interesse è rappresentato dallo strumento di cui gli studiosi si sono avvalsi nella loro attività d’indagine: un nuovissimo algoritmo addestrato dall’intelligenza artificiale che ha permesso di captare suddetti segnali durante l’osservazione di 820 stelle in un’area che in precedenza si riteneva fosse priva di qualsiasi potenziale attività extraterrestre. Il lavoro del team guidato da Peter Ma è stato condotto in collaborazione con il SETI(ente privato noto per la ricerca di vita extraterrestre intelligente) con il progetto di fama internazionale Breakthrough listen ed altri istituti di ricerca, canadesi e non, dediti all’indagine radio-astronomica.

Lo studio. Come si può determinare l’origine extraterrestre (non necessariamente aliena) di un segnale? Deve trattarsi in primis di segnali a banda corta, dato che quelli di origine terrestre tendono a presentarsi con una banda larga. Devono inoltre possedere un “ritmo” differente, dato dal moto di rotazione della terra, ma soprattutto devono essere rilevati ogniqualvolta si punta l’antenna in una determinata direzione, contrariamente a quanto accade con i segnali terrestri che si rilevano con continuità. “I segnali di origine extraterrestre si captano quando si punta alla stella e sono invece assenti quando si distoglie lo sguardo. Le interferenze locali, in genere, sono sempre presenti” spiega chiaramente lo scienziato Steve Croft, uno dei responsabili del progetto Breakthrough listen, nonché collaboratore di Peter Ma nell’ambito della ricerca che ha portato alla scoperta degli otto segnali, per la quale è stato determinante il ruolo dell’algoritmo elaborato dallo stesso Peter. “La stragrande maggioranza dei segnali rilevati dai nostri telescopi proviene da tecnologia terrestre: satelliti Gps, telefoni cellulari, ripetitori, radio e similari. L’algoritmo di Peter Ma offre un modo più efficace per filtrare il pagliaio”.

Non è la prima volta. La rilevazione di segnali radio apparentemente prodotti da intelligenze extraterrestri non costituisce di certo un evento raro. In attesa che si sappia di più circa quanto raccolto dai ricercatori di Toronto, nella totalità dei casi registrati fino ad oggi, una successiva ed accurata analisi ha consentito di appurarne l’origine naturale. Uno dei più noti, e controversi, precedenti è quello del Segnale Wow! vale a dire un’onda a banda stretta che fu rilevata in una sola circostanza dal radiotelescopio Big Ear dell’Università dell’Ohio il 15 Agosto del 1977, senza più ripetersi. Le caratteristiche di quel segnale, come evidenziato in precedenza, facevano intendere una provenienza esterna al sistema solare, tuttavia non è mai stato possibile determinarne con esattezza le origini. In tempi più recenti, sulla scorta di uno studio dell’astronomo Antonio Paris (St.Petersburg College Florida) ha preso piede l’ipotesi secondo cui il segnale sarebbe stato prodotto da due comete, la 266P/Christensen e la 335P/Gibbs, che nel 1977 si trovavano approssimativamente vicino alla fonte del segnale, ovvero il confine sud-orientale della Costellazione del Sagittario. La mancata nuova rilevazione del segnale nello stesso punto sarebbe così spiegata dal cambio di rotta delle comete. Tuttavia l’ipotesi formulata da Paris non ha ancora ottenuto una piena conferma nel mondo scientifico.

📷Officina del Planetario

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