I Koryo-saram: il “popolo del treno” che ha suggellato l’amicizia tra la Corea del Sud e l’Uzbekistan.

I Koryo – saram, conosciuti anche con l’appellativo del “popolo del treno” sono il ponte culturale umano che ha legato i due Paesi in un momento storico in cui la Corea del sud ha sofferto le invasioni dei giapponesi, le deportazioni e le crudeltà da parte dei sovietici di Iosif Stalin. In memoria del fraterno aiuto la Corea del sud ha restituito la gentilezza con enormi investimenti e costruito a Taskent il parco dell’amicizia “Seoul National Park”

La storia dei Koryo-saram inizia in Estremo Oriente, non in Asia Centrale. Dopo l’annessione della Corea da parte del Giappone nel 1910, decine di migliaia di contadini coreani migrarono attraverso il confine verso le regioni costiere russe, in particolare la regione di Primorye (vicino a Vladivostok).
Cercavano terra e libertà dalla povertà e dalla repressione coloniale giapponese. Grazie alle loro abilità nella coltivazione del riso, nel tempo costruirono comunità prospere e ben integrate, pur mantenendo la propria lingua e cultura.
Nel 1937, l’intero destino di questa comunità fu spezzato da una drammatica decisione di Iosif Stalin, che li vedeva con crescente sospetto come potenziali spie giapponesi in un’area geopoliticamente sensibile.
Nell’agosto di quell’anno, infatti , il Consiglio dei Commissari del Popolo emanò un decreto segreto per la deportazione totale di tutti i coreani dalla regione dell’Estremo Oriente. Fu la “prima deportazione di massa su base etnica” nell’Unione Sovietica.
Oltre 170.000 coreani furono costretti ad abbandonare le loro case in poche ore. Furono stipati in vagoni merci per il bestiame ( da qui l’appellativo popolo del treno), senza cibo adeguato, acqua o servizi igienici, e trasportati in un viaggio di migliaia di chilometri attraverso la Siberia.
Le destinazioni principali erano le zone aride e scarsamente popolate del Kazakistan e dell’Uzbekistan. Molti morirono durante il viaggio a causa del freddo, della fame e delle malattie.

Quando i Koryo-saram arrivarono in Uzbekistan e Kazakistan nell’autunno del 1937, furono abbandonati in mezzo al nulla, in steppe desertiche.
La loro abilità agricola divenne la chiave per la sopravvivenza. Riuscirono a trasformare le terre aride, specialmente nelle regioni di Tashkent e Fergana, in fertili risaie e campi di ortaggi, contribuendo in modo significativo alla produzione alimentare locale. Ecco la prova della loro proverbiale resilienza.
Per integrarsi, i Koryo-saram adottarono rapidamente il russo come lingua d’istruzione, mentre la lingua coreana originale si manteneva per lo più nelle conversazioni domestiche.
Col tempo, la comunità diede grande importanza all’istruzione. Divennero noti per il loro alto livello di alfabetizzazione e riuscirono a eccellere in campo accademico, scientifico, artistico e amministrativo, integrandosi profondamente, pur mantenendo un’identità distinta.

Con il crollo dell’Unione Sovietica e l’indipendenza dell’Uzbekistan nel 1991, i Koryo-saram sono stati riconosciuti come una delle oltre 100 minoranze etniche che compongono il mosaico culturale uzbeko.
Oggi, i Koryo-saram sono considerati un elemento fondamentale del “ponte umano” tra i due Paesi. La loro storia comune e la loro conoscenza della lingua e della cultura russa (utilizzata in Uzbekistan) li rendono mediatori ideali per i rapporti economici e diplomatici. Un vero e proprio rinnovamento identitario che ha condotto molti giovani Koryo-saram a studiare il coreano standard per lavorare nelle aziende sudcoreane attive in Uzbekistan.

Infatti La Corea del Sud è costantemente tra i principali partner commerciali e investitori stranieri in Uzbekistan in settori chiave come il settore automotive, energia e risorse naturali, tecnologia e sanità, infrastrutture e costruzioni.

La Corea del Sud ha anche donato all’Uzbekistan la costruzione del Seoul National Park a Taskent, come un simbolo di gratitudine, stima e cooperazione duratura. La sua realizzazione nel 2010 è stata concepita per commemorare e rafforzare le relazioni bilaterali. Il “Parco dell’Amicizia” riflette l’architettura e la tradizione paesaggistica coreana, offrendo alla popolazione di Tashkent un assaggio della cultura coreana.
