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Cos’è la ‘Dottrina Monroe’ e perché muove ancora gli interessi USA

Formulata oltre due secoli fa, integrata successivamente dal ‘Corollario Roosevelt’, la dottrina ha assunto un peso ideologico-identitario fortissimo👇

biografie – James Monroe, Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1817 al 1825 – voceliberaweb

Da Monroe a Trump: quando l’America viene ‘prima’. Se oggi si guarda agli States come a una grande potenza mondiale, (al netto di ciò che ciclicamente si sente dire a proposito del suo presunto declino) il motivo è da ricercare nel percorso storico-politico che li ha portati da semplici colonie dell’Impero britannico a diventare a loro volta potenza egemonica riconosciuta.

Un percorso che in alcuni suoi frangenti ha necessitato la formulazione di cornici teoriche entro cui collocare il raggio d’azione, specie per quanto attiene ad uno dei nodi cruciali per l’esistenza stessa di una grande potenza, ovvero la gestione della politica estera.

Negli Stati Uniti, il fondamento teorico dell’agire in politica estera viene fatto risalire alla prima metà dell’ottocento, ai tempi dell’amministrazione Monroe(quinto presidente americano). Il 2 Dicembre del 1823, l’allora inquilino della Casa Bianca pronunciò il discorso annuale sullo stato dell’Unione davanti al Congresso in seduta plenaria, non sapendo che alcuni passaggi di quel discorso avrebbero costituito la base di una celebre ‘dottrina’ riverberatasi fino al presente.

Il messaggio di Monroe – sinteticamente riassunto nel motto: “L’America agli americani”, ripreso modernamente dalla trumpiana “America first” – servì a fissare un principio di matrice quasi ideologica circa il ruolo egemonico che gli Stati Uniti(formatisi come nazione solo da pochi decenni) intendevano costruirsi dapprima nel loro emisfero.

Difatti, in quel discorso i segnali, più che allo stato, erano chiaramente rivolti all’Europa, ed erano utili a tracciare un primo perimetro di difesa: gli americani erano intenti ad esercitare indisturbati la propria influenza geopolitica sui paesi del continente americano e non avrebbero gradito eventuali intromissioni da parte delle potenze monarchiche europee, che all’epoca si trovavano in piena età della Restaurazione in seguito alle guerre napoleoniche.

Bloccare ogni nuovo tentativo di espansionismo europeo per affermare il primato statunitense. Questo era in buona sostanza il contenuto fattuale della dottrina, o meglio la sua concreta traduzione, da cui si sarebbe fatta altresì discendere la concezione dell’America latina vista come ‘cortile di casa degli USA’. Un’area che sarebbe dovuta rimanere il più possibile ‘sicura’, poiché troppo vicina, e immune da ingerenze d’oltreoceano, ed invece ben ‘aperta’ a servire gli interessi strategici degli americani(che venivano prima di ogni altra cosa).

Le Americhe, che hanno assunto e mantengono una condizione di indipendenza, non devono essere considerate oggetto di futura colonizzazione da parte delle potenze europee.”

Da principio difensivo(ma pur sempre proiettato verso l’esterno), la dottrina avrebbe conosciuto nel tempo una trasformazione atta a giustificare ideologicamente un intervento attivo degli Stati Uniti(anche di natura militare) laddove vi fosse stato bisogno di metterlo in campo, ma ancora restando nell’ambito continentale.

Una prima svolta in tal senso la si ebbe con il cosiddetto Corollario Roosevelt(1904). Una sorta di reinterpretazione in chiave ‘interventista’ di quanto affermato decenni prima dal presidente Monroe: interesse prioritario è quello di difendere l’integrità del dominio strategico USA, senza escludere la possibilità di usare le maniere forti per ‘correggere’ situazioni o dinamiche evolutive esterne potenzialmente nocive per l’America stessa.

L’idea di intervenire preventivamente in ragione dell’interesse nazionale trovava così una prima enunciazione formale, e altrettanto le fondamenta ideologico-identitarie dell’imperialismo a stelle e strisce.

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