La Corea del Sud torna in Cina: il vertice di Lee Jae-myung che può cambiare gli equilibri regionali
Dopo anni di tensioni politiche ed economiche, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung vola in Cina per riaprire il dialogo con Xi Jinping. 👇

A Seoul l’anno nuovo è iniziato tra luci, concerti e una bufera di freddo secco. Ma mentre le piazze salutavano il 2025, l’attenzione della politica era già altrove. Nelle prime ore del mattino del 4 gennaio, infatti, un volo presidenziale decollerà verso Pechino. A bordo ci sarà il presidente Lee Jae-myung, diretto al Grande Palazzo del Popolo per un incontro che molti definiscono inevitabile, altri rischioso.
Dopo anni di rapporti tesi, scambi ridotti e parole non dette, Cina e Corea del Sud torneranno a parlarsi apertamente. E’ importante, però, non vedere quest’incontro solo come una visita di Stato. Al contrario, le evidenze mostrano un tentativo di rimettere ordine in un equilibrio regionale sempre più fragile.
Quali sono i punti caldi di questo imminente vertice? Ebbene, il primo dossier sul tavolo è senz’altro la sicurezza. La Corea del Nord continua a testare nuovi sistemi d’arma e a spingere i limiti della pazienza internazionale. In questo scenario, la Cina resta un attore chiave. Seoul sa che senza Pechino ogni sforzo di contenimento di Pyongyang rischia di restare incompleto.
Il presidente Lee Jae-myung potrebbe chiedere un ruolo più attivo, o almeno più responsabile, dalla parte cinese. Certo è che non si parla di svolte immediate, ma di riaprire canali che negli ultimi anni si erano quasi chiusi.
Dal canto suo, la Cina intende sollecitare il sostegno della Corea sulla questione di Taiwan. In questo senso, il ministro degli Esteri Wang Yi ha sottolineato, durante una conversazione telefonica con il suo omologo coreano Cho Hyun, l’importanza della posizione sudcoreana, esprimendo fiducia nel fatto che sapranno mantenere un orientamento coerente con il principio di “una sola Cina” anche sul dossier taiwanese.
Il secondo tema è quello più sensibile per l’economia sudcoreana: tecnologia e semiconduttori. Le grandi aziende del Paese, da Samsung a SK Hynix, si trovano strette tra le pressioni di Washington e le aspettative di Pechino. Le restrizioni sulle esportazioni e sugli investimenti hanno creato incertezza e rallentamenti.
A Pechino, dunque, Lee cercherà garanzie informali, margini di manovra, forse solo tempo. L’obiettivo è evitare che le aziende coreane diventino danni collaterali di una rivalità che non possono controllare.
Il terzo pilastro riguarda cultura e turismo. Dopo anni di limitazioni, i gruppi turistici cinesi stanno lentamente tornando in Corea del Sud. Il governo punta a rendere questa ripresa stabile e visibile, promuovendo anche gli scambi tra studenti e giovani professionisti. È un terreno meno politico, ma non meno strategico.
In questo contesto si inserisce una decisione passata quasi inosservata fuori dalla Corea: l’estensione fino al 2026 dell’esenzione dalle tasse per i visti turistici di gruppo. Ufficialmente è una misura per sostenere il settore dei servizi, ma in realtà è anche un messaggio politico.
Seoul vuole mostrarsi aperta, disponibile, pronta a lasciarsi alle spalle gli anni della cosiddetta “Hallyu ban”, il divieto non ufficiale che aveva limitato la diffusione di contenuti culturali coreani in Cina. Oggi si spera che k-drama e k-pop tornino a circolare liberamente, non necessariamente come strumenti di soft power, ma come semplici prodotti culturali capaci di ridurre diffidenze accumulate nel tempo.
Il viaggio di Lee Jae-myung, però, non si gioca solo sul piano internazionale. In patria il presidente cammina su un filo sottile. La Cina è un partner economico indispensabile, ma l’alleanza militare con gli Stati Uniti resta il pilastro della sicurezza nazionale. A questo si aggiunge un’opinione pubblica più critica e consapevole.
I sondaggi di fine 2025 mostrano una popolazione che chiede maggiore autonomia strategica e meno dipendenza da scelte altrui. Ogni gesto verso Pechino viene quindi osservato con attenzione, e talvolta anche con sospetto.
Questo vertice difficilmente produrrà annunci clamorosi, ma il suo valore sta altrove. Dopo un lungo inverno diplomatico, Seoul e Pechino provano a parlare di nuovo, con prudenza e senza illusioni. In Asia orientale, oggi, anche questo può già essere considerato un passo avanti.
