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Italia-Belgio: Mancini e la missione esterni (fallita)

L’Italia perde il debutto di Nations League contro il Belgio. Primi esperimenti di Mancini, purtroppo, non andati a buon fine…

Formazione Italia-Belgio (Azzurri su X)

È ricominciata l’era Mancini. È tornato il 4-3-3.

Questa è stata la prima grande indicazione del Mister Azzurro che ha deciso di provare a ricostruire l’Italia partendo dalle sue fondamenta tattiche. Ogni sua idea però, è andata a scontrarsi con quello che è il materiale umano a disposizione.

Se è vero che i tanti calciatori adatti alla difesa a tre negli anni hanno deluso (in Nazionale), è vero anche che scegliere un sistema tattico basato sugli esterni offensivi necessita di determinati interpreti.

L’Italia quindi parte col seguente tridente: Pio Esposito davanti, Moise Kean a destra e Nicolò Cambiaghi a sinistra. Nella ripresa l’attaccante del Como torna al centro, venendo affiancato sugli esterni da Daniel Maldini e dal debuttante Mohammed Alì Zoma.

Guardiamo il primo tempo.

L’Italia soffre maledettamente proprio gli esterni offensivi avversari. Emblematico il gol di Godts che siede l’intera difesa azzurra con un dribbling che, purtroppo, noi non vediamo da anni.

Donnarumma tiene aperta la partita e l’unico lampo lo crea Kean.

Il paradosso Cambiaghi

Nicolò Cambiaghi (IG Azzurri)

Arriviamo a una delle poche note liete della partita.

L’esterno del Bologna è stato convocato un po’ a sorpresa, non avendo ancora trovato una titolarità costante nel club. Nel sistema tattico di Mancini e però quello che crea di più, proprio perché esterno di ruolo. L’unica occasione infatti del primo tempo nasce da un suo dribbling e cross in mezzo. Nella ripresa continua a correre avanti e indietro, spostandosi anche a destra.

Tolto Donnarumma, la prova dell’esterno felsineo è stata tra le migliori.

L’equivoco tattico di Maldini

Quando si parla di Daniel Maldini, specialmente in ottica Nazionale, le critiche non mancano mai.

La verità però, e che in questi anni il suo ruolo non è mai stato troppo definito. Partito da esterno alto a sinistra, ha dato il suo meglio da trequartista al Monza prima e al Cagliari oggi. Neanche la parentesi da Falso 9 con Sarri ha dato frutti sperati.

Oggi, proprio per la mancanza di esterni di ruolo, torna nella sua posizione originale, tendendo però spesso ad accentrarsi e trovando maggior libertà solo dopo l’ingresso di Zoma.

La voglia di Zoma

Mohammed Alì Zoma (IG)

Arriviamo allora al debuttante.

L’esterno d’attacco del Norimberga entra in momento di partita in cui ormai c’era poco da fare, poco dopo il gol di Lukebakio. Nonostante ciò, probabilmente anche per la fiducia derivante dai 6 gol in 6 partite in questo inizio stagione, ha cercato di mettersi in mostra, trovando, però, un Belgio chiuso e attento.

Se Mancini vuole giocare con le ali, allora questo ragazzo può essere un punto di partenza, essendo uno dei pochi giocatori ad avere gamba e dribbling.

Giudicarlo per pochi minuti in una partita già chiusa non ha molto senso, ma l’Italia deve ricostruire i suoi esterni offensivi e invece di provare calciatori fuori ruolo, ma con un nome più altisonante, sarebbe il caso di far crescere questi ragazzi accettandole i più tollerabili errori.

Il Belgio: ciò che l’Italia vorrebbe essere

Guardiamo quindi un attimo gli avversari.

Cambio allenatore ma rosa ormai consolidata. Quarti del Mondiale raggiunti dove ormai noi fatichiamo anche solo a qualificarci. Qualità tecnica in tutte le zone del campo e una generazione nuova che sta accompagnando gli ultimi anni di De Bruyne e della vecchia guardia.

I gol di Godts e Lukebakio rappresentano proprio ciò che Mancini vorrebbe vedere dalle sue ali.

Velocità, dribbling, estro.

Il Belgio punisce l’Italia accentuandone ancor di più i limiti.

C’è tanto da lavorare ma, se questo dovesse essere il modulo definitivo del Mancini-Bis, il lavoro sugli esterni sarà cruciale.

Gli Insigne, Chiesa o Berardi del 2021 sono stati le carte vincenti di Mancini per la vittoria dell’Europeo. Ora quelle certezze vanno ricostruite…