Nikola Tesla e l’arma più potente (mai) inventata
“Il Raggio della Morte”: un secolo fa l’origine delle voci sull’esistenza di una fantomatica arma segreta, la cui ‘invenzione’ fu attribuita al noto scienziato statunitense. Ma cosa c’è di vero?

Si tratta di una delle leggende metropolitane più diffuse al mondo nell’ambito della tecnologia impiegata a scopo bellico, tant’è vero che ancora oggi, a distanza di un secolo dalla sua origine, c’è chi si domanda cosa ci sia di vero dietro la diceria. Per capirne il ‘successo’ è fondamentale partire dal contesto storico in cui essa ha preso piede.
A cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del novecento, in un’Europa non ancora del tutto ripresasi dalla devastazione del primo conflitto mondiale, soffia un vento di rinnovata ostilità. La nascita dei regimi totalitari(Germania, Italia, Spagna e Portogallo) non fa che accrescere le tensioni in seno al continente e lo scenario di una nuova grande guerra comincia pian piano a prendere corpo.
10 Luglio 1934
Oltreoceano, negli Stati Uniti, sulle colonne del ‘New York Times’ compare un articolo dal contenuto sensazionalistico: il noto fisico e inventore di origine slava Nikola Tesla avrebbe quasi ultimato la creazione di una potentissima arma a distanza denominata testualmente ‘teleforce’ o in alternativa ‘death ray’, in italiano ‘raggio della morte’.
Tale arma, per bocca dello stesso scienziato, sarebbe stata in grado di concentrare enormi flussi di particelle elettromagnetiche ed inviarli nell’aria sotto forma di fasci direzionali, ad un’energia tale da “riuscire ad abbattere una flotta di 10.000 aeroplani nemici ad una distanza di 200 miglia dal confine della nazione attaccata, e far cadere gli eserciti sui loro piedi.”
Insomma, uno strumento potenzialmente letale tanto per la fanteria quanto per la flotta aerea, e che per chi l’avesse posseduta, come è facile intuire, avrebbe fatto comodo da deterrente rispetto a possibili attacchi alle principali città.
Ubicazione dell’arma? Sconosciuta. Prove della sua effettiva esistenza? Nessuna.
Interrogativi che nell’articolo restano inevasi, e che lo rimangono, anche perché dell’arma non si fa più parola fino almeno al 1940 quando, con la seconda guerra mondiale già in corso, le voci della sua esistenza tornano a farsi insistenti, diffondendosi a macchia d’olio anche in Europa.
La versione storicamente più accreditata è che Tesla avrebbe proposto una bozza del progetto sia al governo degli Stati Uniti che ai governi di alcuni paesi europei, ricevendo da tutti un secco “no” come risposta, in ragione dei costi elevati per la sua realizzazione. Solo un’idea dunque, tutt’al più un abbozzo, nient’altro.
Eppure, i sostenitori della tesi secondo cui l’arma esisterebbe eccome e sarebbe stata tenuta nascosta a lungo, affermano che, alla scomparsa dello scienziato nel 1943, i disegni e qualsiasi materiale ad essa riconducibile sarebbero stati fatti sparire dall’FBI per motivi di “tutela della sicurezza nazionale”.
Ma anche sul punto non vi sono mai stati dei riscontri.

Che cosa rimane di concreto, dunque, delle decennali speculazioni intorno al famigerato “raggio della morte”? Agli atti l’unico documento ad oggi consultabile è un trattato dal titolo “L’arte di progettare energia concentrata attraverso mezzi naturali”, esposto presso il Nikola Tesla Museum di Belgrado e contenente la descrizione di un tubo a vuoto che permetteva alle particelle di fuoriuscire senza disperdersi. Il solo marchingegno che Tesla ha affermato di aver realmente portato a termine.
