Facoltà Umanistiche e Scientifiche: Una Discriminazione Silenziosa
Nell’ambito accademico attuale, possiamo intravedere una crescente disparità di attenzione tra le facoltà universitarie umanistiche e quelle scientifiche.
Questa forma di discriminazione, si manifesta attraverso giudizi negativi, pregiudizi culturali e disuguaglianze tangibili in ambito economico e lavorativo.
Ma è davvero giustificabile il pensiero che le discipline scientifiche “abbiano più valore” rispetto a quelle umanistiche?

Un pregiudizio diffuso
Spesso si tende a considerare quei corsi di laurea come Filosofia, Lettere, Storia dell’arte o Antropologia delle strade poco utili e pratiche, in netto contrasto con ingegneria, informatica, medicina ed economia, che vengono invece viste come “complesse”, “prestigiose” e “moderne”.
Questa visione pragmatica dell’università riduce il valore della formazione a un semplice sbocco lavorativo immediato, mettendo da parte l’importanza culturale, sociale e critica delle discipline umanistiche.

Disuguaglianze culturali e istituzionali
La discriminazione tra le diverse facoltà non è esclusivamente verbale: è un problema che affonda le radici nelle istituzioni e nei sistemi stessi.
Finanziamenti pubblici: le facoltà scientifiche spesso ricevono un sostegno economico maggiore per la ricerca e le infrastrutture.
Ranking e valutazioni: gli indicatori tendono a premiare la produzione scientifica nel campo tecnico, penalizzando invece l’approccio qualitativo che caratterizza le scienze umane.
Orientamento scolastico: già nelle scuole superiori si tende a incoraggiare i percorsi STEM, a scapito delle discipline umanistiche, che vengono viste come fossero “di serie B”.
Una falsa opposizione
Il dibattito tra le facoltà scientifiche e quelle umanistiche è spesso mal indirizzato. In realtà, queste due aree non sono in competizione, ma si completano a vicenda.
I corsi umanistici si occupano di esplorare il significato, la cultura, la società, la storia e l’etica, mentre i secondi si concentrano sui fenomeni naturali e tecnologici.
In un mondo così complesso e interconnesso, abbiamo bisogno di competenze ibride: pensiamo a un ingegnere capace di comunicare e riflettere sulle sue innovazioni, così come a un storico dell’arte che sappia utilizzare strumenti digitali per esaltare il nostro patrimonio.

Cambiare mentalità
Ridurre il valore di un percorso di studi al solo reddito medio o alla sua “spendibilità” immediata è un chiaro segnale di una società che non riesce a riconoscere l’importanza della cultura in tutte le sue sfumature.
La vera ricchezza, sia accademica che professionale, risiede nella varietà delle competenze e nel rispetto reciproco tra le diverse discipline.
Educare alla parità tra scienze e lettere significa formare cittadini completi, capaci di pensare in modo critico, risolvere problemi e comprendere il mondo nella sua complessità.

