Approvata alla Camera la proposta di legge “Liberi di scegliere”. PD, Barbagallo: “Un passo irrinunciabile”
Con 209 voti favorevoli, l’Aula della Camera ha approvato all’unanimità la proposta di legge bipartisan “Misure per la protezione e l’assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata”, meglio nota come “Liberi di scegliere”. Il provvedimento frutto del lavoro su tutti del Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania Dott. Roberto Di Bella, ora passa all’esame del Senato. La proposta di legge è anche il risultato dell’operato della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia, la quale ha colto l’impatto di una cultura del contrasto al fenomeno mafioso che Sicilia e Calabria hanno già trasformato in legge regionale.
L’unanimità dei deputati si è espressa favorevolmente circa la proposta di legge che estende su tutto il territorio nazionale il modello del progetto “Liberi di scegliere”, sottolineando durante le dichiarazioni di voto i profili più importanti della proposta stessa.
A illustrare le ragioni del voto favorevole è stato anche il deputato del Partito Democratico Anthony Emanuele Barbagallo, che in Aula ha definito il provvedimento “un passo irrinunciabile nel rafforzamento delle politiche di prevenzione e contrasto alle mafie”.
Non solo repressione: la sfida è culturale
Al centro dell’intervento del segretario siciliano del Partito Democratico la convinzione che le organizzazioni mafiose non si combattano soltanto con indagini, confische e condanne, ma anche intercettando il meccanismo attraverso cui la cultura criminale si tramanda di generazione in generazione. “Le mafie sopravvivono nel tempo perché riescono a riprodurre sé stesse, a trasmettere valori, comportamenti e modelli di vita ai propri figli e ai propri giovani”, ha detto il parlamentare, ricordando come la forza dei clan non risieda solo nelle risorse economiche o nella capacità di intimidazione, ma anche in un sistema familiare che “fin dall’infanzia educa all’omertà, alla sopraffazione, alla violenza come strumento di affermazione sociale”.
Da qui la domanda che, secondo Barbagallo, ha reso rivoluzionaria l’intuizione del Presidente Di Bella: è sufficiente intervenire quando un minore ha già intrapreso una carriera criminale, o bisogna agire prima, offrendo alternative concrete? “La risposta fornita dal progetto è stata chiara: occorre intervenire prima“, ha sottolineato il deputato, citando quindi i risultati ottenuti in oltre un decennio di attività: decine di minori che hanno intrapreso percorsi diversi, donne che hanno trovato il coraggio di allontanarsi dai contesti criminali, alcune diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, e persino esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose che hanno scelto di sottrarre i figli a quel destino.

Da esperienza territoriale a legge dello Stato
Il valore principale del provvedimento, ha spiegato l’On. Barbagallo, è quello di “trasformare una buona pratica territoriale in uno strumento stabile e nazionale”. Fino ad oggi “Liberi di scegliere” si è retto soprattutto sull’impegno di singoli uffici giudiziari e sulla collaborazione tra magistratura, servizi sociali e terzo settore, “una rete preziosa ma inevitabilmente limitata”. Con la nuova legge si introducono invece procedure uniformi, responsabilità istituzionali chiare e strumenti di coordinamento applicabili sull’intero territorio nazionale, riconoscendo che l’infiltrazione mafiosa ha ormai una dimensione che travalica le aree di tradizionale insediamento.
Tra gli elementi giudicati più significativi, l’estensione delle misure anche ai giovani fino a 25 anni che abbiano già intrapreso un percorso di allontanamento e necessitino di un accompagnamento ulteriore, oltre alla previsione di strumenti concreti come il trasferimento in luoghi sicuri, il supporto psicologico, l’accompagnamento educativo e l’accesso alla formazione e al lavoro.
Gli emendamenti del Pd: al centro madri e inclusione sociale
Nel corso dello stesso intervento l’On. Barbagallo ha anche rivendicato il lavoro emendativo svolto per rafforzare il testo. In particolare, la proposta di estendere il supporto psicologico e pedagogico anche ai familiari di riferimento che scelgono di intraprendere un percorso di cambiamento insieme ai minori, sulla base dell’esperienza che vede spesso nelle madri “il primo e più importante fattore di rottura rispetto alla cultura mafiosa”, un punto che il Presidente Di Bella ha voluto sempre sottolineare. A questo si aggiunge poi il rafforzamento degli strumenti di inclusione sociale, quali l’educazione alla legalità, lo sport, la cultura, le borse di studio o la formazione professionale, definiti “il cuore di una strategia di prevenzione efficace”. Ulteriore grande rilevanza viene poi riconosciuta nella valorizzazione del ruolo dei servizi sociali per i minorenni, in un’ottica meno securitaria e più orientata al reinserimento.

“Liberi di scegliere la scuola invece della strada”
Barbagallo, che all’interno della Camera ricopre il ruolo di segretario della Commissione parlamentare antimafia, nel corso del proprio intervento ha scelto di sottolineare il significato profondo del titolo della legge: “Liberi di scegliere la scuola invece della strada, liberi di scegliere il lavoro invece dell’illegalità, liberi di scegliere la cittadinanza invece dell’omertà. Liberi di scegliere la speranza invece della rassegnazione. Una democrazia forte non si limita a reprimere il crimine, ma crea le condizioni affinché le persone possano vivere libere dal crimine”.
L’iter continua
La palla passa ora al Senato ma la politica si trova davanti una grandissima occasione: schierarsi unitamente dalla parte del contrasto alla criminalità. Il futuro di tante famiglie e dei più giovani passa dalle loro mani. La Camera dei deputati ha lanciato un segnale importantissimo. Se la proposta di legge “Liberi di Scegliere” verrà approvata anche a Palazzo Madama sarà una delle svolte più importanti nell’ambito della giustizia minorile a livello nazionale e non solo.
