Sport

L’ascesa Ducati in MotoGP e SBK

Ultimamente, però, le cose sono cambiate grazie agli sviluppi e al duro lavoro svolto dal team Ducati in ambo le categorie. Innanzitutto, trattiamo l’ascesa della Ducati in MotoGP: nella massima categoria per moto da corsa dobbiamo tornare, addirittura, nel 2007 per ritrovare un successo della casa italiana in termini di vittoria nelle classifiche piloti e costruttori. Fu l’australiano Casey Stoner, infatti, a vincere quell’anno il mondiale piloti in sella alla Ducati Desmosedici GP7, stessa moto che consegnò alla Ducati anche il titolo costruttori.

Dopo quella stagione, iniziò un susseguirsi di vittorie in entrambe le classifiche da parte di Yamaha ed Honda, due storiche case giapponesi. Unica eccezione, per quel che concerne la classifica piloti, fu la vittoria dello spagnolo Joan Mir nel 2020 su Suzuki, dunque, stiamo sempre parlando di una motocicletta nipponica. Lo stesso 2020 rappresenta un anno di rinascita per la Ducati che torna a vincere il mondiale costruttori dopo 13 anni da quel glorioso 2007.

Da qui in poi, il team originario di Borgo Panigale, conquisterà i successivi titoli costruttori. Per il ritorno alla vittoria nel mondiale piloti bisognerà attendere ancora due anni: è, infatti, la stagione del 2022 che incorona Francesco “Pecco” Bagnaia campione del mondo sulla sua Ducati Desmosedici GP22, lo stesso pilota si laureerà campione del mondo per la seconda volta nella stagione successiva, conclusa lo scorso 26 novembre a Valencia.

Adesso, analizziamo il percorso della Ducati in SBK: in questo caso è necessario tornare al 2011 per vedere il marchio italiano trionfare nel massimo campionato per moto derivate dalla produzione di serie (cioè quelle moto normalmente realizzate per la circolazione stradale), grazie alla leggenda spagnola Carlos Checa.

Da lì in poi il team dovrà attendere ben 11 anni per ritornare in vetta nella categoria: è il 2022 e il team Ducati Aruba.it Racing e lo spagnolo Alvaro Bautista diventano campioni del mondo SBK, interrompendo così l’egemonia dei team originari del “paese del Sol Levante” (Kawasaki e Yamaha, con in mezzo anche due titoli piloti e tre costruttori per l’Aprilia, altro storico marchio italiano).

L’anno successivo è un altro anno ricco di vittorie per il pilota spagnolo e per il team italiano, che vincono ben 27 gare (28 per il team contando la vittoria di Rinaldi in Gara1 nel Gran Premio di Aragon) su 36, insomma un vero e proprio dominio.

Da sottolineare anche i due titoli nel campionato per team indipendenti (ovvero quei team in genere un po’ al di sotto rispetto a quelli ufficiali, da cui “affittano” le moto per gareggiare) vinti nel 2022 e 2023 da Axel Bassani sulla Ducati del team Motocorsa Racing, anch’esso italiano.

Dopo tanti anni finalmente l’Italia è tornata protagonista nelle due massime serie motociclistiche e, al momento, non è presente alcun indizio che lasci presagire un ridimensionamento del marchio italiano, il quale continua ad essere il gran favorito per la stagione 2024 in entrambe le categorie, grazie a delle moto straordinarie e a due piloti campioni del mondo come Pecco Bagnaia e Alvaro Bautista.

Foto copertina : Moto sprint

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *