L’inchiesta sulla legge marziale in Corea del Sud rivela una pianificazione avviata nel 2023
Il rapporto del procuratore speciale Cho Eun-seok accusa l’ex presidente Yoon Suk-yeol di aver pianificato il tentativo di Legge Marziale già nell’ottobre 2023. L’obiettivo? Neutralizzare il Parlamento e colpire gli oppositori, definiti “forze antistatali”. 👇

Non si sarebbe trattato di una decisione improvvisa dettata dall’emergenza, ma di un piano elaborato nel corso di oltre un anno per consolidare il potere. È questa la conclusione dell’indagine condotta dal procuratore speciale Cho Eun-seok, al termine di 180 giorni di accertamenti sul tentativo di imporre la legge marziale del 3 dicembre 2024 da parte dell’ex presidente Yoon Suk-yeol.
Secondo il rapporto, Yoon e i suoi collaboratori avrebbero iniziato a pianificare l’intervento militare già nell’ottobre 2023. Il progetto prevedeva l’occupazione del Parlamento coreano e la sua sostituzione con un organo legislativo d’emergenza, insieme alla neutralizzazione della magistratura per eliminare i rivali politici. In alcune registrazioni successivamente sequestrate, questi ultimi sarebbero stati indicati come “forze antistatali”.
La portata di queste rivelazioni appare particolarmente grave alla luce della storia del Paese, segnato da decenni di dittatura militare dopo i colpi di Stato del 1961 e del 1979. L’attuale sistema democratico è di fatto il risultato delle sanguinose proteste popolari degli anni Ottanta. Per questo, l’opinione pubblica aveva percepito l’iniziativa di Yoon come un ritorno rischioso a un passato autoritario che si riteneva definitivamente superato.
Nel corso dell’inchiesta, Cho ha incriminato 27 persone, tra cui l’ex primo ministro Han Duk-soo e gran parte del precedente esecutivo. Il rapporto riferisce inoltre che Yoon avrebbe tentato di alimentare una crisi militare con la Corea del Nord, inviando droni oltre il confine. Secondo il procuratore speciale, tuttavia, l’operazione non avrebbe provocato alcuna reazione da parte di Pyongyang. Su questo punto, le verifiche risultano ancora in corso.
Per quanto riguarda l’ex first lady Kim Keon-hee, l’indagine non ha individuato elementi che ne dimostrino un coinvolgimento diretto nella pianificazione della legge marziale. Kim resta comunque imputata in procedimenti separati per altre accuse.
Il lavoro di Cho Eun-seok è stato però oggetto di critiche, in particolare per l’elevato numero di richieste di custodia cautelare avanzate. Alcune sono state respinte dai tribunali, compresa quella nei confronti dell’ex primo ministro. Nel frattempo, il capogruppo del DPK (Partito Democratico di Corea), Jung Chung-rae, ha sollecitato l’apertura di una seconda fase investigativa.
I procedimenti giudiziari a carico dell’ex presidente e di altri membri della sua amministrazione sono tuttora in corso. Le prime decisioni dei tribunali sono attese a partire da gennaio.
