Il ruolo della Vitamina E nella dieta: storia aspetti e carenze
Con il nome “Vitamina E” si indica un insieme di otto composti correlati, suddivisi in due famiglie: tocoferoli e tocotrienoli, ciascuna comprendente le forme alfa, beta, gamma e delta. Tra tutte, l’alfa-tocoferolo è quello con la più elevata attività biologica vitaminica. Poiché esistono diverse forme, il contenuto nutrizionale della vitamina E viene espresso come equivalenti di alfa-tocoferolo (α-TE) oppure in unità internazionali (UI).
Metabolismo
La vitamina E fu identificata nel 1922 da Evans e Bishop come sostanza necessaria alla fertilità e alla riproduzione nei ratti. Successivamente, numerose ricerche ne hanno approfondito le funzioni biologiche. La prima proprietà riconosciuta è stata quella antiossidante, tuttora considerata la funzione principale nell’organismo; studi più recenti hanno inoltre evidenziato effetti regolatori su enzimi e sull’espressione dei geni.
L’assorbimento intestinale avviene con modalità simili a quelle degli altri lipidi alimentari. La biodisponibilità dipende sia dall’efficienza dell’assorbimento — influenzata dal corretto funzionamento del sistema pancreatico-biliare e dalla formazione delle micelle — sia dall’inserimento della vitamina E nei chilomicroni. La quota assorbita può variare indicativamente dal 20% all’80% dell’introito, con una tendenza alla riduzione percentuale all’aumentare delle dosi ingerite. Dopo l’assorbimento, i tocoferoli entrano nei chilomicroni della linfa e del circolo sanguigno e, dopo il passaggio epatico, vengono ridistribuiti nelle diverse lipoproteine (LDL, HDL, VLDL).
Concentrazione plasmatica
I livelli plasmatici di vitamina E si collocano generalmente tra 12 e 45 micromol/L (0,5–2 mg/dl). Tali concentrazioni restano piuttosto stabili e non subiscono grandi variazioni anche in presenza di ampie differenze nell’assunzione alimentare. La vitamina E si trova soprattutto nelle membrane cellulari e nelle lipoproteine, prevalentemente sotto forma di alfa-tocoferolo. Il suo ricambio nell’organismo è lento, e il tessuto cerebrale mostra particolare resistenza alla deplezione.

Ruolo nutrizionale
La funzione più conosciuta della vitamina E è quella di antiossidante: agisce come “interruttore di catena”, bloccando la propagazione delle reazioni ossidative generate dai radicali liberi. In particolare, inattivando i radicali perossilici, protegge gli acidi grassi polinsaturi dalla perossidazione lipidica. Oltre a questo ruolo, la vitamina E esercita anche azioni regolatorie a livello cellulare e molecolare, modulando l’attività di specifici enzimi e influenzando la trascrizione di vari geni coinvolti in processi come apoptosi, controllo del ciclo cellulare, adesione e proliferazione cellulare, rimodellamento della matrice extracellulare e risposta infiammatoria.
Valutazione dello stato nutrizionale
La valutazione dello stato nutrizionale della vitamina E si effettua principalmente misurando la concentrazione plasmatica di alfa-tocoferolo, spesso associata al test di fragilità/emolisi eritrocitaria. Le prove di emolisi indicano che valori plasmatici intorno a 14 micromol/L sono adeguati per prevenire la distruzione dei globuli rossi.
Carenza
Negli animali, la mancanza di vitamina E è collegata a degenerazione progressiva del tessuto nervoso e muscolare; carenze lievi ma protratte possono invece determinare maggiore vulnerabilità alla perossidazione dei lipidi e accumulo di lipofuscina. Negli individui sani la carenza è poco frequente, mentre può comparire in presenza di disordini genetici o di grave malnutrizione proteico-energetica. I segni clinici possono regredire con un’integrazione adeguata, purché iniziata prima che si instaurino danni neurologici irreversibili. Le prime manifestazioni includono neuropatia periferica; possono comparire anche atassia spinocerebellare, miopatia dei muscoli scheletrici e retinopatia pigmentosa. Nei neonati con deficit marcato alla nascita, la mancata supplementazione precoce può portare a sintomi neurologici, data l’importanza della vitamina E nello sviluppo del sistema nervoso.
Fonti alimentari
Le principali fonti di vitamina E sono i semi e gli oli che ne derivano. Alcuni oli vegetali, come quelli di soia e mais, sono particolarmente ricchi di gamma-tocoferolo, mentre l’olio d’oliva contiene soprattutto alfa-tocoferolo. Considerando i valori espressi in equivalenti di alfa-tocoferolo, si passa indicativamente da circa 15 mg/100 g nell’olio di arachide fino a oltre 130 mg/100 g nell’olio di germe di grano. Buone quantità sono presenti anche in cereali integrali, frutta secca a guscio e verdure a foglia verde. La vitamina E è sensibile all’ossidazione, processo favorito da luce, calore e dalla presenza di ferro e rame; le tecniche di cottura, in particolare frittura e forno, possono determinare perdite significative.
