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La vera domanda su Jannik Sinner

Reduce da uno storico trionfo a Wimbledon ma con la mente già alle prossime sfide, a 23 anni il numero uno del tennis mondiale sta macinando record di precocità.

Tanti i dubbi spazzati via dal prodigioso altoatesino, ma una domanda in verità fa capolino ed è l’unica che a questo punto pare sensato porsi.

📸lottomatica.sport – Sinner riceve il trofeo di Wimbledon dalle mani della principessa Kate – voceliberaweb

Sorridente, con le braccia al cielo, in ginocchio sul verdissimo prato britannico, il suo angolo che esulta; l’ennesima puntata della sfida generazionale con Carlitos Alcaraz stavolta lo ha visto emergere vincitore. Le immagini del trionfo di Jannik Sinner sul centrale di Wimbledon di domenica scorsa sono impresse nella memoria collettiva, e di sicuro ci rimarranno.

Il primo tennista italiano di sempre ad aggiudicarsi lo slam londinese(il primo a vincerne due di slam nello stesso anno solare). Ad agosto gli anni saranno, appena, ventiquattro e le pagine di storia del tennis già scritte sono molteplici, ma per un campione del genere(con tanti anni davanti a sé) infinitamente meno di quelle ancora da scrivere.

Giusto per ricapitolare: 20 i titoli complessivi dal suo ingresso nel circuito maggiore(2018), tra cui quattro grandi slam, altrettanti masters 1000 e un titolo ATP, oltre alle due affermazioni di fila con l’Italia in Coppa Davis. Il tutto ad un età che lascia legittimamente pensare che questo sia solo l’inizio di un qualcosa di mai visto prima a queste latitudini.

Dalla doppia vittoria a stretto giro su Novak Djokovic nel novembre 2023(battuto nel girone delle Nitto Atp Finals e venti giorni dopo in Coppa Davis) l’impulso alla carriera di Sinner è stato semplicemente straordinario. Da lì in poi un cammino in vertiginoso crescendo, che lo ha portato ad issarsi in vetta alla classifica ATP, posizione che occupa ininterrottamente da oltre un anno(10 Giugno 2024).

Di recente, proprio sconfiggendo Djokovic nella semifinale di Wimbledon il nostro Jannik ha centrato un altro importantissimo record, da condividere con pochi grandissimi della disciplina: aver raggiunto almeno una volta tutte le finali del Grande Slam. Dal ’95 solo i cosiddetti ‘Big Three’(Federer, Nadal e Djokovic) oltre ad Andy Murray sono riusciti a tagliare questo traguardo.

A chi gli fa notare la statistica, di quelle che farebbero tremare le gambe all’ascolto, lui risponde abbozzando un sorriso e facendo una battuta: “Eh sì, sono in buona compagnia.”

Rimanere umile, pur con la consapevolezza di star facendo la storia, è la chiave del suo approccio mentale allo sport. Una forma mentis non comune a fondamento di uno sportivo che comune non lo è affatto, e che si dimostra in grado di apprendere(quindi migliorare) da ogni errore, come da ogni (rara) caduta, anche da quelle che fanno più male(vedasi Parigi un mese fa) per riproporsi ancora più forte.

Ed è proprio in virtù di questo che sembra arrivato il momento di porre una domanda su tutte, quella in chiave prospettica, non solo riguardo il tennis. (continua sotto👇)

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Posto che i dati di cui sopra ci dicono già che ci troviamo di fronte al miglior tennista maschile italiano di sempre(e pure per distacco, con buona pace dei detrattori), cosa e quanto manca a Sinner per poter essere ragionevolmente considerato come miglior sportivo italiano di tutti i tempi?

Il talento c’è, e ci mancherebbe, la forza, in primis mentale, di sostenerlo quotidianamente verso traguardi sempre più ambiziosi, pure. Un modello, tale lo è anche dal punto di vista comportamentale, e con le sue vittorie capace di generare attorno al tennis un entusiasmo ed una partecipazione anche da coloro che mai lo avevano seguito prima, al pari di quanto generato dai più grandi esponenti dello sport italiano nelle rispettive discipline(Tomba nello scii, Pellegrini nel nuoto, Valentino Rossi nelle moto).

Nella difficoltà di fare simili comparazioni, il solco tracciato da Jannik lo colloca già adesso sulla scia dei più grandi di sempre nel nostro paese. E questo, pur non rispondendo direttamente alla domanda, rappresenta comunque un fatto.

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