Attualità

Giornalismo e social, il nuovo modo di informarsi

Oggigiorno, le notizie ci raggiungono mentre scorriamo un video, ascoltiamo un podcast o seguiamo il racconto di un creator. I social sono diventati una porta d’accesso alla realtà e stanno cambiando il nostro modo di conoscere ciò che accade, ma anche il ruolo di chi quei fatti dovrebbe raccontarli e verificarli. Come sta cambiando, quindi, il giornalismo?

Immagine generata da IA

Essere costantemente aggiornati non significa essere davvero informati. Apriamo TikTok per svagarci, Instagram per rispondere a un messaggio, YouTube per cercare qualcosa che ci interessa. Eppure, tra un contenuto e l’altro, può comparire la notizia di una guerra, un caso di cronaca che scuote l’opinione pubblica, il riassunto di una decisione politica.

Bastano pochi secondi per conoscere un fatto che, fino a qualche anno fa, avremmo scoperto sfogliando un quotidiano o guardando il telegiornale. Il confine tra informazione e intrattenimento si fa così più sottile, e con esso cambia il modo in cui comprendiamo la realtà. Ma se per informarci non abbiamo più bisogno di leggere le notizie, che cosa stiamo guadagnando? E, soprattutto, che direzione sta prendendo il giornalismo?

Per molto tempo il rapporto con l’informazione è stato scandito da momenti riconoscibili: il giornale del mattino, il telegiornale della sera, la testata consultata per approfondire. Con Internet e i social questo modello si è affiancato a un consumo più frammentato.

Non è più soltanto il lettore a cercare la notizia: sono le piattaforme a selezionarla e distribuirla in base a sistemi di tracciamento. L’informazione entra così in un ambiente progettato anche per trattenere l’attenzione, dove una notizia importante può trovarsi a pochi scorrimenti da un video comico o da una pubblicità.

Il vantaggio è evidente: temi che altrimenti resterebbero lontani dalla quotidianità diventano raggiungibili. Un ragazzo che non visita abitualmente il sito di un quotidiano può avvicinarsi a una questione internazionale grazie a un video divulgativo; una vicenda locale può raggiungere un pubblico molto più ampio attraverso la condivisione.

Ma maggiore accessibilità non significa maggiore comprensione. Incontrare una notizia mentre si scorre il telefono vuol dire spesso riceverla senza averla scelta, senza conoscerne il contesto e senza sapere quali informazioni siano state escluse dal racconto.

Accanto alle redazioni tradizionali si è affermata una varietà di figure che commentano l’attualità, spiegano avvenimenti complessi e costruiscono comunità attorno ai propri contenuti. Sono i creator: a volte con competenze giornalistiche, altre volte con approcci di divulgazione, commento o interpretazione personale.

Il loro successo passa anche dal linguaggio. Un video breve appare più immediato, colloquiale e vicino all’esperienza quotidiana di un articolo o di un telegiornale. Chi parla guarda in camera, usa esempi comprensibili, risponde ai commenti: il pubblico ha l’impressione di partecipare a una conversazione, non di assistere a una comunicazione a senso unico. In molti casi questo avvicina all’attualità persone che difficilmente leggerebbero un approfondimento.

Il problema nasce quando la familiarità viene scambiata per autorevolezza e la capacità di comunicare per garanzia di competenza.

La questione, allora, non è se i social siano un buon luogo in cui informarsi, ma a quali condizioni possano diventarlo. Una redazione risponde di ciò che pubblica: segue standard professionali, rettifica gli errori, è vincolata a una deontologia.

Un creator, in genere, non ha questi obblighi, e la fiducia che riceve poggia soprattutto sulla relazione personale con il pubblico. Il giornalismo, dal canto suo, non può permettersi di ignorare il cambiamento: deve imparare a portare verifica e contesto nei luoghi in cui i lettori già si trovano.

Resta poi una responsabilità che riguarda ciascuno di noi: chiederci chi sta parlando, da dove arrivi l’informazione e che cosa manchi al racconto. Informarsi senza leggere le notizie è possibile. Farlo senza smettere di verificarle è ciò che distingue un pubblico informato da uno semplicemente connesso.