Cultura

Binge reading: leggere per passione o accumulare?

Negli ultimi anni, sui social, si è diffuso un fenomeno sempre più controverso. Il “binge reading”. La pratica di leggere i libri in modo compulsivo, spesso iniziandone uno subito dopo averne finito un altro. La lettura, tipicamente associata alla riflessione e alla lentezza, sembra oggi assumere il tipico ritmo del consumo digitale. 👇



Sempre più giovani oggi stanno riaccogliendo la pratica della lettura. Eppure, sembra che il consumo di questi libri si esprima in termini di rapidità, più che di passione. Soprattutto attraverso i social (Tik Tok in particolare), gli utenti fissano degli obiettivi numerici, accumulando letture e condividendo i propri progressi.

L’esperienza della lettura, con la pratica del binge reading, sembra essere bypassata e lasciata in secondo piano. L’obiettivo adesso è quello di leggere velocemente e voracemente un libro per poi passare subito a quello successivo.

In passato erano i critici, giornali, bibliotecari ed editori a orientare il pubblico verso opere determinate. Oggi, invece, questo potere sembra essere passato quasi esclusivamente alle piattaforme digitali, e l’algoritmo è l’elemento portante.

In Tik Tok, per esempio, l’algoritmo seleziona e rende visibile alcuni contenuti più degli altri, contribuendo quindi al successo di alcuni titoli a discapito di altri. Questa trasformazione può essere attenzionata attraverso uno dei concetti sociologici più importanti nel campo della cultura.

Paul Hirsch, infatti, nel 1972 aveva elaborato il concetto di industria culturale: tra chi produce un oggetto culturale e chi lo consuma esiste una rete di intermediati che decide quali prodotti raggiungeranno il pubblico.

Altri prodotti resteranno del tutto invisibili. Nel caso di Tik Tok, gli intermediari non scompaiono, ma si affianca un nuovo attore: l’algoritmo. Attraverso logiche di viralità e visibilità, grazie all’uso degli hashtag, la piattaforma contribuisce a determinare quali libri verranno scoperti, consigliati e acquistati.

Ciò significa che non solo il modo di leggere, ma anche la scelta stessa di libri è plasmata dalle logiche della visibilità online. Non è soltanto una moda: è un esempio concreto di come oggi il sistema dell’industria culturale sia mutato.

Tuttavia, il fenomeno del binge reading non può essere giudicato in modo esclusivamente positivo o negativo. Da un lato ha riportato i libri al centro dell’attenzione di molti giovani e ha dato vita a nuove comunità di lettori.

Dall’altro ci invita a riflettere su come la cultura digitale stia trasformando pratiche sempre più personali, come la lettura. In questo senso, i lettori non si limitano a leggere un libro, ma ne discutono online, pubblicano recensioni, reagiscono a scene emozionanti e si confrontano con altri utenti per poter condividere opinioni e pareri.

Inoltre, il binge reading sembra favorire quella che in sociologia viene chiamata “partecipazione culturale”. Parliamo quindi di una lettura sempre più accessibile. D’altra parte, però, questo fenomeno rischia di spingere i lettori verso gusti sempre più omogenei ed omologati.

In un contesto dominato dalla viralità e dalle visualizzazioni, il pericolo è che la scoperta personale e la varietà culturale vengano sempre più manipolate dalle logiche delle piattaforme. La promessa di una scelta infinita potrebbe non essere la soluzione.

Leggere più libri è sempre sinonimo di una maggiore esperienza culturale oppure, nell’era digitale, stiamo solo imparando a consumare anche la lettura con la stessa velocità con cui scorriamo i contenuti sui social?