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L’inchiesta sulla condizione minorile in Sicilia, non un punto di arrivo ma di partenza

Otto mesi, da luglio 2021 fino a febbraio scorso. È questo l’arco temporale nel quale si sono concentrati i lavori della Commissione regionale siciliana Antimafia, presieduta da Claudio Fava, per realizzare e approvare la relazione finale dell’inchiesta sulla condizione minorile in Sicilia. Sono più di 65 invece le figure che hanno collaborato attivamente al fine di combattere le condizioni di estremo disagio in cui versano molti minori, soprattutto nelle periferie delle città siciliane. Uno dei principali stimoli che ha indotto la realizzazione della stessa inchiesta viene rappresentato dai dati estrapolati dallo studio della fondazione Openpolis, dai quali si evince nettamente come la Sicilia sia la prima regione italiana per dispersione scolastica, con una percentuale che si assesta attorno al 19,4% su un campione che prende in esame la popolazione compresa tra i 18 e i 24 anni.

La stessa relazione, in seguito all’analisi delle molteplici criticità legate agli ambienti e alle situazioni nelle quali molti minori si ritrovano, ha portato la Commissione, anche e soprattutto attraverso i già citati confronti, a suggerire diversi interventi utili ad operare un miglioramento all’interno di un tessuto sociale già gravemente provato.

In riferimento a quanto precedentemente detto, è stata sottolineata la necessità di “costruire una legge regionale che raccolga le buoni prassi esistenti”, strettamente collegata comunque all’istituzione di precisi strumenti, giudicati dalla Commissione come “essenziali e cruciali nel contrasto alle principali cause di disagio minorile”. Tra gli stessi rientra certamente l’anagrafe scolastica regionale che, come ricorda il Dott. Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, è stato già oggetto della Legge regionale n.17 dell’8 luglio 2014. Lo stesso Dott. Di Bella, il cui spessore umano e professionale viene sottolineato anche dalla  Commissione attraverso il richiamo al suo progetto “Liberi di Scegliere”, spiega “Bisognerebbe rendere attiva l’anagrafe scolastica regionale che servirebbe per monitorare il fenomeno della dispersione scolastica. Ma mi è stato detto che è inattuata: è una legge regionale della Regione siciliana del 2014. Eppure ci sono prassi virtuose: ad esempio la Regione Campania ha stilato con il Ministero delle Finanze un accordo proprio per andare ad intercettare i codici fiscali di tutti i minorenni in età di obbligo scolastico affermativo e questi dati, che provengono dal Ministero delle Finanze, incrociandoli con quelli dell’Ufficio scolastico regionale hanno consentito di intercettare i numeri della dispersione. Questo potrebbe essere già una prassi importante, mutuandola proprio da quella della regione Campania”. Tra le altre preposte ci sono poi quella di un piano regionale dell’infanzia, la ricostituzione della Commissione regionale per i problemi della devianza e della criminalità e una maggiore valorizzazione della figura dei garanti sociali.

Fonte: ReggioToday

 Le 106 pagine, attraverso le quali si articola il lavoro svolto, offrono nelle loro conclusioni un messaggio proprio dell’intima essenza del ruolo e della funzione delle istituzioni, al tempo stesso carico del senso di responsabilità che lo Stato per sua natura deve avere nei confronti dei suoi cittadini, in particolare degli ultimi.

Serve soprattutto assumere come una priorità il superamento del concetto di periferia: nella storia della Sicilia e delle sue metropoli, questa parola è diventata sinonimo di destino, condizione permanente di vita, separazione fisica e umana. Di questi ragazzi ci saremo fatti davvero e definitivamente carico quando restituiremo a ciascuno di loro un diritto di cittadinanza pieno, progressivo, positivo. Non più figli di un dio minore ma figli di tutti. Anzitutto nostri”.

Fonte: La Sicilia

 Da queste parole conclusive si coglie sicuramente il trasporto emotivo di coloro che attraverso il proprio lavoro non si sono fermati ad operare quotidianamente attraverso la mera formalità ma si sono fatti carico delle necessità che molti ragazzi dimostrano di avere. È anche questo il compito dello Stato. È anche questo il compito di chi serve lo Stato e il Paese. Proprio per tali ragioni, quest’ultimo lavoro svolto dalla Commissione non costituirà un punto di arrivo ma sarà “solo” una tappa aggiuntava di un percorso che è “appena iniziato”.

Andrea Salvatore Leone

Studente Università di Catania Dipartimento di Giurisprudenza

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